Gli italici patemi sportivi, I

Azzurri ai quarti! Olé! Con una decisa vittoria sull’Ucraina (3-0) andiamo ad affrontare i padroni di casa della Germania nell’arena di Dortmund.

Toni esulta dopo il gol (Reuters)

Grandissimo Zambrotta, autore di uno splendido gol, di un grande assist e di un eccellente lavoro in difesa. Ottimo anche Buffon, salvatore della nostra porta ad inizio di secondo tempo quando gli Ucraini si sono riversati alla ricerca del pareggio. E grandi anche Totti (c’è il suo zampino in tutti e tre i gol, e pure nel rigore su Camoranesi versione samurai) e Toni che con una doppietta torna al gol in Nazionale.

Ci voleva, possiamo dirlo. Con tutti i guai che abbiamo in casa per le vicende sportive, che ancora non si sa come finiranno, la Nazionale sembra ritemprarci, e noi Italiani la sosteniamo senza ‘se’ e senza ‘ma’. Il processo a Calciopoli ci lascia sulle spine. La brutta vicenda di Gianluca Pessotto ci amareggia (la vittoria di stasera è tutta dedicata a lui).

Pessottino siamo con te (Afp)

L’ultima tegola sullo sport italiano riguarda il vincitore dell’ultimo Giro d’Italia Ivan Basso, clamorosamente escluso dal prossimo Tour de France (che l’aveva visto sul podio delle ultime due edizioni). Attenzione, però: Basso non è stato escluso in quanto trovato positivo ad un test antidoping. Basso è risultato solamente aver avuto contatti con un medico spagnolo, tal Fuentes, che avrebbe distribuito sostanze dopanti a destra e manca. Ivan Basso, dunque, potrebbe essere del tutto innocente ed estraneo alla vicenda, così come gli altri 57 corridori indagati, e rimanere lo stesso escluso dalla più importante corsa ciclistica del mondo, come uno dei massimi favoriti Jan Ullrich (già vincitore nel 1997).

Questo mi lascia riflettere un po’. Mi fa pensare a questa giustizia sportiva, a questi provvedimenti disciplinari dati così prontamente, che in un attimo possono stroncare la carriera e forse la stessa vita di uno sportivo. Può essere quel che successe a Marco Pantani allorché fu fermato prima della tappa del Mortirolo, nel 1999.

Viene naturale sospettare che certi “scandali” vengano organizzati ad hoc per escludere l’uno o l’altro avversario, o magari un bel po’ insieme.

E penso che lo stesso problema ci possa essere nel calcio. Stiamo parlando di sportivi, di professionisti, finiti colpevoli o meno nelle maglie delle intercettazioni. Tipo Vittorio Emanuele di Savoia, ma mentre quest’ultimo si può aspettare che la giustizia ordinaria faccia il proprio corso per poi uscirne sporco praticamente solo di fronte alla moglie, per il calcio non si può fare così. Il Campionato riparte, bisogna fare in fretta, processi anche sommari e penalizziamo un po’ come viene, ad occhio.

Intendiamoci: io non credo che nel calcio italiano non sia successo niente, per carità. Moggi sarà stato un figlio di buona donna e via dicendo. Quel che mi preoccupa è che questa vicenda sia nata e si basi essenzialmente su chiacchiere. Le famose intercettazioni le ho lette come tutti, ma non c’è pressoché niente che possa essere considerata una prova a tutti gli effetti. Nei tribunali ordinari, però, non in quelli sportivi. E se già ci lamentiamo degli errori dei primi…

Rischi del mestiere?

Aggiornamento 1/7/2006: inserite le foto della partita.

Published in: on venerdì, 30 giugno 2006 at 22.49  Comments (1)  

La fuga del levriero (afghano)

La politica estera dell’attuale maggioranza sarà un punto fondamentale per la sopravvivenza del governo Prodi. Questo è un fatto noto a chiunque in Italia.

Guardando un attimo lo schieramento, non si può fare a meno di notare l’eterogeneità delle posizioni in merito: si passa dagli anti-atlantisti infervorati come i comunisti ed i verdi, ai dialogatori scettici quali i DS, a quelli convinti come nella Margherita ed i dipietristi, ed agli americanisti storici dei Radicali. Come mettere insieme un papocchio del genere?

