Tempi oscuri

O forse dovrei dire oscurati, od oscurantisti, perché francamente mi pare che dopo due secoli di illuminismo e positivismo una buona parte della gente abbia davvero perso la bussola e confonda i punti cardinali. Tanto per non essere “oscuro” a mai volta, mi sto riferendo al discorso che il Papa avrebbe dovuto tenere all’apertura dell’anno accademico alla Sapienza di Roma ed alle conseguenti polemiche.

Vero, certo, la Chiesa quanto ad oscurantismo ha un passato assai deplorevole, e qualcuno potrebbe dire anche oggi, ad esempio relativamente alle posizioni ecclesiastiche in tema di contraccezione e di etica scientifica. Di fatto, però, la Chiesa è da un po’ che non “oscura” nessuno: si esprime, invita i fedeli ad assumere determinate posizioni, influenza la vita sociale e politica degli Italiani. E molti Italiani seguono la Chiesa ed il Papa: questo è innegabile, come è innegabile che non avviene tramite coercizione o abuso di autorità sulle coscienze della gente. Non più, almeno. Ma questo dà fastidio, e non poco, a chi il Papa non lo ascolta. Ed il fastidio si tramuta in opposizione, in avversione, anche in livore.

Tutto è nato da una lettera di dissenso, firmata da 67 professori di fisica dell’ateneo, all’invito del Papa da parte del Rettore Magnifico. Le cause di questo dissenso risiedono in una presunta giustificazione del processo a Galileo da parte della Chiesa. Il dissenso ci può stare, la cattiva informazione meno (le parole citate dall’allora cardinale Ratzinger nel 1990 erano di Feyerabend, da cui è ideologicamente ben distante). Quello che assolutamente non ci può stare è prendere quel dissenso come pretesto per montare una gazzarra mai vista con lo scopo di impedire che il Papa pronunci il suo intervento. E così un centro di attività culturale e scientifica si è trasformato in una trappola per tappare la bocca la Pontefice.

Impedire al Papa di parlare, perché? Perché la Sapienza, pur essendo stata fondata da un Papa, è un’istituzione laica? Ma Benedetto XVI non l’ha mai messo in dubbio, e l’avrebbe ribadito nel suo intervento. Esplicitamente: “[La Sapienza] oggi è un’università laica con quell’autonomia che, in base al suo stesso concetto fondativo, ha fatto sempre parte della natura di università, la quale deve essere legata esclusivamente all’autorità della verità. Nella sua libertà da autorità politiche ed ecclesiastiche l’università trova la sua funzione particolare, proprio anche per la società moderna, che ha bisogno di un’istituzione del genere.”

Dunque minacce alla libertà dell’università non ce ne sarebbero state. Ma non è che, invece, la “laicità” di questi individui è così labile da poter essere messa in crisi dalla sola presenza del Papa? Non lo credo, e dunque ritengo che il motivo più plausibile è che l’anticlericalismo (che ha ben poco di scientifico) arda tanto in certi individui da non fargli sopportare il fatto che qualcuno, il Papa, lo ascolta davvero. E quindi, spacciando il loro accanimento come una difesa per la laicità e per il ruolo culturale dell’università, certi studenti che l’università magari la frequentano da un po’ troppi anni, mentre molto meno le biblioteche, si sono dati da fare ad “okkupare” rettorati, scrivere striscioni deliranti (“Il Papa è contro l’università” ed altre aminità) ed a giustificarsi in maniera scombiccherata a chi chiedeva loro il perché.

Il Papa non è un uomo universitario? A parte il fatto che invece lo è (ha insegnato a Ratisbona), anche se non lo fosse non dovrebbe parlare alla Sapienza? Così è stata del tutto dimenticata la lezione illuminista che affermava di fare di tutto perché qualcuno si esprima, anche se non si è d’accordo? Per di più, stiamo parlando di un eminente personaggio della cultura e della società, e questo è innegabile.

Qualcuno dirà che è stato invece il Papa a ritirarsi. Benedetto XVI, per quanto si detesti, non è uno stupido e non vuole creare disordini. Avrà pensato che per dire quei pochi concetti che aveva in mente, non sarebbe valsa la pena di affrontare rischi – non tanto per sé ma per le forze dell’ordine. L’intervento l’ha mandato lo stesso, è stato chiaro e per nulla oscurantista, come tanti invece avranno supposto a priori che lo fosse.

Qualcun altro dire che se il Papa non ha parlato alla Sapienza può comunque parlare in piazza ed aver voce nei tanti spazi che i mass media gli mettono a disposizione. Bisogna precisare che il Pontefice non ha deciso di parlare alla Sapienza di sua volontà, ma perché invitato dal Rettore: quello spazio gli è stato offerto, non se lo è preso. In ogni caso, non avrebbe tenuto un angelus del giovedì, ma un discorso universitario. Ed ha tutte le carte in regola per farlo, per quanto si possa non essere d’accordo con lui.

Davvero non mi capacito non di chi non è d’accordo, ma di chi non avrebbe mai voluto l’intervento di Ratzinger alla Sapienza. Di solito, quando non si è d’accordo con qualcuno, non lo si ascolta e basta: questo ci ha insegnato l’Illuminismo. Ma ora le parole: “È per me motivo di profonda gioia incontrare la comunità della Sapienza”, che Benedetto XVI avrebbe dovuto pronunciare lo scorso giovedì, suonano invece tristi e strozzate.

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