Vae victis!

E così qualche ora fa l’ex dittatore dell’Iraq è stato giustiziato. La sentenza è solo di qualche giorno fa, neanche è stato necessario giungere al verdetto per il genocidio di 180 mila Kurdi.

Al di là del fatto che sono contrario alla pena di morte per una serie di ragioni che non sto a spiegare, devo arrendermi al fatto che probabilmente nulla avrebbe impedito una tale sentenza dettata dal popolo iracheno. Penso che oltre ad esprimere la propria contrarietà, tutte le altre azioni dal mondo occidentale in questo senso, tipo manifestazioni e scioperi della fame, siano perfettamente inutili: perché se è vero che in Europa il concetto di sacralità della vita e contrarietà alla pena capitale è diffuso e radicato, in Iraq no, per nulla. In Iraq ci sono di continuo attacchi armati, kamikaze e non, contro soldati o civili inermi: il valore della vita è diverso e ci dobbiamo rassegnare a questo. Non è una cosa che si cambia dall’oggi al domani.

Che Saddam Hussein fosse un farabutto penso non ci siano dubbi, ma credo anche che il suo processo sia stato piuttosto “a senso unico”: la sentenza di colpevolezza era già stabilita, la modalità della pena una diretta conseguenza della situazione sopra descritta. Ancora una volta la Storia ci insegna: vae victis, cioè guai ai vinti. Lo disse Brenno quando calò dalle regioni galliche sino a depredare Roma stessa nel IV secolo a.C. Lo stesso accadde, ad esempio, al processo di Norimberga, dove diversi gerarchi nazisti (certamente molti dei quali macchiatisi di atrocità) subirono di fatto un processo ingiusto e furono accusati di misfatti compiuti da altri eserciti (in primis, l’Armata Rossa). Addirittura si può arrivare a non avere neanche un processo, come capitò a Benito Mussolini (senza contare l’essere appeso a testa in giù in pubblica piazza, più che l’esecuzione in sé fu quello un atto di barbarie indegno della civiltà italiana). C’è da dire che l’imparzialità di un processo è una chimera che è difficile da ottenere in Italia stessa, ma vabbé…

Dunque, ancora oggi la storia la scrivono i vincitori: c’è solo da sperare che i “vincitori” siano quelli “giusti”, con tutti i limiti soggettivi che questa speranza può portare. Per quanto riguarda me, figlio dell’Europa moderna e democratica, è andata bene ancora una volta, anche se ne critico i modi. Ma almeno io lo faccio, in quanto amante della Giustizia in sé e non come strumento del vincitore. C’è chi questi dubbi non se li pone: occlusi, adombrati fanatici.

Un altro motivo, direi il più concreto, per cui sarebbe stato meglio tenere in vita Saddam Hussein è il timore di reazioni da parte dei sunniti ed il nuovo rischio di una guerra civile. Tuttavia, la conclusione non è scontata, perché ci sono altri fattori che farebbero credere che dopo le fiammate iniziali in effetti la situazione potrebbe volgere di più verso la normalità. Insomma, l’impiccagione di Saddam Hussein non è altro che l’ennesimo capitolo, e certamente non il conclusivo, di una storia che pare ripetersi ma che comunque si evolve.

Ulteriore nota stonata è rappresentata dalle affermazioni del colonnello Gheddafi, secondo il quale il processo a Saddam Hussein è stato illegale e gli Stati Uniti ed il Regno Unito dovrebbero essere a loro volta processati per questo. Detesto Gheddafi. Detesto ancor di più che l’Italia sia così commercialmente dipendente (per via del petrolio) dalla Libia. E tutto questo non porta che ad un altro discorso…

Aggiornamento 1/1/2007: A quanto pare, la Libia ha dichiarato ben 3 giorni di lutto nazionale per la morte di Saddam Hussein. Non ho parole. Ne ho giusto qualcuna per quei geni di Massimo D’Alema e Marco Pannella (al sesto giorno dello sciopero della fame e della sete, come al solito argomento dalla sua schiera abusato nonché finto, perché sta fin troppo bene), che vogliono chiedere una moratoria della pena di morte. Ma, c’è da chiedersi, a chi?! Alle Nazioni Unite? Non so se ridere o se piangere. Inutile dire che tra i membri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU ci sono due nazioni che applicano la pena capitale, di cui una (la Cina) vera macellaia che la applica anche per reati come il furto, per non parlare di tutti quegli Stati che la applicano per “reati” come l’adulterio e l’apostasia. E allora, perché tale azione? Perché ci sono? Perché ci fanno? Perché vogliono fare la figura dei verginelli di fronte al mondo? Come se Saddam Hussein valesse più di Safiya Husaini (cercate su Google chi è).

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Published in: on sabato, 30 dicembre 2006 at 11.40  Comments (1)  

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  1. ciao e bellisssimo

    fico


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