Semplice: non lo si mette insieme. Il problema non lo si può affrontare in maniera diretta, perché altrimenti il governo cadrebbe in fretta. E allora si cerca la mediazione dei salti mortali: restiamo in Afghanistan sì, ma con meno soldati (nonostante il governo locale ce ne chieda di più), e preghiamo perché non troppi comunisti votino contro.

La cosa è tragica, perché non stiamo parlando della politica del Ministero delle Pari Opportunità, ma della Farnesina. Il Dicastero degli Esteri è uno dei più importanti, se non il più importante dopo il Viminale, per delineare la politica di un Governo. E la politica di questo Governo traballa.

Otto senatori comunisti negano, nonostante lo sforzo inumano di D’Alema e soci, il voto al rifinanziamento della missione italiana in Afghanistan: duri e puri nel perseguire i loro intenti. C’è da lodarli, in fondo: hanno sempre detto che questo Governo dovrà segnare un netto punto di rottura col precedente, e allora almeno loro cercano di non rendere queste parole vuote come la sfera di Magdeburgo.

Al Senato la maggioranza ha 158 seggi, meno otto fanno 150. L’opposizione ha 156 seggi, sette sono i senatori a vita. In teoria ci sarebbero ancora i numeri per far passare il rifinanziamento della missione afghana senza il supporto della Casa delle Libertà, ma in realtà la cosa è molto improbabile. A quanto pare, però, l’UDC è pronta a votare a favore del decreto, salvando le terga al Governo in carica.

Comunque finirà, sia che l’UDC voti a favore oppure no, per la sinistra è già una prima sconfitta. In un certo senso, lo è anche per il centrodestra: se l’UDC si dissocia vuol dire che manca l’unità che si voleva far vedere; se non si dissocia c’è il rammarico di vedere una politica estera condotta per cinque anni svanire nel nulla.

In ogni caso, quelli che ci perderanno di più sono gl’Italiani. E siamo solo all’inizio.

A mio avviso i centristi sbagliano. La sinistra ha chiuso le porte a qualsiasi dialogo, non ultima la questione delle riforme istituzionali (prima tutti disponibili, ora uccel di bosco). Ma invece di ammettere che con quella maggioranza non si va avanti, per cui è lecito e direi anche saggio cercare l’intesa più larga possibile per una questione che disegnerà il ruolo dell’Italia tutta all’estero, il centrosinistra andrà a contare i singoli voti. A questi signori, che hanno vinto solo grazie a fortunosi meccanismi elettorali e che nonostante tutto credono di essere padroni di tutta l’Italia (o quantomeno delle sue poltrone recentemente incrementate di numero), è il caso di sbattere la porta in faccia.

E lo dico mentre mi si stringe il cuore, perché se davvero ce ne andiamo dall’Afghanistan non potrà che essere una mossa vergognosa. C’è da essere veramente combattuti a riguardo ma, per come la vedo io, se già dopo due mesi di nulla al primo punto dolente il Governo barcolla, vuol dire che non ci aspetta nulla di buono ed è il caso di chiudere questa parentesi brancaleonina il prima possibile.

Published in: on giovedì, 29 giugno 2006 at 21.05  Lascia un commento  

La sezione aurea, I

Aurea sectio è il titolo di questo blog. Ma cos’è questa “sezione aurea”? Forse alcuni l’avranno studiato alle superiori, ma credo saranno ancora di meno a ricordarselo. La definizione è semplice: il problema parte dal suddividere un segmento in due parti, in modo tale che la lunghezza della seconda parte stia alla prima come la prima sta al segmento intero. Capito niente? Si tratta di proporzioni. Disegnino:

Supponiamo dunque che il segmento CB sia lungo 1, ed indichiamo con x la lunghezza della parte AC: in tal modo il segmento AB sarà lungo x + 1. Dunque riprendiamo quel che stavamo dicendo: la seconda parte, cioè CB, sta alla prima parte, cioè AC, come la prima parte, cioè di nuovo AC, sta al segmento intero, cioè AB. Tradotto in termini matematici, si ha la proporzione

