Fuori due!

il governo Prodi ancora una volta a casa. La volta buona?

E così, ancora una volta, il governo Prodi dimostra di non avere i numeri per andare avanti. Che il governo fosse debole l’avevo già detto, e anzi è durato più del previsto perché sono passati ben 11 mesi dall’ultima sfiducia. Comunque è ora di decidersi su cosa fare, perché è evidente che riproporre Prodi ed un altro esecutivo sarebbe una buffonata fatta solo per tirare avanti e senza alcun beneficio per il Paese.

Mi starebbe bene anche un governo tecnico di breve durata, anche se “breve durata”, quando si parla di poltrone politiche, è un’espressione molto relativa. Ma questa sinistra immobile non ce la voglio più, no no. Vediamo domani.

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Published in: on giovedì, 24 gennaio 2008 at 22.30  Lascia un commento  
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Tempi oscuri

O forse dovrei dire oscurati, od oscurantisti, perché francamente mi pare che dopo due secoli di illuminismo e positivismo una buona parte della gente abbia davvero perso la bussola e confonda i punti cardinali. Tanto per non essere “oscuro” a mai volta, mi sto riferendo al discorso che il Papa avrebbe dovuto tenere all’apertura dell’anno accademico alla Sapienza di Roma ed alle conseguenti polemiche.

Vero, certo, la Chiesa quanto ad oscurantismo ha un passato assai deplorevole, e qualcuno potrebbe dire anche oggi, ad esempio relativamente alle posizioni ecclesiastiche in tema di contraccezione e di etica scientifica. Di fatto, però, la Chiesa è da un po’ che non “oscura” nessuno: si esprime, invita i fedeli ad assumere determinate posizioni, influenza la vita sociale e politica degli Italiani. E molti Italiani seguono la Chiesa ed il Papa: questo è innegabile, come è innegabile che non avviene tramite coercizione o abuso di autorità sulle coscienze della gente. Non più, almeno. Ma questo dà fastidio, e non poco, a chi il Papa non lo ascolta. Ed il fastidio si tramuta in opposizione, in avversione, anche in livore.

Tutto è nato da una lettera di dissenso, firmata da 67 professori di fisica dell’ateneo, all’invito del Papa da parte del Rettore Magnifico. Le cause di questo dissenso risiedono in una presunta giustificazione del processo a Galileo da parte della Chiesa. Il dissenso ci può stare, la cattiva informazione meno (le parole citate dall’allora cardinale Ratzinger nel 1990 erano di Feyerabend, da cui è ideologicamente ben distante). Quello che assolutamente non ci può stare è prendere quel dissenso come pretesto per montare una gazzarra mai vista con lo scopo di impedire che il Papa pronunci il suo intervento. E così un centro di attività culturale e scientifica si è trasformato in una trappola per tappare la bocca la Pontefice.

Impedire al Papa di parlare, perché? Perché la Sapienza, pur essendo stata fondata da un Papa, è un’istituzione laica? Ma Benedetto XVI non l’ha mai messo in dubbio, e l’avrebbe ribadito nel suo intervento. Esplicitamente: “[La Sapienza] oggi è un’università laica con quell’autonomia che, in base al suo stesso concetto fondativo, ha fatto sempre parte della natura di università, la quale deve essere legata esclusivamente all’autorità della verità. Nella sua libertà da autorità politiche ed ecclesiastiche l’università trova la sua funzione particolare, proprio anche per la società moderna, che ha bisogno di un’istituzione del genere.”

Dunque minacce alla libertà dell’università non ce ne sarebbero state. Ma non è che, invece, la “laicità” di questi individui è così labile da poter essere messa in crisi dalla sola presenza del Papa? Non lo credo, e dunque ritengo che il motivo più plausibile è che l’anticlericalismo (che ha ben poco di scientifico) arda tanto in certi individui da non fargli sopportare il fatto che qualcuno, il Papa, lo ascolta davvero. E quindi, spacciando il loro accanimento come una difesa per la laicità e per il ruolo culturale dell’università, certi studenti che l’università magari la frequentano da un po’ troppi anni, mentre molto meno le biblioteche, si sono dati da fare ad “okkupare” rettorati, scrivere striscioni deliranti (“Il Papa è contro l’università” ed altre aminità) ed a giustificarsi in maniera scombiccherata a chi chiedeva loro il perché.

