Miserunt ad Te

Alla fine Piergiorgio Welby è morto: un medico ha, come si dice, “staccato la spina”.

Immagino già i prossimi giorni: si farà un gran parlare di quanto sia legittima la volontà di Welby, se sia giusto condannare il medico che ha compiuto il gesto, si aprirà il dibattito etico.
Personalmente non mi voglio sbilanciare più di tanto in queste affermazioni: premetto che sono cristiano di educazione cattolica, anche se questo sembra essere passato di moda. Non posso accettare l’eutanasia più semplicistica, anche per problemi pratici che potrebbero arrivare a giustificare un “banale” suicidio per depressione. E tuttavia il rigore dottrinale vacilla di fronte ai grandi dolori, che tolgono la speranza e la voglia di lottare, ed impediscono il pensiero lucido. A dire il vero, la Cristianità accetta questo non da oggi, ma da parecchio. In ogni caso non voglio farmi il portavoce del Vaticano.

Piergiorgio Welby era certamente uno che soffriva, come purtroppo tanti nella sua condizione, ma lui ha rifiutato di netto la sua condizione, ha deciso che tra la vita e la morte era la prima che gli faceva più paura, ha avuto la faccia tosta di scuotere le nostre comode vite di persone dotate di movimento autonomo ed alla fine ha aperto uno squarcio nelle nostre teste depresse dalla prossima Finanziaria.

Personalmente, ritengo che ogni uomo, in quanto facente parte di una società, non possa essere del tutto libero di fare al proprio corpo ciò che vuole. In quanto esseri sociali, abbiamo nei confronti dei prossimi dei diritti ma anche dei doveri e delle responsabilità. Forse non è un pensiero liberale, ma è umano per chi in vita ci resta. Detto questo, Welby non aveva certo molti mezzi per affrontare doveri e responsabilità, e tuttavia pur in quelle condizioni è riuscito a creare un bel po’ di reportage televisivi: niente male per uno immobile nel suo letto ospedaliero.

Inoltre, i medici asserivano che non c’era “accanimento terapeutico” su Piergiorgio Welby e che(come riescano a stabilirlo non lo so) non era depresso. In sostanza, in tanti nelle sue stesse condizioni decidono di andare avanti, pur nella sofferenza di una malattia devastante come la distrofia muscolare progressiva. E allora, quali sono le condizioni per definire “legittima” l’interruzione della terapia? Alcuni si lamentano di un “vuoto legislativo” che, a mio parere, è ben difficile da colmare, perché oltre una certa soglia si entra in un’area di indefinibilità che può portare giocoforza a pareri discordanti, cui neanche l’opinione del malato stesso può porre fine in quanto puramente soggettiva. E a me non piace che un medico si affidi al soggettivo, anzi è opinione tecnica riconosciuta che ciò non dovrebbe avvenire mai.

In definitiva, quel che prevedo è che per le prossime due settimane si continuerà a parlare di Welby nei modi più svariati, si formeranno altri comitati in favore dell’eutanasia o comunque di una legislazione in merito, dopodiché tutto tornerà nell’oblio dell’Italia ebbra dalle ultime feste natalizie prima del salasso fiscale del 2007.

Oh, bene, e con tutto ciò che cos’ho detto? Sembra niente. In realtà è che a mio avviso si sta facendo un caos esagerato e si prendono a volte posizioni troppo estreme, invece di seguire il filo conduttore di un principio generalmente riconosciuto (quello del rifiuto dell’accanimento terapeutico). Il resto deve venir fuori dai responsi medici, perché di meglio non possiamo avere.

Nei dettagli preferisco non immischiarmi, perché un medico non lo sono. Non lo è neanche Marco Pannella e tanti rosapugnati cui non sarà parso vero di avere un’altra occasione per far vedere che esistono. Qui sono cattivo, me ne rendo conto, ma la mia impressione che Welby sia stato trattato da animale politico prima che da uomo, è netta. Ciò non fa che aumentare il mio sdegno verso gli ex-Radicali, che ormai più che portavoce di ideali liberali sono diventati degli squallidi chiassoni della politica italiana.

P.S.: per chi non avesse compreso il titolo, è basato sulle prime parole della nota preghiera funebre in latino: “De profundiis clamavi ad Te, Domine…” Ho sostituito “clamavi” (“hai chiamato”) con “miserunt” (“hanno mandato”). Scusate per la scarsa chiarezza.

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Published in: on venerdì, 22 dicembre 2006 at 0.58  Comments (2)  

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  1. “Piergiorgio Welby era certamente uno che soffriva, come purtroppo tanti nella sua condizione, ma lui ha rifiutato di netto la sua condizione, ha deciso che tra la vita e la morte era la prima che gli faceva più paura, ha avuto la faccia tosta di scuotere le nostre comode vite di persone dotate di movimento autonomo ed alla fine ha aperto uno squarcio nelle nostre teste depresse dalla prossima Finanziaria.”

    Mi pare un pò troppo vaga la tua “versione”.. ti copio l’articolo 32 della Costituzione: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.”

    Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario, Welby ha rifiutato le cure, stop. Non si parla nè di eutanasia nè di altro, tutto il resto è un circo di bofonchiate. Ciò che ha fatto rientra nei suoi diritti.

  2. Massimiliano, mi dispiace che non abbia compreso il senso del mio discorso. Come avrai letto, io non ne faccio una questione legale, per cui il riferimento alla Costituzione – che peraltro considero di valore assai relativo e contingente ai tempi – lascia il tempo che trova. Non sono certo con Casini che chiede l’arresto del medico che ha fatto il gesto; al limite, mi chiedo se quel medico si senta a posto col giuramento di Ippocrate.

    Del resto, se tutto fosse così cristallino come la metti, la questione non si dovrebbe neanche porre, ed invece si continua a discuterne. Non si tratta quindi di un fatto interpretativo delle (poche) norme che vi accennano, anche perché, a dirla tutta, dubito fortemente che i costituzionalisti nel 1948 volessero introdurre la possibilità dell’eutanasia. Welby ha ottenuto la morte, è inutile nascondersi dietro le parole e dire che ha semplicemente rifiutato un trattamento: staccare il respiratore porta ad un’unica conseguenza. Se vuoi riferirti ancora alla Costituzione, c’è ancora quel “se non per disposizione di legge” che ha il suo peso. Se non si tira in ballo, si rischiano abusi della norma come quello cui ho accennato.

    Mi chiedo unicamente quali siano i limiti oltre i quali è lecito che una persona ritenga di essere sottoposta a terapie inutili. Il fatto è, come ho detto, che la persona stessa non può fornire un’opinione oggettiva, perché è comprensibile che il dolore tolga il senno.

    Quanto ancora avrebbe vissuto Welby? Era ancora lucido al momento della morte? C’era la possibilità di trovare una cura o almeno una terapia abbastanza efficace prima che la malattia facesse il suo decorso? E’ chiaro che a quest’ultima domanda si risponde “quasi nessuna”, bisogna poi vedere quale peso si deve dare a quel “quasi”. Se tale parola sparisce, è inutile continuare a patire per nulla.

    Un esempio che viene portato spesso a proposito è quello di Giovanni Paolo II. Ad un certo punto della sua malattia, neanche una cura risolutiva l’avrebbe salvato. Si è lasciato morire così, e nessuno potrà mai biasimarlo per questo.

    Da un punto di vista etico, il problema sta più sul medico che sul malato. A questo punto, rigirei la questione e darei diritto ai medici curanti di rifiutarsi di fare alcunché che porti alla morte certa del paziente. Ah, vedi che ti porta avere convinzioni religiose! 😉

    Buon Natale!


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