1 : x = x : (x + 1),

e dato che il prodotto dei termini medi è uguale al prodotto degli estremi, si arriva all’equazione x² = x + 1. Questa equazione, come tutte le equazioni di secondo grado, ha due soluzioni, e nel nostro caso sono anche due soluzioni reali (cioè, per chi non ha presente cosa siano due numeri reali: sto dicendo che esistono effettivamente due numeri come si intendono di solito che risolvono l’equazione). Tuttavia, non entrambe sono soluzioni accettabili, perché una delle due è negativa: come sarebbe possibile che il segmento AC possa avere una lunghezza negativa? La soluzione positiva invece vale esattamente e approssimativamente

e viene chiamata sezione aurea, o anche proporzione divina, e viene indicata con la lettera greca φ (phi). (In letteratura matematica, c’è chi considera come φ il numero 0.61803…, che sarebbe l’inverso di quello che noi abbiamo considerato. Da notare che si tratterebbe proprio di φ – 1.) Questo numero è stato usato molto in passato come metro di proporzione tra le cose più disparate, come ad esempio il rapporto tra larghezza ed altezza di un quadro, o della facciata di un palazzo. Secoli fa erano già note così tante proprietà che non soprende che gli sia stato assegnato il nome di “proporzione divina”, per l’appunto, quasi ad indicare il carattere “superiore” di tale numero.

Nelle prossime puntate scopriremo tutte le interessanti e soprendenti proprietà che possiede il numero φ, cioè la sezione aurea. Per ora, cominciamo a spiegare il significato del sottotitolo del blog: se il blog è φ, e vi si aggiunge un pensiero (cioè 1), si ottiene φ + 1, che per quanto visto prima è uguale a φ². Dunque, abbiamo elevato il blog ad una potenza superiore! 🙂

Published in: on mercoledì, 28 giugno 2006 at 22.19  Comments (17)  

Che bello, restiamo vecchi!

E così ieri ha vinto il ‘No’. Dunque niente di fatto, la Costituzione Italiana rimane quella del 1948.

Beh, direi che me l’aspettavo. La Costituzione sembra che in Italia non sia più un codice di principî fatti da Italiani per gl’Italiani, ma che sia diventata una carta divina, intoccabile. Chi pensa di modificarla è sistematicamente un’attentatore alla democrazia ed ai valori fondanti dell’Italia. Questo non per tutti, c’è da dire: in realtà sono in tanti i politici che si sono impegnati, si impegnano o s’impegneranno a cambiarla, ma quel che mi preoccupa è che la gente comune si orienta più su quella posizione.

Ma, devo dire, non è tutta colpa loro: in passato, ed anche oggi, ci sono comunque personaggi sedicenti autorevoli che hanno sempre contrastato ogni spinta innovativa per modificare la Costituzione, rimarcando al contempo una sua presunta spiccata attualità in sæcula sæculorum.

E allora non mi ha sorpreso il risultato di ieri, perché di fronte a quel pezzo di carta così incensato (l’ultima è l’assegnazione ad hoc del Premio Strega… buffone Scalfaro e buffone chi si è prestato ad un simile gioco), non si è posto un fronte compatto, ma uno schieramento che ha subito tentennato, dicendo: “Dite ‘Sì’ ora, poi miglioriamo tutto.” Insomma, la convinzione che fosse una buona riforma non l’hanno mai data.

Intendiamoci, ciò che ha proposto il centrodestra non è niente di nuovo né di eclatante: si tratta di riforme che già in altri Paesi di provata stabilità democratica sono state attuate. Eppure tanto è bastato per scatenare un putiferio, e lo slogan “Salviamo la Costituzione” è riecheggiato ovunque, quasi come se ci fosse il pericolo che sparisse.

No grazie. Di fronte a questi signori che gridano “Al lupo, al lupo”, che si credono portatori dell’Unica Verità Rivelata, di fronte agli immobilismi istituzionali io ho votato ‘Sì’. Peccato che non sia servito.

Ed ora? Cosa succede? Succede che il governo Prodi farà le riforme (così dicono). A quanto pare, la spinta riformista ha lasciato un po’ il segno. Ma fare le riforme con chi, di grazia? Ricapitoliamo: a sinistra hanno fatto tanto caos per questo cambiamento varato per decreto legge, per cui ci si aspetta che le riforme verranno approvate in Parlamento con maggioranza qualificata. Dunque, dal momento che poco ci manca che il centrosinistra non abbia neanche la maggioranza semplice, si dovrà ricorrere ad una commissione bipartisan. Tuttavia, è già stato detto ed imposto, con tutta la loro spocchia, dalle ali più radicali della sinistra che mai e poi mai si siederanno al tavolo con Berlusconi per discutere di una riforma costituzionale, e nessuna Bicamerale nascerà più.

