Baraonda energetica, III: l’eolico

Si può dire che anche l’eolico sia una forma di energia solare, in quanto è il Sole la principale causa del clima sulla terra, e quindi della creazione di zone di alta e bassa pressione che determinano i venti. Il modo di sfruttare quest’energia addizionale dal sole, però, è del tutto diversa.

La nostra bandiera al vento

In tutto il mondo, la potenza media globale dei venti è di circa 870 TW, oltre 50 volte superiore al consumo energetico dell’umanità in un secondo. Non sono gli 86 mila terawatt dell’energia solare, ma è comunque molto più di quanto necessitiamo. E c’è il vantaggio che sfruttare questa risorsa è molto più semplice rispetto al solare: bastano qualche pala, una dinamo, l’allacciamento alla rete elettrica e siamo già pronti a produrre energia. Ed a costi nettamente più contenuti.

Nel 2007, secondo i calcoli del Global Wind Energy Council (GWEC), un impianto di generazione eolica di larga scala ha un costo di costruzione di circa 1300 euro per chilowattora di potenza installata, cioè di potenza che il generatore eolico è capace di fornire come massimo. Tale rapporto sale leggermente con la potenza: i più moderni generatori eolici possono arrivare a potenze nominali di ben 2 megawatt, dal costo di 3.5 milioni di euro (esempi qui e qui per il generatore Enercon E-82). Può sembrare una cifra molto elevata, e tuttavia vorrei ricordare che per raggiungere 2 MW di potenza installata con il solare termodinamico servono ben 12.4 milioni di euro (parlando della moderna centrale Andasol-1), per meglio tacere del fotovoltaico. Una centrale a carbone ha costi al megawatt del tutto simili. Ma non è finita, perché l’energia eolica è una tecnologia in fase ancora di maturazione, ed è possibile che nel futuro i costi di costruzione e manutenzione degli impianti saranno ancora più competitivi.

Turbina Enercon E-70 da 2.3 MW a Reading, GB (da Wikipedia)

Turbina Enercon E-70 da 2.3 MW a Reading, GB (da Wikipedia)

Non è un caso che nel 2007, sempre secondo il GWEC, la potenza eolica globale installata sia aumentata di ben il 27% rispetto al 2006, con 20 GW circa di potenza installata in più. L’Italia non è stata da meno, con un incremento del 28.4%. Sembra, quindi, che davvero l’energia eolica possa rappresentare l’energia del futuro: economica, non inquinante, in pieno sviluppo. Ma davvero le cose stanno così?

Purtroppo no: ci sono parecchi risvolti da considerare anche quando si parla di energia eolica, e si tratta di considerazioni che macchiano indelebilmente il “sogno” dell’energia pulita per tutti. In primo luogo, fino ad ora ho parlato solo di potenza installata, che purtroppo è cosa ben diversa dalla potenza reale che può fornire l’impianto. Mentre una centrale a carbone da 1 GW di potenza produrrà quasi sempre 1 GW di elettricità (tranne nei periodi di manutenzione), un parco eolico da 1 GW non raggiungerà quasi mai questa potenza. Per fare due conti, nel 2007 la Germania, il leader mondiale della produzione di elettricità dal vento, aveva una potenza installata di ben 22247 MW con i suoi generatori eolici: una cifra pari al 33% del fabbisogno medio annuale elettrico della nazione. Eppure, con tutta quella potenza installata in Germania si sono prodotti “solo” 39.5 TWh (terawattora) di energia elettrica, a fronte di un consumo nazionale di circa 585 TWh: insomma, dal vento la Germania ha coperto “appena” il 6.75% del suo fabbisogno elettrico. In sostanza, è come se le turbine eoliche tedesche fossero sempre andate al 20% della loro potenza massima. La Spagna (altro Paese di grande sviluppo del mercato eolico) nel 2006 è andata meglio, con il 29.3%; gli Stati Uniti, circa il 25.5%; la Danimarca il 27%.

In definitiva, l’economicità di una centrale eolica è seriamente messa in dubbio da questi fattori. Eppure, se si esclude l’idroelettrico ed il geotermico, l’eolico rimane sicuramente la fonte rinnovabile più conveniente, anche in virtù del fatto che, rispetto alla centrale a carbone presa come esempio, non consuma alcun tipo di carburante. Per confronto, in media nel 2006 gli Stati Uniti hanno speso 35 miliardi di dollari (circa 30 miliardi di euro di allora) per le loro centrali a carbone, della potenza installata di 313 GW: si può quindi assumere che una centrale a carbone da 1 GW di potenza installata, pur costando “appena” un miliardo di euro circa per la costruzione, consuma intorno ai 100 milioni di euro di carbone all’anno. Senza contare i costi di manutenzione dei due impianti, è comunque chiaro che con l’andare del tempo la competitività degli impianti eolici aumenta.

