Anche i sindaci piangano

varphi.gifStavo giusto ripensando al manifesto che i genialoni di Rifondazione Comunista hanno preparato in vista della Finanziaria 2007. Ne penso talmente male che faccio fatica a metterlo per iscritto. Anche perché sto guardando la partita dell’Italia contro l’Ucraina, senza commento (disgraziatamente, per il Gran Premio di domani mattina riaccendono i microfoni) ma con la pubblicità.

Il nuovo orgoglioso slogan di Rifondazione Comunista

Cos’hanno voluto dire gli ultimi esponenti dle becerismo politico e sociale con questa esternazione? Il leader della Rivoluzione dei Garofani, il portoghese Otelo de Carvalho, una volta chiese a Olav Palme che gli insegnasse a “combattere i ricchi”. Per tutta risposta, Palme disse che si doveva combattere la povertà, non i ricchi. Cos’hanno imparato i comunisti, di ieri e di oggi, da questa importante lezione?

Pare proprio un bel niente.

Cosa dimostra, allora, la frase “anche i ricchi piangano”? Solo una cosa: odio classista. Altrimenti non si capisce perché per forza i ricchi debbano “piangere”, se questo non fosse proprio il desiderio più profondo di questi signori che, purtroppo, stanno pure al Governo. Che non si vada a mascherare la cosa come una semplice volontà di far pagare più tasse a chi è più abbiente, perché tale è un principio largamente condiviso da tutte le forze politiche (checché ne dicano i comunisti stessi). Il fatto che tale livore venga da uno dei partiti al Governo fa preoccupare.

(Piccolo pensiero a margine: pensate davvero che i possessori di panfili da 71 metri come il Kogo raffigurato nello slogan e battente bandiera delle isole Cayman paghino qualcosa allo Stato italiano, e non si tengano invece le proprie fortune lontano dagli artigli rapaci dei nostri governanti? Mi chiedo perché non fare allora una scelta più oculata e metterci una comune imbarcazione dei nostri intellettuali radical-chic tipo, che so, l’IcarusPoi, cosa c’entrino i panfili con chi incassa 40 000 euro lordi annui in su, lo sanno solo loro.)

Comunque, veniamo all’ultima polemica sulla Finanziaria, quella alzata dai sindaci dei comuni d’Italia. Nel programma, verranno fatti ingenti tagli ai finanziamenti ai comuni, obbligando di fatto gli enti locali ad inasprire le imposte di competenza esistenti o ad inventarne di nuove. Brutta gatta da pelare, non c’è che dire. Un modo subdolo, perché mascherato da inderogabile necessità, di scaricare le responsabilità sugli altri. Ed ecco che i “tagli” alla spesa pubblica, anziché portare a cambiamenti strutturali, diventano soltanto nuove tasse. “Tassare, tassare, tassare” pare essere la nuova parola d’ordine della sinistra non più all’opposizione.

Beh, i conti (propagandistici) del Governo in fondo non sono sbagliati: la maggioranza è di sinistra, mentre parte dei comuni sono di destra, quindi parte della colpa sarà anche loro. Bella, eh? Dà da pensare, però, che la protesta più veemente sia arrivata non dai sindaci eletti nel centrodestra, ma dai sindaci “rossi”, quelli di sinistra. Alcuni di loro, come Chiamparino a Torino e la Jervolino a Napoli, minacciano di riconsegnare le chiavi della città a Roma. Perché, dunque? Semplice ribellione allo scaricabarile dell’esecutivo? Pare strano che allora non sia stata una manifestazione di sdegno trasversale agli schieramenti. Forse allora sono i comuni “rossi” quelli che vengono più colpiti dalla Finanziaria?

Dunque, perché dovrebbero essere più colpiti? L’idea più semplice è che siano quelli che soffrano più i tagli perché hanno più spese. E, si potrebbe azzardare, più sprechi. Perché, a dirla tutta, il sistema di finanziamento statale ai comuni solleva le giunte da pressoché ogni responsabilità economica: in sostanza i comuni spendono, e non devono renderne conto a nessuno. E quindi, mentre i comuni governati dal centrodestra erano pronti ad abolire l’ICI sulla prima casa e quelli di centrosinistra tremavano dalla testa ai piedi all’idea di questo scenario, ecco che questi ultimi cadono dalla padella nella brace grazie alle mirabolanti imprese di Prodin Hood. E protestano. A proposito, carina l’immagine del Robin Hood messa sul sito di Rifondazione: si tratta di una scena da Robin Hood, un uomo in calzamaglia, diretto da Mel Brooks. Si tratta di uno spassoso film comico: proprio adeguato a questo Governo di pagliacci.

Se, dunque, se c’è qualcosa di buono in questa Finanziaria è quello di insegnare ai governanti locali ad avere un po’ di senno economico. Il problema è che lo fa direttamente sulla pelle dei contribuenti.

Questo è appena il secondo articolo che scrivo riguardo a questa Finanziaria 2007. Ce ne saranno diversi altri, perché l’elenco dei provvedimenti che non vanno giù è davvero lunga e, a dirla tutta, non so dove troverò la pazienza di esaminarla nei dettagli.

Sul lato positivo: ho appena finito di rivedere The Others su RaiUno: gran bel film, gran finale. Ed il gol di Toni di stasera è stato stupendo.

Luca Toni si svita un orecchio.

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Published in: on sabato, 7 ottobre 2006 at 22.47  Lascia un commento  

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