Baraonda energetica, I

Era da tempo che volevo parlare di fonti di energia e di approvigionamento energetico, in ottica principalmente futura. L’argomento è quanto mai non solo “di moda”, perché la questione è di un’importanza che va oltre la moda, ma proprio di interesse nazionale. Il prezzo del petrolio ha raggiunto livelli che solo due anni fa avremmo definito da capogiro, i carburanti sono sempre più salati, e di conseguenza i trasporti incidono sempre di più sui prezzi finali, col risultato di avere un’inflazione al 3.8% senza avere una crescita economia che lo giustifichi (e dunque anzi ne risente terribilmente). Senza contare, poi, i costi dell’elettricità e del gas per il riscaldamento e per la cucina.

Questo sarà il primo di una serie di articoli che voglio scrivere sull’argomento, perché sento che in giro c’è parecchia disinformazione, che riguarda soprattutto la comprensione delle cifre in gioco, che invece giocano un ruolo fondamentale nella progettazione di un piano nazionale energetico decente nei prossimi decenni. Il premier Silvio Berlusconi negli ultimi mesi ha rilanciato l’opzione nucleare per la produzione di energia in Italia; ma sempre più spesso si parla di “energie rinnovabili” (vedremo poi cosa vuol dire), come il solare e l’eolico, e dell’utilizzo di idrogeno al posto di benzina e gasolio; ed ancora di biocarburanti, termovalorizzatori, risparmio energetico e tutta una serie di concetti conciati alla bell’e meglio dai media italiani, per cui uscirne con le idee confuse può essere comprensibile.

Cominciamo innanzitutto col distinguere il concetto di energia, che viene intuitivamente compreso praticamente da tutti come “quantità di sforzo” usato da una persona od un apparecchio, da quello di potenza, che talvolta viene spesso confusa con l’energia e che invece è la quantità di energia che viene fornita o consumata nell’unità di tempo. Affermare quindi che un apparecchio è più potente di un altro, o che assorbe più potenza, significa rispettivamente che può fornire uno sforzo energetico maggiore, o può consumare una quantità di energia maggiore, in un secondo (o in un’ora, un mese, un anno…) rispetto all’altro.

Secondo il Sistema internazionale, l’unità di misura della potenza è il watt, con simbolo W, così chiamata in onore del fisico scozzese James Watt. È comune trovare quest’unità di misura in relazione alle lampadine ed alla loro capacità di illuminare; ma anche relativamente agli elettrodomestici in generale, come un forno a microonde, un asciugacapelli, un aspirapolvere, e pure un frigorifero, un televisore, una radiosveglia. Gli allacci elettrici più comuni forniscono ad ogni abitazione una potenza massima di 3 kW (cioè tremilla watt). Questo significa che la somma della potenza consumata dagli apparecchi e dalle lampadine di una casa non può superare i 3 kW, pena il distacco automatico della fornitura elettrica (e la noiosa pratica di dover riattivare il contatore… al buio, pure).

Invece, in ambito automobilistico (ed in generale motoristico), si rimane fedeli all’utilizzo del cavallo vapore (con simbolo HP, o spesso in Italia CV), corrispondente a circa 745.7 W, per indicare la potenza meccanica fornita da un motore. Questo significa che anche un’utilitaria, come può essere ad esempio la recente Fiat 500 1.2 che ha un motore da 69 HP e quindi 51 kW, è in grado di fornire una potenza ben 17 volte superiore a quella che il gestore elettrico fornisce comunemente alle abitazioni. C’è da ricordare, ovviamente, che in un caso si tratta di potenza elettrica e nell’altro meccanica, e trasformare quest’ultima nella prima è un’operazione con un’efficienza al più del 65% in impianti industriali (cioè, il 65% diventa elettricità ed il restante 35% se ne va in calore); mentre l’operazione inversa ha un’efficienza di oltre il 95%, e dunque anche da questo si capisce come l’elettricità sia una forma di energia grandemente più pregiata rispetto a quella meccanica e, soprattutto, quella termica, oltre che per gli ovvi motivi di praticità e trasportabilità.