Ci sono però altri problemi legati allo sfruttamento dell’energia eolica. Innanzitutto, non si può sfruttare sempre e dovunque: ci sono zone meno adatte allo sfruttamento dell’eolico. In Italia queste sono situate soprattutto al sud, in particolare in Sardegna ed in Sicilia, poi la Puglia. L’atlante eolico del CESI può dare un’idea adeguata della distrubuzione dei venti nella penisola e, soprattutto, della produzione elettrica potenziale (espressa in MWh/MW annui, cioè dei MWh prodotti in un anno per ogni MW di potenza installata). Inoltre, i “parchi eolici” non sono di dimensioni trascurabili: per ottimizzare lo sfruttamento del vento, si richiedono circa 10 ettari di terreno per ogni megawatt di potenza installata. Una centrale da 1 GW occuperebbe, quindi, circa 100 chilometri quadrati! Numeri affatto trascurabili, che di fatto riducono la potenza installabile in Italia a circa 45 GW, che ci porterebbe ad una potenza reale di circa 10 GW, intorno cioè al 25% del nostro attuale fabbisogno energetico (costandoci circa 60 miliardi di euro). Purtroppo, non credo che neanche in futuro riusciremo mai ad andare oltre questa percentuale.

C’è poi un ultimo, e sempre meno trascurabile, problema legato agli impianti eolici: l’impatto locale. A parte la morìa di uccelli che si schiantano contro le pale (in realtà, abbastanza limitata), ed il rumore denunciato dalla gente che abita intorno alle turbine, i generatori eolici migliori (dalle centinaia di chilowatt in su) sono grandi, enormi. Il generatore Enercon E-70 nella foto sopra può essere alto fino a 113 metri, ed ha pale per un diametro di 71 metri. Inutile dire che in tanti giudicherebbero tale costruzione, paradossalmente, un “ecomostro”. Ed infatti sono in tanti i comuni in Italia che rinunciano ai parchi eolici, proprio per ragioni estetiche.

Una soluzione parziale ci sarebbe: l’eolico off-shore, cioè a largo della costa. Non è un mistero che il vento, nel mare, sia decisamente più elevata. In virtù di ciò, la Danimarca ha sfruttato i bassi fondali dei suoi mari per installare una potenza di oltre 3.1 GW da generatori eolici, abbastanza da soddisfare il 16.8% del fabbisogno di energia elettrica danese nel 2006. Il rovescio della medaglia è che l’eolico off-shore costa ovviamente di più come costruzione e manutenzione degli impianti, tant’è vero che in Danimarca l’energia elettrica per i privati costa più che da noi (23 centesimi di euro al KWh contro i nostri 19), ma è un modo per alleviare il problema dell’impatto visivo.

In Italia, purtroppo, i mari sono generalmente profondi, e quando non lo sono (come l’Adriatico) vi soffia poco vento, però qualcosa si può fare. Ma quando leggo che il primo impianto del genere in Italia, a tre miglia nautiche dalla costa di Gela, ha trovato comunque l’opposizione del sindaco (pure di sinistra) del paese, nonostante Gela abbia ormai poco da perdere dal punto di vista paesaggistico, penso che in fondo l’eolico in Italia avrà sempre poco successo, e forse manco ce lo meritiamo. Anzi, mi sorprendo che in fondo l’Italia sia il settimo produttore mondiale di energia elettrica dall’eolico, davanti a Paesi come Francia, Regno Unito, Canada ed Australia.

Aggiornamento 5/8/2008: anche il nuovo sindaco di Salemi (TP), Vittorio Sgarbi, si è dichiarato contrario all’installazione di generatori eolici nel comune che amministra. Afferma che deturpano il paesaggio, ed in alcuni casi può aver ragione; afferma che fanno un “rumore infernale” e, per quanto la questione del rumore sia ancora da approfondire in maniera esaustiva, ha torto (in realtà, non si tratta di niente di insopportabile); e certamente ha torto quando si mette a parlare di “energia che viene indebitamente sottratta” a Salemi… Forse un po’ meglio rispetto al sindaco di Gela, ma insomma, pare proprio che con queste fonti rinnovabili, in Italia, ci accenderemo giusto un paio di lampadine a fluorescenza.

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Published in: on lunedì, 28 luglio 2008 at 22.14  Comments (3)  
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3 commentiLascia un commento

  1. […] La centrale rappresenta un progetto di avanguardia nello sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, e nella diversificazione necessaria per la produzione di energia, ma nel futuro non potremo […]

    • EgregI investitori a me mi viene sempre qualche idea,per quado
      riguarda l’energia elettrica e l’inquinamento atmosferico,
      un esempio,(riscaldamento domesico e anche industriale)
      se si costruisce una caldaia con un motore a gas, con un
      genertore che produce energia elettrica.Non sara’ un grande
      guadagno per tutti. Penso che come riscaldamento rende poco,
      ma con qualche modifica,si puo ottenere di piu.
      E in piu,c’è un guadagno con l’energia che si produce.

  2. […] Germania […]


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