Il Papa non è un uomo universitario? A parte il fatto che invece lo è (ha insegnato a Ratisbona), anche se non lo fosse non dovrebbe parlare alla Sapienza? Così è stata del tutto dimenticata la lezione illuminista che affermava di fare di tutto perché qualcuno si esprima, anche se non si è d’accordo? Per di più, stiamo parlando di un eminente personaggio della cultura e della società, e questo è innegabile.

Qualcuno dirà che è stato invece il Papa a ritirarsi. Benedetto XVI, per quanto si detesti, non è uno stupido e non vuole creare disordini. Avrà pensato che per dire quei pochi concetti che aveva in mente, non sarebbe valsa la pena di affrontare rischi – non tanto per sé ma per le forze dell’ordine. L’intervento l’ha mandato lo stesso, è stato chiaro e per nulla oscurantista, come tanti invece avranno supposto a priori che lo fosse.

Qualcun altro dire che se il Papa non ha parlato alla Sapienza può comunque parlare in piazza ed aver voce nei tanti spazi che i mass media gli mettono a disposizione. Bisogna precisare che il Pontefice non ha deciso di parlare alla Sapienza di sua volontà, ma perché invitato dal Rettore: quello spazio gli è stato offerto, non se lo è preso. In ogni caso, non avrebbe tenuto un angelus del giovedì, ma un discorso universitario. Ed ha tutte le carte in regola per farlo, per quanto si possa non essere d’accordo con lui.

Davvero non mi capacito non di chi non è d’accordo, ma di chi non avrebbe mai voluto l’intervento di Ratzinger alla Sapienza. Di solito, quando non si è d’accordo con qualcuno, non lo si ascolta e basta: questo ci ha insegnato l’Illuminismo. Ma ora le parole: “È per me motivo di profonda gioia incontrare la comunità della Sapienza”, che Benedetto XVI avrebbe dovuto pronunciare lo scorso giovedì, suonano invece tristi e strozzate.

Edison addio!

Forse il grande inventore Thomas Alva Edison sapeva che prima o poi sarebbe successo, magari senza sapere quando. Di certo può cogliere assai di sorpresa la notizia inizio dicembre secondo cui il governo ha messo al bando le lampadine ad incandescenza a partire dal 2010. Può sorprendere, dicevo, perché gli scaffali di supermercati, negozi di fai-da-te e di elettronica hanno ancora scaffali stracolmi di lampadine di questo tipo: nel giro di due anni spariranno tutte.

La proposta, presentata ovviamente dai Verdi, viene accompagnata da toni trionfalistici di aria più pulita e bollette meno care. Veniamo dunque ai numeri: Angelo Bonelli, capogruppo dei Verdi alla Camera, parla di un risparmio annuo di 5600 GWh. Sinceramente non so come abbia ricavato queste cifre, di certo non capiterà dall’oggi al domani visto che l’adeguamento sarà graduale, ma voglio far notare che nel 2006 il fabbisogno energetico dell’Italia è stato di 337 796 GWh. Cioè, la proposta ambientalista ci consentirà di risparmiare circa l’1.6% del nostro fabbisogno. Meglio che niente, qualcuno dirà. Secondo me non ci arriveremo neanche (stiamo parlando di 100 KWh annui pro capite circa), anche perché sono già tantissime le famiglie italiane che hanno adottato in massa le lampade a fluorescenza (di cui avevo già parlato in passato). Vorrei giusto far notare come dal 2005 al 2006 c’è stato un incremento del fabbisogno del 2.2%, cioè più di quanto la direttiva ambientalista ci farà presumibilmente risparmiare. In più abbiamo tanti “simpatici” risvolti.