L’unità di misura dell’energia è il joule, pronunciato comunemente “giàul” (anche se sarebbe più corretto dire “giùl”, /ˈdʒuːl/, dal fisico inglese James Prescott Joule) ed indicato con il simbolo J. Tuttavia, negli impieghi più comuni non viene usato quasi mai il joule, quanto piuttosto, in ambito soprattutto alimentare, la chilocaloria (o “grande caloria”, o più comunemente ed erroneamente solo “caloria”), con simbolo kcal, corrispondente a 4186.8 joule; ed in ambito più propriamente elettrico il kilowattora, con simbolo kWh, corrispondente a 3.6 milioni di joule. Per i condizionatori d’aria si usa anche il Btu/h, dove un Btu è una british thermal unit, unità britannica di calore, definita in maniera simile alla caloria ma con le unità di misura tipiche anglosassoni. Un Btu equivale a circa 1055 joule. Questo dato però non si riferisce al consumo dell’apparecchio (che può essere anche inferiore, nei modelli più efficienti), ma alla sua capacità di raffreddare o riscaldare l’aria, cioè di immettere o portare via energia termica dall’aria.

Il kilowattora è l’energia consumata da un apparecchio della potenza di 1 kW in un’ora esatta. O da un phon da 1500 W in 40 minuti, o da un condizionatore da 2 kW in mezz’ora, o da un forno a microonde da 750 W in un’ora e venti minuti alla massima potenza. Un kWh, in Italia, costa ad un utente privato circa 19 centesimi di euro.

Per ora, concentriamoci sul fabbisogno di elettricità delle case e delle industrie italiane. Secondo l’ultimo recente rapporto Terna, nel 2007 l’Italia ha consumato 339.9 TWh (terawattora, cioè miliardi di kWh) di energia elettrica, in aumento dello 0.7% rispetto al 2006. Questo quantitativo, che è talmente grande da essere difficile da immaginare, è comunque circa un settimo dell’energia totale consumata in Italia, e circa i due terzi del fabbisogno di carburante per l’autotrazione, cioè per le auto, i camion, i treni diesel, gli aerei.

Di questi 339.9 TWh di energia elettrica consumati dall’Italia, che corrispondono ad una potenza consumata media di 38.7 GW, solo 293.6 provengono dal nostro territorio, ed i restanti 46.3 (il 13.6% del totale) sono acquistati dall’estero. Si noti, inoltre, che ben 21 TWh di energia vengono dispersi dalla rete elettrica. E non si tratta del solito “spreco all’italiana” (o almeno, solo in parte), ma di un fenomeno irrisolvibile e “fisiologico” del trasporto di energia elettrica, noto come effetto Joule (ancora lui!). Ma non è finita.

La nostra produzione di elettricità si basa per ben l’84.3% sul termoelettrico, cioè sulle centrali che sfruttano la combustione di gas, petrolio, carbone e biomasse: sono tutte fonti “deprecabili”, nel senso che sfruttano la combustione e che quindi comportano direttamente inquinamento dell’aria ed aumento dei cosiddetti “gas serra” nella nostra atmosfera. Per di più, dal momento che tale produzione è basata per il 66.1% dal gas naturale, per il 15.7% dal carbone e per l’8.2% da petrolio e derivati (per fortuna in netto calo), e che di tali materie prima l’Italia ne è assai povera, questo si traduce sostanzialmente in un’enorme importazione di tali fonti, e quindi di una colossale dipendenza dall’estero per il nostro fabbisogno di energia elettrica. Non sorprende che in Italia l’energia costi così cara.

E le fonti “rinnovabili”? Con “rinnovabile” s’intende una fonte energetica che è possibile sfruttare indefinitamente nel tempo, come nel caso del sole, del vento, dei fiumi, dei moti ondosi, del calore del sottosuolo. L’energia idroelettrica copre quasi tutto il resto del nostro fabbisogno elettrico nazionale, con il 12.6% (in forte calo rispetto al 2006 a causa della siccità, ma si spera che questo 2008 ben più piovoso riaggiusti le cose); l’energia geotermica ha contribuito nel 2007 per l’1.75%, quella eolica per l’1.3% (con una produzione in aumento del 36.1% rispetto al 2006). E l’energia solare? Parliamo di numeri talmente bassi da sembrare ridicoli: appena lo 0.013% della produzione nazionale, solo 39 GHw in tutto il 2007. Eppure, è un dato oltre 16 volte più alto rispetto al 2006. E per chi se lo chiedesse: no, non siamo un Paese con un occhio particolarmente negligente verso questa fonte di energia. Al limite, sono Germania e Giappone ad essere Paesi particolarmente fiduciosi.

Alla luce di questi dati, vorrei discutere su quali possono essere le migliori opzioni per la produzione energetica nazionale, ed anche europea, se non addirittura globale, per i prossimi decenni, ed inquadrare tutto il fenomeno all’interno del contesto economico, ambientale e politico. Nel prossimo articolo, parlerò proprio della risorsa che Italia pare essere la meno sfruttata, e sui cui in tanti ripongono immensa fiducia: il solare.

Edison addio!

