Di tutto un po’, VI

Ed ecco che riprende questa rubrica, che in realtà è un contenitore di tutte le piccole cose che vorrei dire e che non mi riempiono un articolo, o che forse sono talmente tante che è meglio dirle in breve che lasciarle trascurate del tutto.

Allora, piccolo accenno alla tornata elettorale delle amministrative. D’Alema (e Prodi oggi) ha affermato che se il governo si dovesse dimettere solo per una sconfitta alle amministrative allora anche Berlusconi l’avrebbe dovuto fare a suo tempo, e invece non l’ha fatto. Non fa una grinza. Invece fa pensare come abbia rimarcato, poco prima del voto, come la sinistra abbia da sempre presentato i migliori amministratori locali. Ma, alla luce dei risultati (a volte anche clamorosi) di queste ultime amministrative, questo non è affatto un’attenuante, anzi! Se è vero, come generalmente si ammette, che la sinistra è campione di gestione politica (anche se non sempre effettiva: vedi Napoli ed i suoi rifiuti) degli enti locali, allora questo risultato è ancora più influente e dovrebbe far riflettere profondamente, perché ciò vuol dire che si è dato un giudizio non agli amministratori locali ma a questo governo soffocante! La “spallata” non c’è stata? In un Paese con un voto così poco flessibile, la chiara vittoria del centrodestra è una sonora batosta per il centrosinistra, altro che balle.

E a proposito di amministrazioni locali, continua l’emergenza rifiuti in Campania. Mentre questi signori fanno il muso duro a difendere i loro “paradisi” (leggasi: discariche ora chiuse):

Rosetta Sproviero incatenata di fronte alla discarica di Parapoti

nei centri urbani della Campania accade questo:

Rifiuti bruciati nei centri urbani campani (Olympia)

Impressionante? Beh, non posso far a meno di notare una certa dicotomia d’intenti da parte della popolazione locale nel cercare di risolvere la questione. Se invece di stare a sentire capopopoli come Don Vitaliano e la “pasionaria” Rosetta Sproviero (che almeno non si è macchiata delle nefandezze della Ibárruri) ascoltassimo chi della questione se ne intende, forse non si arriverebbe alla patetica soluzione del mandare i rifiuti in Romania, pagando fior di quattrini. Eh sì, pensiamo globale. Sperando che nessun ambientalista si metta sui binari del “treno dei rifiuti”.

Notizia di oggi è che pare che sia cosa fatta l’accordo sull’aumento agli impiegati statali. Avranno un aumento di 101 euro al mese: grande soddisfazione dei sindacati, che hanno così ottenuto un aumento ben superiore all’inflazione (e a quello della controparte privata, si capisce). Nel frattempo appare sempre più grave la piaga dell’assenteismo nel pubblico impiego, ulteriormente foraggiato da questo cospicuo aumento (magari lo dessero anche a me…): magari qualcuno pensa di risolvere così la questione? O forse non è che Prodi e compagnia cerchino di porre una pezza alla batosta elettorale di cui sopra? Nel frattempo, al Ministero della Difesa l’assenteismo interessa quasi un terzo dei dipendenti: ma ultimamente non si stava parlando degli sprechi della politica?

Spostiamoci un po’ all’estero, precisamente in Venezuela: è notizia recente la chiusura di Radio Caracas Television, l’unica rete a diffusione nazionale critica alle politiche del presidente Hugo Chavez. Il leader del Paese sudamericano si è legato al dito l’appoggio che la rete diede ai golpisti che cercarono di toglierlo dal potere nel 2002, ed ora ha voluto assumere il diretto controllo dell’emittenza. Piccoli dittatori crescono. Ma col petrolio.

Terminiamo con un po’ di sport: si conclude il campionato e così anche l’avventura in serie A del Chievo. E’ stata una squadra che ha ben giocato ed ha divertito, sino ad arrivare a livelli inaspettati (come il posto in Champion’s League, anche se assegnato a tavolino dopo le penalizzazioni di Juventus e Fiorentina) e tutto con pochi soldi: spero di rivedere presto questa squadra nella massima serie. Sempre in ambito calcistico, vorrei far notare lo sfogo di Gattuso sulle polemiche milanesi di fine campionato: come dar torto al Ringhio nazionale? A proposito di Nazionale, spero che Nesta ci ripensi e non la lasci.