In definitiva, da questa maggioranza non verrà mai fatta alcuna riforma della Costituzione. Signori, questo è il senso del ‘No’ di ieri. Per la gioia dei vari Scalfaro, Ciampi ed altra italica giovinezza che si sentiranno sollevati per lo scampato pericolo di non saper più che dire di fronte ad una riforma proveniente dal centrosinistra.

Published in: on martedì, 27 giugno 2006 at 23.50  Lascia un commento  

E’ morto l’orso Bruno

Il nome è un chiaro gioco di parole, non so chi l’abbia inventato ma è certo che in quel modo risultava più simpatico, l’orso JJ1 abbattuto ieri notte in Baviera. Abbattuto, perché? Si tratta del finale amaro di una vicenda che in molti speravano si risolvesse per il meglio: l’orso JJ1, o meglio Bruno, plantigrado di due anni, probabile frutto di un progetto di ripopolamento del Parco del Brenta-Adamello, si era spinto sin oltre il Tirolo, in Baviera, per chissà quale motivo, e qui aveva cominciato a fare razzia di polli e pecore.

Qualche settimana fa era stata presa una decisione: “Non lo ammazziamo, lo catturiamo.” E giù applausi perché, le associazioni ambientaliste e animaliste ripetevano, “sarebbe bello vedere concludersi una vicenda senza uccisioni e danni per nessuno”. Mi tornano in mente le parole che Fiorello in quei giorni ha detto, con naturale accento siciliano, nel suo programma con Baldini su RadioDue: “Ma come, e le pecure?!?”

Giusto, e le pecore? E i polli? Si dirà: è per quello che Bruno è stato abbattuto, non si è riusciti a catturarlo e quella è stata la sua conclusione. Ma oggi ho sentito gli ambientalisti che sbraitavano alla barbara uccisione, Fulco Pratesi che se la prendeva pure con i cacciatori tedeschi che non si dovevano permettere di uccidere un orso italiano… Come se un animale selvatico avesse la cittadinanza di un qualche Paese!

E ci si è messo pure il conduttore del TG5 a dire che “la stupidità non ha confini”. Ma dico, sorvoliamo pure sugli animali che ha fatto fuori (e che non rappresentano neppure la sua dieta comune), quell’orso evidentemente non aveva paura di aggirarsi tra gli insediamenti umani. Dovevamo aspettare che ci scappasse il morto per porre fine alla cosa?

Published in: on martedì, 27 giugno 2006 at 0.20  Comments (9)  

Hello world!

“Hello world!”, eh? Simpatico, il titolo che ha scelto WordPress per il primo post del mio (primo, tra l’altro) blog. Si tratta di una frase piuttosto nota in ambito informatico, soprattutto nel campo della programmazione.

Infatti, praticamente da quando esiste l’IT, allorché si apprende un nuovo linguaggio di programmazione la prima cosa che si impara a fare è di scrivere su schermo o su qualsiasi altra periferica di output la frase: “Hello world!” E’ un’istituzione, si può dire, anche se non sempre viene rispettata.

Poi, in altre lingue, si usano frasi diverse. In italiano, ad esempio, non è la banale traduzione “Ciao mondo!”, ma un po’ simpatico “Ciao pippo!”. Per altre informazioni a riguardo, c’è sempre la Wikipedia.

Invece, per un blog – soprattutto per uno che appartiene al circuito WordPress – mi sarei aspettato qualcosa di più relativo alla stampa, un filler, un riempitivo, ed in questo caso la scelta ricadrebbe sul classico Lorem ipsum, una serie di parole simil-latine cui molti hanno cercato di dare un significato recondito che probabilmente non c’è mai stato.

Va bene, mi presento: mi chiamo Massimo, 27 anni appena compiuti, di padre sardo e madre toscana (con il risultato di un bel miscuglio di consonanti mangiate e doppie). Una laurea in Matematica alle porte (alla fine…), una curiosità che varia su tanti temi. Spero di riuscire ad intrattenervi con le mie due chiacchiere… e spero che mi visitiate presto! 🙂

Published in: on lunedì, 26 giugno 2006 at 23.29  Comments (1)