Forse il grande inventore Thomas Alva Edison sapeva che prima o poi sarebbe successo, magari senza sapere quando. Di certo può cogliere assai di sorpresa la notizia inizio dicembre secondo cui il governo ha messo al bando le lampadine ad incandescenza a partire dal 2010. Può sorprendere, dicevo, perché gli scaffali di supermercati, negozi di fai-da-te e di elettronica hanno ancora scaffali stracolmi di lampadine di questo tipo: nel giro di due anni spariranno tutte.

La proposta, presentata ovviamente dai Verdi, viene accompagnata da toni trionfalistici di aria più pulita e bollette meno care. Veniamo dunque ai numeri: Angelo Bonelli, capogruppo dei Verdi alla Camera, parla di un risparmio annuo di 5600 GWh. Sinceramente non so come abbia ricavato queste cifre, di certo non capiterà dall’oggi al domani visto che l’adeguamento sarà graduale, ma voglio far notare che nel 2006 il fabbisogno energetico dell’Italia è stato di 337 796 GWh. Cioè, la proposta ambientalista ci consentirà di risparmiare circa l’1.6% del nostro fabbisogno. Meglio che niente, qualcuno dirà. Secondo me non ci arriveremo neanche (stiamo parlando di 100 KWh annui pro capite circa), anche perché sono già tantissime le famiglie italiane che hanno adottato in massa le lampade a fluorescenza (di cui avevo già parlato in passato). Vorrei giusto far notare come dal 2005 al 2006 c’è stato un incremento del fabbisogno del 2.2%, cioè più di quanto la direttiva ambientalista ci farà presumibilmente risparmiare. In più abbiamo tanti “simpatici” risvolti.

Il fatto è che le lampade a fluorescenza non sono adatte a tutti gli scopi, ma ci sono situazioni nelle quali non si può fare a meno delle lampade ad incandescenza. C’è gente che non sopporta, per motivi patologici, la luce delle lampade fluorescenti. C’è chi preferisce avere uno spettro migliore della luce (ad esempio un gioielliere che deve illuminare la merce, o solo per un bel lampadario di cristallo). C’è anche chi vuole proprio il calore emesso da una lampada ad incandescenza, per motivi suoi (un Dolce Forno? :mrgreen:). O magari serve una lampadina come lampeggiante, compito per il quale le lampade a fluorescenza non sono per niente adatte.

Insomma, sono ancora tanti i compiti per cui le lampade a fluorescenza sono poco indicate. A questo i Verdi non paiono pensare: meglio passare per i paladini della Natura che sconfiggono il “nemico”, senza contare che a volte il tappo può essere peggio del buco. E’ un loro vizio…

La direttiva soleridente include inoltre il bando, a partire dal 2011, degli elettrodomestici che non consentono lo spegnimento completo dell’apparecchio, lasciandolo in stand-by. Negli ultimi mesi ce l’hanno menata un bel po’ con questa storia che quelle lucine che rimangono accese del televisore consumano un sacco di corrente e distruggono la foresta amazzonica. In pochi, però, hanno quantificato questo reale consumo, che in realtà è sempre di pochi watt, circa 1-3 a seconda dell’apparecchio. Il tutto è esemplificato dai numeri di Bonelli, che parla di 2 milioni di KWh all’anno. Cioè, circa 450 000 euro. Cioè, neanche un centesimo a testa. In un anno. E roba tipo un risparmio di una parte su 169 milioni del nostro fabbisogno. Ora, io voglio trovare l’italiano che non spenderebbe un centesimo all’anno per avere la comodità di non doversi ogni volta alzare per spegnere ogni apparecchio che utilizza. Se uno vuole davvero spegnere tutto, può anche prendersi la briga di staccare la spina!

In “compenso”, possono improvvisamente dal mercato tanti elettrodomestici che, pur non avendo il famoso tasto di spegnimento, possono avere tanti altri vantaggi in termini ambientali o di risparmio energetico. Il primo esempio che mi viene è quello delle console dei videogiochi di ultima generazione.

La Nintendo Wii e la Sony Playstation 3

La Nintendo e la Sony hanno lanciato, verso la fine del 2006, le loro ultime console per videogiochi, chiamate rispettivamente Wii e Playstation 3 (PS3). La PS3 ha già subito modifiche ed innovazioni, e dai modelli iniziali che consumavano circa 180-200 W durante le fasi di gioco se è passati ai circa 135 W. La Wii invece è sempre la stessa, ed il consumo durante il gioco si attesta sui 17-18 W: stiamo parlando di un consumo dell’ordine delle 7.5-11 volte inferiore! Per la cronaca, entrambe le console consumano meno di 2 W in stand-by (meno di 3 euro all’anno).