Passiamo ora alla Formula 1, e non per ricordare la penosa prestazione ferrarista al Gran Premio del Principato di Monaco (quando non ci si mette l’affidabilità ci si mette Raikkonen a sfondare la macchina! E la squadra a non tenere il passo con le McLaren), ma per ricordare che 25 anni fa si è spento uno dei più amati – purtroppo per poco tempo – campioni dell’automobilismo mondiale:

Gilles Villeneuve al GP d’Italia del 1981

Gilles Villeneuve morì a Zolder, durante le prove del Gran Premio del Belgio, l’8 maggio 1981. Indimenticabili le sue imprese: capace di percorrere un giro ad alta velocità su tre ruote (a Zandvoort nel 1981), di concludere una gara con una macchina disastrosa tenendosi per tutto il tempo quattro accaniti avversari alle spalle (a Jarama nel 1981), di andare 11 secondi (undici!) più veloce del campione del mondo Jody Scheckter sul bagnato di Watkins Glen nel 1979, ma soprattutto di fare queste cose (a Digione nel 1979):

Durante l’ultimo improbabile tentativo di sorpasso di Villeneuve, il commentatore non può far altro che esclamare: “Incredible!” Ora, dico, come si poteva non amare un pilota così? Addio, Gilles.

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Published in: on martedì, 29 maggio 2007 at 15.37  Lascia un commento  

Gli italici patemi sportivi, II

varphi.gifE alé! Il Milan si aggiudica la sua settima Champion’s League, battendo il Liverpool per 2-1 in una sofferta gara ad Atene. Una partita a dire il vero bruttina, dove i rossoneri hanno saputo capitalizzare quanto di buono c’è nella squadra e soprattutto un Pippo Inzaghi in gran forma (c’è da dire che il primo gol è abbastanza fortuito), meno marcato del solito perché buona parte delle preoccupazioni del Liverpool sono su Kakà e Seedorf (e a ragione, ma questo non ha impedito al brasiliano con cittadinanza italiana di fare l’assist per il secondo gol). Bravi rossoneri! La beffa di Instanbul è vendicata!

E soprattutto c’è un’altra cosa “vendicata”: c’è la vendetta su quel comitato Uefa che il Milan l’ha ammesso turandosi il naso, ma la squadra ha dimostrato poi sul campo di meritarsi la coppa, a suon di vittorie e di gol (10 di Kakà, capocannoniere), crescendo di spessore e di forza sino all’abbattimento del Manchester a San Siro. La finale sofferta pare ricordare quella dello scorso 9 luglio a Berlino, quando un’Italia che aveva vinto e convinto aldilà delle polemiche di “Calciopoli” affronta e batte la Francia in una partita durissima. Le finali possono essere tutte così, finché si vincono!

Ed in ultimo, c’è la soddisfazione del ricordare il 2007 come l’anno della rivincita del Milan, e non più come quello dello scudetto dell’Inter. Uno scudetto, dopo quello vinto al telefonino – scusate, a tavolino – del 2005/’06, vinto sul campo ma solo dopo aver abbattuto le avversarie prima ancora del fischio d’inizio del campionato. L’Inter è una squadra piena di campioni e di potenzialità che mai ha convinto: che fosse un fatto psicologico si è visto quest’anno, certo l’innesto di Ibraimovich ha aiutato ulteriormente, ma si è sempre dimostrato uno squadrone. Ma alla fine la Roma ha dimostrato che l’Inter non faceva più paura, può essere battuta ed anche sonoramente in una competizione forse con poco significato (ma ricordiamoci che l’Inter in Champion’s League non è andata oltre gli ottavi di finale), ma con grande significato per il risultato dell’andata.

E alla fine è arrivato il Milan a dimostrare che l’Inter non è la sola capace di vincere, ed anzi mentre i nerazzurri hanno avuto subito la strada in discesa (che comunque non hanno completato del tutto) il Milan ha vinto sfidando tutte le difficoltà in più che si sono aggiunte, da un campionato in salita alla ricerca di un posto per l’anno prossimo nel massimo torneo europeo, ai preliminari di coppa, alla sfiducia dei vertici Uefa, ad un mercato estivo ridotto all’osso e riparato in parte a gennaio. Bravo ancora Milan, per lo spirito italiano che si è reincarnato in te dopo i Mondiali! Magari, se l’Inter avesse avuto qualche italiano in più…

E invece è italianissimo Paolo Maldini che alza al cielo la sua quinta Coppa dei Campioni, dopo quelle del 1989, 1990, 1994 e 2003:

Maldini alza la Coppa dei Campioni 2007

A parte questi discorsi sul Milan e sul nostro calcio in generale, vorrei portare l’attenzione su uno sport che sempre più sta prendendo piede in Italia (e sarebbe anche il caso, data la sua conformazione): è la vela, la bellissima attività (purtroppo non economica) che sta vivendo momenti di intensa partecipazione grazie all’eccellente prestazione di Luna Rossa nella trentaduesima edizione della Coppa America. La barca di Patrizio Bertelli ha eliminato in semifinale una delle grandi favorite, BMW Oracle, e non con una vittoria risicata ma con un sonoro e sorprendente 5-1.

Luna Rossa sulle acque di Valencia

La barca guidata da Francesco De Angelis, timonata da James Spithill e condotta da Torben Grael, ha ribaltato nettamente i pronostici che la davano perdente contro gli statunitensi, con cui avevano sempre perso nei confronti diretti precedenti. Invece in 6 regate Luna Rossa ha concesso agli americani solo mezzo “lato” di poppa, quello che poi è valso il punto per BMW Oracle, dimostrando una superiorità tattica e tecnica che si potrebbe definire schiacciante. Nessuno aveva previsto queste risorse da parte di Luna Rossa, ma siamo contenti che siano saltate fuori. Sarà che De Angelis le ha tenute ben nascoste?

E finalmente possiamo goderci queste belle lotte in mare non più ad orari impossibili, con regate in piena notte come durante le imprese de Il Moro di Venezia nel 1992 e di Luna Rossa stessa nel 2000, quando le sfide si svolgevano a San Diego o in Nuova Zelanda. Oppure con le gesta veliche di Giovanni Soldini nel 1999, in mezzo al Pacifico. Quest’anno le regate sono state tutte nel Mediterraneo, anche nella nostra Trapani, ed ora siamo a Valencia. Vi consiglio di guardare le regate, trasmesse su LA7, con commenti di gente molto esperta nel campo: anche se non ci sono più Cino Ricci e Mauro Pelaschier, istituzioni della vela italiana e skipper e timoniere di Azzurra, la prima barca italiana a cercare di conquistare la Coppa America nel 1983, e poi nel 1987, c’è ora Paul Cayard, già skipper de Il Moro di Venezia che conquistò la Louis Vuiitton Cup (e che perse contro Team New Zealand la finale della Coppa America), poi di Stars And Stripes nel 1995 (perdendo in finale ancora contro Team New Zealand), ed ancora di AmericaOne, che venne sconfitta nel 2000 nella finale della Louis Vuitton Cup proprio da Luna Rossa. Sono gente molto esperta ed anche simpatica.

Nel 2000 c’era solo Luna Rossa a rappresentare l’Italia in Coppa America, ma nel 2003 c’era anche Mascalzone Latino, e quest’anno si è aggiunta +39, senza menzionare Shosholoza che, pur battendo bandiera sudafricana, è un team per metà italiano. Forza ragazzi ché siamo sempre di più! Ma ora… Forza Luna Rossa e fatti valere sui neozelandesi (sempre loro!) che ti batterono sette anni fa!

P.S.: presto inserirò le foto.

Aggiornamento 29/5/2007: foto inserite.

Published in: on giovedì, 24 maggio 2007 at 0.10  Comments (1)  

Effetto Serre

varphi.gifPremetto col dire che – finalmente! – da qualche giorno ho un collegamento ADSL anche a casa mia, qui a Pisa, e così potrò intervenire sul mio blog non solo dal mio ufficio. Non è stata una grande privazione a parole, ma dovrò fare un commento, un giorno o l’altro, sulla mancanza di Internet con una persona come me… Come ce ne sono tante e ce ne saranno sempre di più. Ma veniamo all’argomento di oggi.

Guido Bertolaso è l’attuale capo della Protezione Civile e, come molti sapranno avendolo appreso dai mezzi di comunicazione, Commissario Straordinario per l’Emergenza rifiuti in Campania. Un uomo spesso criticato per le sue scelte e per il suo potere, ma senza dubbio si può dire che sia una persona dal grande attivismo. Ed un uomo attivo che può fare quando ha le mani legate? Rinunciare.