Il fatto è che le lampade a fluorescenza non sono adatte a tutti gli scopi, ma ci sono situazioni nelle quali non si può fare a meno delle lampade ad incandescenza. C’è gente che non sopporta, per motivi patologici, la luce delle lampade fluorescenti. C’è chi preferisce avere uno spettro migliore della luce (ad esempio un gioielliere che deve illuminare la merce, o solo per un bel lampadario di cristallo). C’è anche chi vuole proprio il calore emesso da una lampada ad incandescenza, per motivi suoi (un Dolce Forno? :mrgreen:). O magari serve una lampadina come lampeggiante, compito per il quale le lampade a fluorescenza non sono per niente adatte.

Insomma, sono ancora tanti i compiti per cui le lampade a fluorescenza sono poco indicate. A questo i Verdi non paiono pensare: meglio passare per i paladini della Natura che sconfiggono il “nemico”, senza contare che a volte il tappo può essere peggio del buco. E’ un loro vizio…

La direttiva soleridente include inoltre il bando, a partire dal 2011, degli elettrodomestici che non consentono lo spegnimento completo dell’apparecchio, lasciandolo in stand-by. Negli ultimi mesi ce l’hanno menata un bel po’ con questa storia che quelle lucine che rimangono accese del televisore consumano un sacco di corrente e distruggono la foresta amazzonica. In pochi, però, hanno quantificato questo reale consumo, che in realtà è sempre di pochi watt, circa 1-3 a seconda dell’apparecchio. Il tutto è esemplificato dai numeri di Bonelli, che parla di 2 milioni di KWh all’anno. Cioè, circa 450 000 euro. Cioè, neanche un centesimo a testa. In un anno. E roba tipo un risparmio di una parte su 169 milioni del nostro fabbisogno. Ora, io voglio trovare l’italiano che non spenderebbe un centesimo all’anno per avere la comodità di non doversi ogni volta alzare per spegnere ogni apparecchio che utilizza. Se uno vuole davvero spegnere tutto, può anche prendersi la briga di staccare la spina!

In “compenso”, possono improvvisamente dal mercato tanti elettrodomestici che, pur non avendo il famoso tasto di spegnimento, possono avere tanti altri vantaggi in termini ambientali o di risparmio energetico. Il primo esempio che mi viene è quello delle console dei videogiochi di ultima generazione.

La Nintendo Wii e la Sony Playstation 3

La Nintendo e la Sony hanno lanciato, verso la fine del 2006, le loro ultime console per videogiochi, chiamate rispettivamente Wii e Playstation 3 (PS3). La PS3 ha già subito modifiche ed innovazioni, e dai modelli iniziali che consumavano circa 180-200 W durante le fasi di gioco se è passati ai circa 135 W. La Wii invece è sempre la stessa, ed il consumo durante il gioco si attesta sui 17-18 W: stiamo parlando di un consumo dell’ordine delle 7.5-11 volte inferiore! Per la cronaca, entrambe le console consumano meno di 2 W in stand-by (meno di 3 euro all’anno).

Orbene, la PS3 ha il famoso tasto di spegnimento completo, mentre la Wii non ce l’ha. Dobbiamo dunque aspettarci che la Wii non potrà più essere venduta in Italia, nonostante gli evidentissimi vantaggi in termini di consumo? Solo per risparmiare neanche 3 euro all’anno? Qualcuno dirà che la Wii e la PS3 occupano segmenti diversi del mercato videoludico, ma per questo dobbiamo mettere al bando una console che in poco più di un anno ha venduto 20 milioni di pezzi in tutto il mondo (più del doppio della PS3)? Questo è solo un esempio di come si può depauperare un mercato per ottenere un vantaggio che definire ridicolo è poco!

Questi degli ambientalisti sono i soliti proclami per ergersi a difensori del bene comune, ma in realtà a me paiono solo prese per i fondelli. Se davvero vogliamo risparmiare energia in maniera sensibile, perché non poniamo un rimedio agli sprechi della nostra rete elettrica nazionale, che da sola butta in effetto Joule ben il 17% del nostro fabbisogno nazionale? Ma questo vorrebbe dire sostituire i tralicci a 200 KV con altri da 1000 KV, e questo non è accettabile per i Verdi e la loro campagna contro il cosiddetto “elettrosmog”.

L’ultima chicca è lo spot del Ministero che ci invita a spegnere il televisore: ebbene, la sua realizzazione e messa in onda, quanto ci sono costate?