Orbene, la PS3 ha il famoso tasto di spegnimento completo, mentre la Wii non ce l’ha. Dobbiamo dunque aspettarci che la Wii non potrà più essere venduta in Italia, nonostante gli evidentissimi vantaggi in termini di consumo? Solo per risparmiare neanche 3 euro all’anno? Qualcuno dirà che la Wii e la PS3 occupano segmenti diversi del mercato videoludico, ma per questo dobbiamo mettere al bando una console che in poco più di un anno ha venduto 20 milioni di pezzi in tutto il mondo (più del doppio della PS3)? Questo è solo un esempio di come si può depauperare un mercato per ottenere un vantaggio che definire ridicolo è poco!

Questi degli ambientalisti sono i soliti proclami per ergersi a difensori del bene comune, ma in realtà a me paiono solo prese per i fondelli. Se davvero vogliamo risparmiare energia in maniera sensibile, perché non poniamo un rimedio agli sprechi della nostra rete elettrica nazionale, che da sola butta in effetto Joule ben il 17% del nostro fabbisogno nazionale? Ma questo vorrebbe dire sostituire i tralicci a 200 KV con altri da 1000 KV, e questo non è accettabile per i Verdi e la loro campagna contro il cosiddetto “elettrosmog”.

L’ultima chicca è lo spot del Ministero che ci invita a spegnere il televisore: ebbene, la sua realizzazione e messa in onda, quanto ci sono costate?

Di tutto un po’, VII

Due post con lo stesso titolo di fila, perché sono davvero tante le cose di cui vorrei parlare, che avrei voluto approfondire ma che non ho potuto perché si sono accavallate e non mi hanno lasciato il tempo di farlo.

Parto da sabato scorso, quando ho sentito Frankie Hi-nrg a Trento, tra una (pessima, ma è questione di gusti) canzone e l’altra di quel concerto gratuito, affermare che è giusto pagare la musica. Forse costretto dalla sua etichetta discografica, forse perché a forza di fan che scaricano da eMule ha dovuto stringere un po’ la cinghia (in effetti l’ho visto dimagrito), sta di fatto che mi è sembrato – e non solo a me – un rappresentante di Forza Italia: in pratica la fine di un rapper.

La manifestazione contro Bush si è conclusa per fortuna senza particolare incidenti. Grazie soprattutto alla collaborazione tra forze dell’ordine ed organizzatori si è fatto un buon lavoro di prevenzione. Si dovrebbe dire anche grazie a gente come Francesco Caruso, il quale, però, mi fa più pensare ad una collusione tra movimenti violenti e sinistra radicale, ora anche parlamentare. In ogni caso questo è come scoprire l’acqua calda.

Ironia della cosa? Sembra che meno incidenti ci sono e più la manifestazione è un flop: di fatto le proteste non hanno minimamente lasciato il segno ed hanno solo evidenziato la pochezza del movimento, che oltre a tirare fuori panzane e chimere tipo la campagna No Excuse 2015 (eliminare la fame nel mondo in 8 anni si può solo eliminando fisicamente gli affamati: rivolgersi agli Hutu per un progetto di larga scala).

Così, mentre George Walker Bush fa un bagno di folla in Albania, la sinistra si dimostra ancora una volta in pezzi, indecisa tra il palazzo ad accogliere il Presidente americano, e la piazza per contestarlo. Ma se si sceglie la piazza, allora si divide tra quel corteo che è contro tutto e tutti, e quel sit-in che critica Bush ma non il governo che l’accoglie… Insomma la solita accozzaglia di posizioni che è oggi la sinistra italiana, che ormai è impossibile individuare in un qualsiasi progetto di sviluppo politico, soprattutto nei casi più radicali, mentre invece si esplica in 10, 100, 1000 singole posizioni. Ne vogliamo vedere qualcuna? Beh, la lista è lunga, magari la tiro giù domani.