Si tratta di quello che ha fatto Bertolaso negli ultimi giorni, ma le sue dimissioni sono state respinte. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’esternazione del Ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio, secondo il quale la discarica temporanea nel comune di Serre (SA), quella ritenuta decisiva per risolvere il problema dell’“emergergenza rifiuti” in Campania, quella il cui sito è stato reputato perfetto per l’occasione, quella già avallata da un decreto legge ministeriale, ebbene non si farà. La popolazione locale tanto ha gridato e tanto si è mobilitata contro la discarica temporanea da farsi a poca distanza da un’oasi del WWF da indurre il Ministro a non restare sordo a ciò che veniva presentato come una campagna ambientalista.

I “frutti” di questa decisioni non si sono fatti attendere: Bertolaso ha dato le dimissioni, poi respinte. Nel frattempo, i campani continuano a “godere”, oltre che dell’oasi di Persano, anche (e per chissà quanto ancora) di questi panorama e di questi profumi:

Emergenza rifiuti in Campania

Per entrare nel dettaglio, la discarica di Serre sarebbe situata in una cava di argilla, noto materiale geologico impermeabile. Le accuse che vengono mosse alla discarica (che, ripeto, dovrebbe essere “temporanea”, anche se devo dare atto che tale aggettivo è spesso disatteso dalla realtà dei fatti proprio in virtù di fenomeni di questo tipo) sono quelle di inquinamento ambientale e delle falde del fiume Sele, ma oltre che i proclami del WWF e di gente non qualificata non si trova pressoché nulla in giro. Insomma, pare proprio che ancora una volta sia spuntata fuori la famigerata sindrome NIMBY (Not In My Backyard, “non nel mio cortile”): niente di realmente oggettivo osta alla creazione della discarica, tranne la popolazione locale che non la vuole.

E così i cittadini di Serre vanno ad aggiungersi alla moltitudine di gente che non vuole la TAV, non vuole l’ampliamento della base di Ederle, non vuole i rigassificatori (e neppure i gasdotti!), non vuole le scorie nucleari a Scanzano Jonico (ve la ricordate?), non vuole neppure gli impianti eolici, e via dicendo. Insomma pare che non vogliano una serie di interventi che vengono considerati di notevole importanza se non proprio indispensabili anche da loro stessi, che però bisogna fare “altrove” – e dove non si sa perché trovare le alternative mica è compito loro. E così perdiamo miliardi in finanziamenti comunitari per le tratte ferroviarie ad alta velocità, non rispettiamo patti d’intesa strategica con partner politici da 60 anni, non risolviamo il problema dell’approvigionamento di gas naturale, lasciamo le scorie nucleari in depositi “temporanei” (vedi sopra) sulla superficie e comunque senza centrali nucleari non usiamo neppure il vento per creare energia. Un bel rompicapo, talmente grande da essere tentati di gettare la spugna, come Bertolaso, o adottare la strategia BANANA (Build Absolutely Nothing Anywhere Near Anything, “non costruire assolutamente niente vicino a qualsiasi cosa”), come Pecoraro Scanio.

Il risultato è evidente: l’immobilismo ed i problemi che continuano ad accumularsi. Nello specifico, c’è una Regione Campania che dopo 8 anni di “emergenza rifiuti” (per cui non si capisce dove sia l’emergenza: ormai i rifiuti sono diventati arredamento urbano) ancora non è riuscita a risolvere alcunché. Non si può certo imputare tutto ciò all’instabilità delle giunte, visto che Bassolino è al suo secondo mandato. E, diciamola tutta, la presenza della camorra non è una giustificazione allo stesso modo: qui si parla di raccolta differenziata pressoché inesistente, non solo di discariche abusive. Tra l’altro negli ultimi mesi un’altra regione sta andando a subire lo stesso problema dei rifiuti: la Puglia. Ora, non vorrei fare polemica gratuita, ma a volte per cambiare l’aria che si respira forse è il caso di cambiare aria politica… La gente è esasperata e per non sentire una puzza soffocante dà alle fiamme i cumuli di spazzatura, facendo oltretutto un vero disastro ambientale e salutare.

Il fatto è che spesso la “ribellione” delle imposizioni dall’alto di opere sgradevoli, come una discarica o anche solo un traliccio dell’alta tensione, può essere sfruttata da uno spregiudicato politico locale per mettersi in bella mostra davanti all’Italia intera, raccogliendo i facili consensi di una popolazione non informata e non esperta, oltre che dei vari gruppi ambiental-noglobal-pacifisti che sempre più ingrossano le fila dei nuovi benpensanti italiani. E intanto devo continuare a rimandare la visita a Napoli, che da qualche anno mi riprometto di fare.

