Solo “cartoni animati”?

Ieri sono andato a vedere Ratatouille, il nuovo film d’animazione della Disney/Pixar, incuriosito dai numerosi commenti positivi che ho letto in giro. Sono un amatore del cinema d’animazione, e questo Ratatouille m’incuriosì sin da quando vidi i primi trailer, un anno fa. Oltretutto i produttori, la Pixar Animation Studios, se non è garanzia di capolavoro lo è almeno di un prodotto di buonissima qualità. Ma, ad essere sinceri, non mi aspettavo lo stesso di veder tessere così tanti lodi a questo loro ultimo lavoro, e ancor meno mi aspettavo di aggiungerne anche io. Perché, in effetti, Ratatouille è davvero uno splendido film. Prima di analizzare il film, comincio col dire che la ratatouille è un piatto tipico francese a base di verdure, e non il nome del topino protagonista (che si chiama Rémy).

Come tutti i film della Pixar, senza la quale la amata Walt Disney Pictures avrebbe passato dei grossi guai con il rapporto con il pubblico (c’è chi azzarda che, senza la Pixar, la Disney sarebbe oggi scomparsa), anche Ratatouille è realizzato interamente con la CGI (Computer Generated Imagery), cioè con la modellazione tridimensionale al computer. E come sempre, la prima cosa che si va ad analizzare è la resa grafica del loro lavoro. Beh, sotto questo punto di vista, Ratatouille è senza dubbio lo stato dell’arte dell’animazione CGI.

Il protagonista del film Ratatouille (2007).

Ne è passata parecchia di acqua sotto i ponti da quanto la Pixar produsse il primo film d’animazione in computer grafica per il grande schermo, Toy Story (1995). Allora attirò l’attenzione di tutti, anche se a ben vederlo la grafica era ancora artificiosa, irreale, poco convincente. Allora erano gli albori: invece, in Ratatouille fioccano i dettagli, la verosimiglianza, la naturalità dei movimenti, in un trionfo d’animazione che non ci saremmo aspettati solo cinque anni fa. Vedere i panorama di Parigi, l’acqua che si muove, i topi che corrono veloci, i protagonisti che si muovono senza impaccio è una vera delicatezza per gli occhi. Eppure si vede che non è un film “vero” o che vuole esserlo, ma è volutamente caricaturale ed è qui che il lavoro della Pixar va a puntare. Con pieno successo. Gli amanti della grafica computerizzata vorranno vedere il film solo per apprezzare tale ricchezza di dettagli. Ma basta forse questo a decretare il successo di un film?

Se così fosse, come saranno i film d’animazione nel futuro? Solo un pazzo rischierebbe di non usare la modellazione 3D per i propri lavori d’animazione, allora. Anche il prossimo film sulle Winx, prodotto tutto italiano, sarà basato sulla stessa tecnica. Se guardiamo all’elenco dei premi Award (l’Oscar, per intenderci) per il miglior film d’animazione, a partire dal 2002, anno dell’istituzione della categoria, hanno vinto Shrek (2002), Alla ricerca di Nemo (2004), Gli Incredibili (2005) e Happy Feet (2007). Si tratta di lavori quasi esclusivamente basati sulla modellazione 3D al computer. Dunque la strada è tracciata?

Forse no: perché nel 2003 vinse La città incantata di Hayao Miyazaki, e nel 2006 Wallace & Gromit: la maledizione del Coniglio Mannaro, della Aardman Animations. E si tratta di film che usano tecniche d’animazione “tradizionale”, o quantomeno con resa tradizionale.

la maledizione del Coniglio Mannaro (2006).

Il lavoro della Aardman rispolvera le vecchie di animazione con i personaggi in plastilina, tecnicamente detto claymation. Può una tale tecnica reggere con la mole grafica espressa in Ratatouille? Ovviamente no. Se nel 2006 ha battuto la concorrenza de La sposa cadavere i motivi sono altri.

Il lavoro di Miyazaki, invece, rimane fedele alle classiche rese d’animazione tipiche dei “cartoni animati”. Anche qui si perde dei dettaglio, di maestria grafica? Ebbene, in questo caso mi permetterei di dissentire, anche perché anche il mestiere dell’animatore si è rinnovato e pure allo Studio Ghibli, che ha sempre prodotto film di elevatissimo standard qualitativo, ormai non si usano più i pennelli ma tanti, tanti computer.