Romano Prodi visto da John Cox (www.coxandforkum.com)

Il tutto, comunque, non fa che riflettersi sugli esiti elttorali di questi giorni. Il risultato è chiaro: da un 77 a 59 per il centrosinistra nel 2002 si è passati ad un sonoro 88 a 51 per il centrodestra. Il risultato è da far rabbrividire, ma a sinistra si tiene botta, si minimizza, si dice (Fassino) che “il centrosinistra si è confermata dove prima governava ed ha conquistato Trapani”, dimenticandosi che la storia di Trapani è particolare e già nota, e di ricordare che la “maggioranza” ha perso Matera, ma anche al primo turno Alessandria, Asti, Gorizia, Monza e Verona (e pure il sindaco del mio comune di residenza) ed ha tenuto per un soffio la provincia di Genova (quando Pericu nel 2002 fu eletto col 60% dei voti). Per di più stanno arrivando altre beghe inattese, tipo quelle sul caso Visco, sulle intercettazioni tra Consorte, D’Alema e Fassino, sui rapporti OCSE riguardo al sistema pensionistico. Con il drammatico calo dei consensi che si sta verificando, il centrosinistra cerca di rimediare. Come? Facile, dicono ciò che dice il centrodestra: le tasse sono troppo alte; vanno ridotti i costi della politica; bisogna riformare i bilanci locali, ci vuole una legge sulle intercettazioni telefoniche. Tra un po’ mi sa che sosterranno la necessità di separazione delle carriere dei magistrati.

Io credo che semplicemente nel centrosinistra la loro sicurezza sia di facciata ma in realtà tutti se la stiano facendo addosso, preoccupati di non scontentare i loro variegati elettori ma anche di non accontentarli troppo per non far cadere il governo.

In tutto questo trambusto spesso ci si dimentica proprio delle riforme serie, ci si ferma alle parole. Come quelle pronunciate da Umberto Veronesi a favore dell’energia nucleare. Ma per un Veronesi che ne parla a favore, c’è un Rubbia che si dice contrario. Ora, sul si dovrebbe credere di più ad un premio Nobel per la fisica piuttosto che ad un oncologo per quanto di fama internazionale, ma di fatto negli ultimi anni Rubbia mi lascia sempre più perplesso. Anche perché esperto del settore non è solo lui, ed in genere i fisici nucleare italiani sono favorevoli alla riapertura delle centrali atomiche; senza contare che lo stesso Rubbia in passato ha avuto posizioni ben diverse, non portava come scusante il problema delle scorie ma cercava di risolverlo sviluppando il “Rubbiatron“, non confondeva i concetti di “fonte di energia” e di “vettore di energia”, non faceva proposte ingegneristicamente assurde sullo sfruttamento dell’energia solare. Sinceramente non so che pensare e non mi azzardo a dare del rimbambito ad uno come lui. Piuttosto credo che abbia altro in testa quando fa certe affermazioni, e che i suoi interessi si accavallino in maniera ignota ai più.

Una buona notizia viene invece dalla Sardegna, la mia regione natìa, dove l’attuale governatore Renato Soru ha in mente una tassa per i possessori di cani al fine di arginare le spese sostenute per i cani randagi. Si tratta di 20 euro all’anno per i possessori di cani non sterelizzati chirurgicamente (esclusi i cani da pastore, per ciechi, delle forze dell’ordine). Dico, è una bella notizia perché è evidente che quest’ennesima boiata di Soru (che colpisce proprio chi i cani si suppone li ami) stavolta non passerà, mentre d’altra parte rende ancora più chiaro che questo cialtrone, che non si fa problemi a dormire sopra i suoi molteplici conflitti d’interesse, dopo le prossime elezioni regionali non ce l’avremo più tra i piedi. Non so ancora se sarà lì a prendersi una sonora tranvata elettorale oppure se la sinistra – che già da tempo sta cercando di lavarsene le mani – l’avrà bellamente scaricato, ma purtroppo il giugno 2009 è distante ancora due anni e di elezioni anticipate se ne parla meno che di questo governo.

L’ultima viene da quell’anziana signora che è Haidi Giuliani, madre del famigerato Carlo Giuliani, per la quale evidentemente il concetto di “lanciare estintori” equivale a “venire picchiati”. Questa ex maestra elementare, che forse avrebbe dovuto impedire che suo figlio diventasse un farabutto e magari ce l’avrebbe ancora con sé, è andata a placare gli animi dei riottosi delle ultime manifestazioni anti-G8, negando poi che questi avessero qualcosa in comune con suo figlio Carlo. Ci deve ancora spiegare in che senso, perché sono pronto a scommettere che tra quei facinorosi ce ne erano diversi presenti in Piazza Alimonda nel 2001. Forse i no-global di giovedì erano più tranquilli di Carlo?

Anche lei ce la teniamo in Parlamento. Il motivo non è chiaro ma spero che ci stia ancora per poco. Anche perché non ho voglia di aspettare il prossimo 12 ottobre 2008 (data in cui maturerà la pensione da senatrice) per tornare a votare. Secondo la senatrice Giuliani i giovani sono arrabbiati perché sentono molto problemi come la disoccupazione, la precarietà e… la guerra. Ma signora Haidi, quale guerra? In quanti hanno davvero vissuto una “guerra”? In quanti hanno fatto come Angelo Frammartino, che ci ha rimesso pure la ghirba? Ma da dove viene tutta questa sensibilità? Sono fermamente convinto che gridare “no war” (magari sfasciando la testa di un poliziotto) è uno slogan con cui ci si riempie la vuota vita di gente come quella di Carlo. Sono cattivo? Eh sì.