Published in: on lunedì, 21 maggio 2007 at 22.52  Comments (1)  

I want to believe

Spesso ritorna sui media più disparati l’argomento della presenza di civiltà aliene in altri mondi, se non proprio di contatti con la Terra e gli esseri umani. C’è una quantità impressionante di persone, anche le più insospettabili, che sono pronte a scommettere la propria mano sulla presenza, passata o presente, di alieni sulla Terra. Magari c’è pure il vostro vicino di casa. Gente che si impegna e fa ricerche, mette insieme pochi dati raffazzonati et voila! ecco le prove della presenza di alieni. Oppure semplicemente l’amante del telefilm X-Files (che, devo ammettere, ho seguito anche io con interesse finché non ha perso di decenza nelle ultime serie), che si accende per le tesi complottistiche dei “governi”, che crede che siamo tenuti all’oscuro, di cosa non si sa ma di sicuro qualcosa di grosso. Ma di sicuro gli Americani non sono andati sulla Luna.

Il manifesto che appare nello studio di Fox Mulder (da X-Files)Mi ritengo una persona di buon senso e credo di assumere posizioni accettabili sulla base di fatti ed ipotesi comprovati o quantomeno plausibili. Con questo non voglio dire di essere migliore di altri solo perché credo che i cerchi nel grano non siano opera di astronavi aliene, o che nell’Area 51 non ci sia mai stata traccia di tecnologia aliena. La mente umana è così complessa che non può esimersi da avere qualche fissa… L’importante è che la cosa non sia sistematica. (Nota per i link: fanno riferimento agli articoli della Wikipedia, come molti sanno curata dagli stessi utenti. Pertanto non è esclusa la presenza di argomentazioni superficiali, soggettive ed ingiustificate. Gli amministratori ed anche molti utenti sono sempre impegnati a garantire la massima imparzialità degli articoli, ma non sempre gli è possibile un intervento immediato e capillare. Leggere le discussioni degli articoli è sempre una pratica consigliabile.)

La mia idea sulle civiltà aliene è assai prudente, ma l’ho giustificata con un argomento che reputo valido. L’idea, molto diffusa per la verità, che almeno il altri pianeti fuori dal Sistema Solare ci siano civiltà intelligenti ha radici nella semplice considerazione: “Le stelle sono miliardi di miliardi, è mai possibile che non si siano mai sviluppate civiltà aliene?” In realtà, la questione più che semplice è semplicistica, ed andrebbe almeno affinata.

Innanzitutto, non tutte le stelle sono “candidate” ideali per avere un pianeta adatto allo sviluppo della vita come la conosciamo noi. Si tende ad escludere le stelle vicine al centro delle galassie, che oltreutto sono la maggior parte. Si escludono le stelle troppo massive, le stelle di “prima generazione” (infatti solo in seguito alla morte di una stella dopo la fase di supernova, come avvenne in passato per il Sole, è possibile la formazione di elementi con numero atomico superiore a quello del ferro), le stelle troppo deboli. Si potrebbe obiettare che si tratta comunque di un enorme numero di astri: è vero, ma d’altronde non sono ancora ben note le cause che hanno determinato la comparsa della vita sul nostro stesso pianeta, e ancora meno sono note le probabilità di quanto avvenuto, per il semplice fatto che il nostro unico campione statistico è, per l’appunto, solo la Terra. Del tutto insufficiente, dato che stiamo parlando di numeri talmente grandi da sfuggire completamente ad una comprensione ordinaria.

Dunque, l’argomentazione puramente numerica su di me ha poco effetto. Si potrebbe aggiungere che, in effetti, stiamo pensando molto in maniera “antropocentrica”, ritenendo cioè che il nostro caso – gli esseri umani sul pianeta Terra – sia un esempio sufficientemente rappresentativo di cos’è la vita e delle sue condizioni di sviluppo. In realtà si potrebbe obiettare che potrebbe esistere della vita in forme che non ci aspetteremo neppure sotto effetti di allucinogeni, ed in condizioni che reputeremmo impossibili. In questo caso, comunque, la nostra ricerca di civiltà aliene tramite il programma SETI o altre attività sarebbe del tutto inutile, ma qui il discorso si fa oltremodo vasto. Per semplicità, mi limiterò ai casi che non si discostano troppo dall’esempio antropocentrico: mi basta che i “miei” alieni possano in qualche modo essere “percepiti”, sia tramite radiazioni elettromagnetiche sia attraverso suoni, movimenti o quant’altro.

