Per lui, in particolare…

varphi.gifE che credevate, che non avrei scritto neanche due righe su questa Finanziaria? No, il problema è che c’è talmente tanto da dirne, e male!, che si fa fatica a trovare un punto da cui cominciare.

Questo Governo pare essere riuscito in un mezzo miracolo, cioè quello di scontentare praticamente tutti. Il testo di legge è stato scritto ma si sa già che è carta straccia, perché si dovrà (ora, mica ci si è pensato prima…) fare i conti “in particolare” con:

  • la Confindustria;
  • i sindacati (mica esiste solo la CGIL…);
  • i lavoratori autonomi
  • i sindaci, pure di sinistra;
  • i “ricchi”;
  • i malati;
  • l’opposizione;
  • la maggioranza (pure!).

Come detto, è difficile capire cos’è peggio in questo disegno raffazzonato di fiscal drag per un poco comprensibile tentativo di risanare un’economia che non presentava alcun sintomo di malattia. E allora cominciamo dalle “ragioni” di questa Finanziaria: ridurre il debito pubblico, che al momento è grande. Certo, è a 12 cifre, in euro. Ma cosa significa “grande debito”? E, soprattutto, cosa vogliono far credere che significhi?

Ci sono tante, tantissime aziende che sono “piene” di debiti, eppure vanno avanti senza problemi: ampliano i loro affari, si espandono, assumono altra gente, addirittura acquisiscono altre aziende creando ulteriori debiti. E probabilmente gli esperti del settore le giudicherebbero aziende sane, e le banche non si tirano indietro quando gli si chiede di garantire liquidità. Com’è possibile tutto questo?

Il fatto è che un’azienda, un’ente, un’istituzione non viene considerato sano o meno in base ai debiti che hanno, ma alla capacità di assolvere tali debiti. Una volta dimostrata, la fiducia non manca e si può andare avanti a fare anche nuovi debiti. E’ un fatto noto e risaputo, e mi vengono in mente due esempi abbastanza chiari. Se qualcuno non si vuole annoiare salti i prossimi due paragrafi!

Il primo esempio riguarda un’azienda come Advanced Micro Devices (AMD), il secondo produttore mondiale di microprocessori, che alla fine degli anni Novanta aveva debiti che stesero in quel periodo concorrenti come Cyrix (che pure era stata acquisita da IBM), VIA ed altri produttori minori. Ma aveva la fiducia degli investitori, che fu ripagata nel 1999 con l’immissione nel mercato del processore Athlon. Ora AMD ha più debiti di prima: è forse malata? Al contrario, è più in forze che mai: è ai vertici dello sviluppo tecnologico, ha appena aperto una nuova fabbrica a Dresda e ne aprirà una nello stato di New York entro pochi anni, ed ha di recente acquisito un colosso dell’hardware grafico come ATi.

Qualcuno mi contesterà che parlo di un’azienda privata, anche se grossa quanto la FIAT e con un bilancio paragonabile a quello di un piccolo Stato. Allora prendiamo gli Stati Uniti d’America: dopo la Crisi del ’29, su chi poteva contare? Su nessuno: un’economia senza controlli ha fatto gonfiare la Borsa, creato ricchezza di carta ed alla fine si è risolto in un tracollo che ha bruciato una quantità incredibile di risparmi. Poi è venuto un certo Franklin Delano Roosevelt, che con il suo New Deal ha rimesso in moto gli USA, creando milioni di posti di lavoro, avviando centinaia di grandi opere, riottenendo la fiducia dei risparmiatori e delle banche. E creando un sacco di debiti, certo, ma partendo da un’economia malata ed abbattuta. Di lì a poco gli Stati Uniti sostennero un notevole sforzo bellico, garantirono la ripresa economica europea grazie a veri e proprio regali, ebbero un boom economico durato tre decenni (sino alle crisi energetiche degli anni Settanta, in sostanza). Economia malata?

E vabbé, gli Stati Uniti non sono l’Italia, ma a questo punto dovrebbe essere chiaro. Anche gli economisti di sinistra lo sanno: non è il debito a decretare la bancarotta, ma la sua insolvenza. La scommessa, quindi, è di riuscire a garantire la capacità di assolvere i debiti, cosa che consente di farne nuovi e di mandare avanti l’economia. Il Governo precedente lo sapeva benissimo lo stesso: infatti, il suo programma cosa conteneva? Le “Grandi Opere”, e la discussione in sede europea di liberalizzare i parametri di Maastricht per tali opere.

I risultati si cominciavano a vedere: il gettito fiscale è stato più alto che mai ad inizio 2006, e questo perché? Grazie alla lotta all’evasione? La sinistra critica che non si è fatto nulla. Per via di nuove tasse? Non si direbbe, se c’è stato un aumento delle tasse (e direi che invece c’è stata una diminuzione) non è tale da giustificare un tale incremento del gettito. In virtù del condono fiscale? Idem come sopra, e poi la sinistra dice che non è servito a niente… E allora da dove vengono quei soldi? Lascio a voi lettori la risposta.

E invece, più niente. Cantieri chiusi, tutto ingessato, l’unica strada intrapresa è quella dei tagli e delle tasse. Per “rilanciare l’economia”, dicono. Dopo averla depauperata, evidentemente… e allora di che ripresa si tratta? Le grandi opere non sono solo simulacri, ma sono infrastrutture, sono posti di lavoro, sono investimenti, rappresentano un indotto di grande valore per le imprese italiane. Poi non ci si lamenti se i nostri capitali vanno all’estero, con un Governo che crede di combattere l’evasione fiscale aumentando le tasse, e di rilanciare l’economia rottamando i frigoriferi.

Quindi, se anche gli economisti di sinistra sanno che il debito è un problema molto relativo, perché agiscono così? Per mancanza di fantasia, di capacità risolutive? E’ probabile. Per ragioni meramente elettorali? Direi, anche. Non potevano evidentemente attaccare il Governo precedente per un’economia che si stava muovendo, l’hanno fatto su un unico, cieco e stolido particolare ed hanno battuto su quel punto soltanto, ed ora, come un boomerang, la cosa sta mettendo in crisi lo stesso Prodi che ha cercato poi di mascherare la cosa come un’equa distribuzione della ricchezza, mentre finirà per essere un’equa diffusione della povertà.

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Published in: on giovedì, 5 ottobre 2006 at 22.45  Lascia un commento  

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