Published in: on martedì, 12 giugno 2007 at 13.56  Comments (2)  

Di tutto un po’, VI

Ed ecco che riprende questa rubrica, che in realtà è un contenitore di tutte le piccole cose che vorrei dire e che non mi riempiono un articolo, o che forse sono talmente tante che è meglio dirle in breve che lasciarle trascurate del tutto.

Allora, piccolo accenno alla tornata elettorale delle amministrative. D’Alema (e Prodi oggi) ha affermato che se il governo si dovesse dimettere solo per una sconfitta alle amministrative allora anche Berlusconi l’avrebbe dovuto fare a suo tempo, e invece non l’ha fatto. Non fa una grinza. Invece fa pensare come abbia rimarcato, poco prima del voto, come la sinistra abbia da sempre presentato i migliori amministratori locali. Ma, alla luce dei risultati (a volte anche clamorosi) di queste ultime amministrative, questo non è affatto un’attenuante, anzi! Se è vero, come generalmente si ammette, che la sinistra è campione di gestione politica (anche se non sempre effettiva: vedi Napoli ed i suoi rifiuti) degli enti locali, allora questo risultato è ancora più influente e dovrebbe far riflettere profondamente, perché ciò vuol dire che si è dato un giudizio non agli amministratori locali ma a questo governo soffocante! La “spallata” non c’è stata? In un Paese con un voto così poco flessibile, la chiara vittoria del centrodestra è una sonora batosta per il centrosinistra, altro che balle.

E a proposito di amministrazioni locali, continua l’emergenza rifiuti in Campania. Mentre questi signori fanno il muso duro a difendere i loro “paradisi” (leggasi: discariche ora chiuse):

Rosetta Sproviero incatenata di fronte alla discarica di Parapoti

nei centri urbani della Campania accade questo:

Rifiuti bruciati nei centri urbani campani (Olympia)

Impressionante? Beh, non posso far a meno di notare una certa dicotomia d’intenti da parte della popolazione locale nel cercare di risolvere la questione. Se invece di stare a sentire capopopoli come Don Vitaliano e la “pasionaria” Rosetta Sproviero (che almeno non si è macchiata delle nefandezze della Ibárruri) ascoltassimo chi della questione se ne intende, forse non si arriverebbe alla patetica soluzione del mandare i rifiuti in Romania, pagando fior di quattrini. Eh sì, pensiamo globale. Sperando che nessun ambientalista si metta sui binari del “treno dei rifiuti”.

Notizia di oggi è che pare che sia cosa fatta l’accordo sull’aumento agli impiegati statali. Avranno un aumento di 101 euro al mese: grande soddisfazione dei sindacati, che hanno così ottenuto un aumento ben superiore all’inflazione (e a quello della controparte privata, si capisce). Nel frattempo appare sempre più grave la piaga dell’assenteismo nel pubblico impiego, ulteriormente foraggiato da questo cospicuo aumento (magari lo dessero anche a me…): magari qualcuno pensa di risolvere così la questione? O forse non è che Prodi e compagnia cerchino di porre una pezza alla batosta elettorale di cui sopra? Nel frattempo, al Ministero della Difesa l’assenteismo interessa quasi un terzo dei dipendenti: ma ultimamente non si stava parlando degli sprechi della politica?

Spostiamoci un po’ all’estero, precisamente in Venezuela: è notizia recente la chiusura di Radio Caracas Television, l’unica rete a diffusione nazionale critica alle politiche del presidente Hugo Chavez. Il leader del Paese sudamericano si è legato al dito l’appoggio che la rete diede ai golpisti che cercarono di toglierlo dal potere nel 2002, ed ora ha voluto assumere il diretto controllo dell’emittenza. Piccoli dittatori crescono. Ma col petrolio.

Terminiamo con un po’ di sport: si conclude il campionato e così anche l’avventura in serie A del Chievo. E’ stata una squadra che ha ben giocato ed ha divertito, sino ad arrivare a livelli inaspettati (come il posto in Champion’s League, anche se assegnato a tavolino dopo le penalizzazioni di Juventus e Fiorentina) e tutto con pochi soldi: spero di rivedere presto questa squadra nella massima serie. Sempre in ambito calcistico, vorrei far notare lo sfogo di Gattuso sulle polemiche milanesi di fine campionato: come dar torto al Ringhio nazionale? A proposito di Nazionale, spero che Nesta ci ripensi e non la lasci.