La mia considerazione si basa sul fatto che in realtà la storia dell’Uomo è quantomai breve: facciamo 10 000 anni? 50 000? O magari 400 000, da quando si stima abbia cominciato ad “addomesticare” il fuoco. Ma cosa sono 400 mila anni, in confronto all’età dell’Universo? La Terra da sola esiste da 4 miliardi e mezzo di anni. Stiamo parlando di un decimillesimo di quella cifra. E sono bastati 200 anni per passare dai cavalli come unico mezzo di trasporto (su terra, almeno) alle sonde spaziali in grado di andare oltre i confini del Sistema Solare. E da meno di un secolo siamo in grado di mandare segnali radio abbastanza potenti.

Siamo venuti 15 miliardi dopo il Big Bang (più o meno), ma prima di noi cos’è successo? È mai possibile che in tutto questo tempo nessun’altra civiltà si sia sviluppata? Sia cresciuta, abbia sviluppato la sua Scienza, abbia esplorato in lungo e in largo l’Universo? Se ciò è avvenuto, è plausibile che non ne abbiamo mai avuto contatto? Se ci sono altre civiltà attualmente sviluppate nell’Universo io penso che siano tecnologicamente e scienficamente di gran lunga più avanzate di noi, se non per un mero fatto probabilistico: noi siamo appena agli “albori”. La probabilità che una o più civiltà si stiano sviluppando di pari passo alla nostra mi pare francamente trascurabile.

A questo punto, avanzo le mie ipotesi:

  1. siamo effettivamente soli, frutto di un caso fortuitissimo o (per chi ne ha fede) divino;
  2. tutte le altre civiltà, per qualche ragione a noi ignota, si sono estinte prima di avere la capacità di attraversare il cosmo;
  3. tutte le altre civiltà hanno sviluppato una filosofia tale da non voler interferire in nessun modo con il nostro sviluppo, anche se magari ci osservano in un modo che non possiamo avvertire;
  4. la Terra è solo il primo, di tanti pianeti possibili, ad aver sviluppato una specie in grado di creare una civiltà evoluta, ma questo non cambia la sostanza della prima ipotesi: siamo soli (per ora);
  5. le altre civiltà si sono sviluppate e sono tuttora attive, ma per qualche oscura ragione non gli è possibile mettersi in contatto con noi, o le une con le altre, o quantomeno varcare le distanze interstellari, e ciò varrà anche per noi. Per quanto ci può concernere, ancora una volta siamo soli (è come se lo fossimo).

Questo è quel che penso, ma non escludo altre ipotesi. Provate a dire la vostra. O confutate il mio ragionamento. Non escludo poi la concomitanza delle ipotesi 2 e 3, ma vorrei sottolineare (ancora) la parola “tutte”: possibile che proprio nessuna civiltà si sia salvata, o abbia avuto la carità di profonderci la loro scienza? Quante possono essere le civiltà aliene? È ragionevole pensare che adottino tutte la stessa filosofia?

Per l’ipotesi 4: quanto passerà prima di vedere civiltà nuove? La quinta ipotesi forse è la più triste e magari poco giustificabile, ma per quanto ne sappiamo non ancora confutabile. Alla fine, forse la meno peggio è proprio la prima ipotesi, che se non altro non ci impedirà di esplorare l’Universo come ci pare!

Ci sarebbero anche altre considerazioni da fare. Una delle più interessanti è che in “soli” 10 000 anni una civiltà come la nostra, con aumento esponenziale dei consumi energetici dello 0.3% annuo (e noi siamo ben al di sopra di tale valore), arriverebbe a produrre e quindi consumare più energia di quanta non ne produca il Sole stesso. Quindi i casi sono due: o gli alieni hanno trovato un modo molto poco appariscende per impiegare l’energia, o proprio non esistono.

Diecimila anni sembrano una bazzeccola, ma non voglio nemmeno mettermi ad immaginare cosa possono voler dire ere planetarie per l’evoluzione non tanto scientifica quanto sociale e morale di una specie vivente. Ve lo immaginate come saranno i rapporti sociali anche solo tra 100 mila anni? E non parlo di un milione. O di un miliardo!

Published in: on giovedì, 3 maggio 2007 at 15.41  Lascia un commento