Una scena da La città incantata (2001).

Miyazaki è sempre stato un maestro inarrivabile dell’animazione giapponese, sia come realismo, sia come storie, sia come sceneggiature. Autore di capolavori come La Principessa Mononoke, Porco Rosso, Il mio vicino Totoro, Lupin III: il castello di Cagliostro, è un genio che purtroppo in Italia si è visto poco o proprio nulla, a parte la serie animata Conan, il ragazzo del futuro che milioni di Italiani ricorderanno caramente e che sicuramente rivedrebbero con piacere per l’eccellente sceneggiatura ed attualità della storia.

E La città incantata è un film di uno spessore fenomenale, con un simbolismo che appassiona gli adulti ma che risulta trasparente ai più piccoli, che ne assorbono il succo senza neanche saperlo. Unito tutto ad un’animazione spettacolare, si capisce facilmente come abbia vinto la statuetta nel 2003 e si capisce molto meno come mai Miyazaki non sia così famoso anche fuori dal Giappone, dove invece è un mito del cinema al pari di Akira Kurosawa (colpa di Miyazaki stesso, a dire il vero, che non si è mai impegnato per promuovere i suoi lavori fuori dal Giappone).

Invece Wallace & Gromit è semplicemente un’idea fresca ed originale, che si basa molto sulla personalità dei protagonisti (il cane è uno spasso per la sua espressività. Dunque, si può ben concludere che oltre alla grafica ci deve essere ben altro perché un film d’animazione sia valido. Ecco perché alcuni film sono stati un flop pur usando la grafica tridimensionale. E Ratatouille? Ebbene, c’è da stare tranquilli: Ratatouille non ha nulla da temere sotto questo punto di vista, perché è un film davvero ben fatto e curato, sia come storia, sia come sceneggiatura. Pur sviluppandosi sui collaudati binari del cammino di formazione (fattaccio, nuova vita, nuove occasioni, nuovi problemi, superamento dei problemi e lieto fine), è coinvolgente ed originale. E, cosa non da disprezzare, il protagonista Rémy resta comunque un sorcio e non un topo antropomorfizzato: non lo vedrete in giro con un cappellino o altri ammennicoli, ma avrà sempre le sembianze e le movenze di un topo.

Alla fine, dunque, cambiano i tempi, cambiano le tecniche, ma i bei film d’animazione spunteranno sempre fuori con le loro storie fantastiche. Ecco perché Toy Story ebbe successo. Ecco perché ce l’ha Shrek. Ecco perché Ratatouille.

Una mia previsione per gli Awards 2008: credo che vincerà proprio Ratatouille, anche se la concorrenza de I Simpson sarà molto aspra! 😉

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Published in: on lunedì, 29 ottobre 2007 at 22.09  Comments (6)  

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6 commentiLascia un commento

  1. sono rimasta veramente colpita (in positivo, ovviamente) del tuo blog!! soprattutto la parte di matematica!! mi piacerebbe mettermi in contatto con te! spero che non sarò di disturbo! aspetto con ansia un tua risposta

  2. Ciao Ilaria, non disturbi affatto, ci mancherebbe!
    Ti ho scritto un’email all’indirizzo che hai lasciato qui per il tuo commento (a proposito, finisce in .it e non in .ir, giusto? 😉), spero che ti arrivi.
    Se hai usato un indirizzo fittizio scrivi pure un altro commento con l’indirizzo corretto: lo vedrò solo io.
    Ciao, e grazie per i complimenti!

  3. Ho letto qualcosa sul tuo blog, mi ha incuriosito il fatto che tu da matematico, hai fatto delle riflessioni sulla sezione Aurea, anzi scrivi: Aggiungi un pensiero, e l’avrai elevato ad una potenza superiore.
    Sono un ingegnere elettronico e ormai dal 1992 cerco di trovare ordine tra tutti i pensieri che si affacciano in modo prepotente sulla sezione aurea………
    Ho elaborato qualche concetto matematico filosofico che pubblicerò a breve……….ti manderò una copia fammi sapere dove.

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