Passiamo ora alla Formula 1, e non per ricordare la penosa prestazione ferrarista al Gran Premio del Principato di Monaco (quando non ci si mette l’affidabilità ci si mette Raikkonen a sfondare la macchina! E la squadra a non tenere il passo con le McLaren), ma per ricordare che 25 anni fa si è spento uno dei più amati – purtroppo per poco tempo – campioni dell’automobilismo mondiale:

Gilles Villeneuve al GP d’Italia del 1981

Gilles Villeneuve morì a Zolder, durante le prove del Gran Premio del Belgio, l’8 maggio 1981. Indimenticabili le sue imprese: capace di percorrere un giro ad alta velocità su tre ruote (a Zandvoort nel 1981), di concludere una gara con una macchina disastrosa tenendosi per tutto il tempo quattro accaniti avversari alle spalle (a Jarama nel 1981), di andare 11 secondi (undici!) più veloce del campione del mondo Jody Scheckter sul bagnato di Watkins Glen nel 1979, ma soprattutto di fare queste cose (a Digione nel 1979):

Durante l’ultimo improbabile tentativo di sorpasso di Villeneuve, il commentatore non può far altro che esclamare: “Incredible!” Ora, dico, come si poteva non amare un pilota così? Addio, Gilles.

Published in: on martedì, 29 maggio 2007 at 15.37  Lascia un commento  

Effetto Serre

varphi.gifPremetto col dire che – finalmente! – da qualche giorno ho un collegamento ADSL anche a casa mia, qui a Pisa, e così potrò intervenire sul mio blog non solo dal mio ufficio. Non è stata una grande privazione a parole, ma dovrò fare un commento, un giorno o l’altro, sulla mancanza di Internet con una persona come me… Come ce ne sono tante e ce ne saranno sempre di più. Ma veniamo all’argomento di oggi.

Guido Bertolaso è l’attuale capo della Protezione Civile e, come molti sapranno avendolo appreso dai mezzi di comunicazione, Commissario Straordinario per l’Emergenza rifiuti in Campania. Un uomo spesso criticato per le sue scelte e per il suo potere, ma senza dubbio si può dire che sia una persona dal grande attivismo. Ed un uomo attivo che può fare quando ha le mani legate? Rinunciare.

Si tratta di quello che ha fatto Bertolaso negli ultimi giorni, ma le sue dimissioni sono state respinte. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’esternazione del Ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio, secondo il quale la discarica temporanea nel comune di Serre (SA), quella ritenuta decisiva per risolvere il problema dell’“emergergenza rifiuti” in Campania, quella il cui sito è stato reputato perfetto per l’occasione, quella già avallata da un decreto legge ministeriale, ebbene non si farà. La popolazione locale tanto ha gridato e tanto si è mobilitata contro la discarica temporanea da farsi a poca distanza da un’oasi del WWF da indurre il Ministro a non restare sordo a ciò che veniva presentato come una campagna ambientalista.

I “frutti” di questa decisioni non si sono fatti attendere: Bertolaso ha dato le dimissioni, poi respinte. Nel frattempo, i campani continuano a “godere”, oltre che dell’oasi di Persano, anche (e per chissà quanto ancora) di questi panorama e di questi profumi:

Emergenza rifiuti in Campania

Per entrare nel dettaglio, la discarica di Serre sarebbe situata in una cava di argilla, noto materiale geologico impermeabile. Le accuse che vengono mosse alla discarica (che, ripeto, dovrebbe essere “temporanea”, anche se devo dare atto che tale aggettivo è spesso disatteso dalla realtà dei fatti proprio in virtù di fenomeni di questo tipo) sono quelle di inquinamento ambientale e delle falde del fiume Sele, ma oltre che i proclami del WWF e di gente non qualificata non si trova pressoché nulla in giro. Insomma, pare proprio che ancora una volta sia spuntata fuori la famigerata sindrome NIMBY (Not In My Backyard, “non nel mio cortile”): niente di realmente oggettivo osta alla creazione della discarica, tranne la popolazione locale che non la vuole.

E così i cittadini di Serre vanno ad aggiungersi alla moltitudine di gente che non vuole la TAV, non vuole l’ampliamento della base di Ederle, non vuole i rigassificatori (e neppure i gasdotti!), non vuole le scorie nucleari a Scanzano Jonico (ve la ricordate?), non vuole neppure gli impianti eolici, e via dicendo. Insomma pare che non vogliano una serie di interventi che vengono considerati di notevole importanza se non proprio indispensabili anche da loro stessi, che però bisogna fare “altrove” – e dove non si sa perché trovare le alternative mica è compito loro. E così perdiamo miliardi in finanziamenti comunitari per le tratte ferroviarie ad alta velocità, non rispettiamo patti d’intesa strategica con partner politici da 60 anni, non risolviamo il problema dell’approvigionamento di gas naturale, lasciamo le scorie nucleari in depositi “temporanei” (vedi sopra) sulla superficie e comunque senza centrali nucleari non usiamo neppure il vento per creare energia. Un bel rompicapo, talmente grande da essere tentati di gettare la spugna, come Bertolaso, o adottare la strategia BANANA (Build Absolutely Nothing Anywhere Near Anything, “non costruire assolutamente niente vicino a qualsiasi cosa”), come Pecoraro Scanio.

Il risultato è evidente: l’immobilismo ed i problemi che continuano ad accumularsi. Nello specifico, c’è una Regione Campania che dopo 8 anni di “emergenza rifiuti” (per cui non si capisce dove sia l’emergenza: ormai i rifiuti sono diventati arredamento urbano) ancora non è riuscita a risolvere alcunché. Non si può certo imputare tutto ciò all’instabilità delle giunte, visto che Bassolino è al suo secondo mandato. E, diciamola tutta, la presenza della camorra non è una giustificazione allo stesso modo: qui si parla di raccolta differenziata pressoché inesistente, non solo di discariche abusive. Tra l’altro negli ultimi mesi un’altra regione sta andando a subire lo stesso problema dei rifiuti: la Puglia. Ora, non vorrei fare polemica gratuita, ma a volte per cambiare l’aria che si respira forse è il caso di cambiare aria politica… La gente è esasperata e per non sentire una puzza soffocante dà alle fiamme i cumuli di spazzatura, facendo oltretutto un vero disastro ambientale e salutare.

Il fatto è che spesso la “ribellione” delle imposizioni dall’alto di opere sgradevoli, come una discarica o anche solo un traliccio dell’alta tensione, può essere sfruttata da uno spregiudicato politico locale per mettersi in bella mostra davanti all’Italia intera, raccogliendo i facili consensi di una popolazione non informata e non esperta, oltre che dei vari gruppi ambiental-noglobal-pacifisti che sempre più ingrossano le fila dei nuovi benpensanti italiani. E intanto devo continuare a rimandare la visita a Napoli, che da qualche anno mi riprometto di fare.

Published in: on lunedì, 21 maggio 2007 at 22.52  Comments (1)  

Una comoda falsità, II

Dunque, tutto sbagliato? Il riscaldamento globale è indipendente dalle attività umane e non possiamo fare nulla per arginarlo? Ci hanno preso tutti per i fondelli? Alt: non facciamo gli stessi errori. Non è questo il senso del mio articolo. Voglio invece focalizzare l’attenzione su alcuni punti che ritengo importanti.

Il primo è che non basta il parere di uno, o un gruppo di scenziati, per determinare una verità scientifica (a volte neanche con la Matematica!). E soprattutto è necessario diffidare profondamente un parere scientifico quando è evidente il suo riscontro politico. Questo, si badi, non vuol dire che lo si deve considerare errato a priori: ci si deve bensì informare per conto proprio sul problema, con le fonti che più si reputano affidabili ed indipendenti, trarre le proprie conclusioni, ascoltare le tesi di chi la pensa diversamente.

“Una scomoda verità”, di Al Gore. La locandina recita: “Il più terrificante film che avrete visto finora.”Il caso più eclatante di sciacallaggio politico di attività scientifica è il recente film di Al Gore “Una scomoda verità“: le mancanze scientifiche, le esagerazioni statistiche, le mistificazioni teoriche e pratiche, le iperboli per atterrire il pubblico non si contano. In molti sanno che Al Gore è un politico di poco valore che gli Statunitensi hanno bocciato alle elezioni presidenziali del 2000, e che se avesse davvero voluto parlare del riscaldamento globale, lanciando un messaggio altrettanto globale, non avrebbe discusso così tanto sugli Stati Uniti e non avrebbe concluso lanciando un monito contro la politica ambientale del suo rivale George W. Bush.

In secondo luogo vi invito a riflettere sul fatto che le scienze sono in continua evoluzione, e soprattutto quando si tratta di applicarle a modelli macroscopici o intrinsecamente complessi (come l’evoluzione del clima di un pianeta) è una pretesa assurda quella di voler stabilire nel dettaglio le cause di un particolare fenomeno e di determinare con accuratezza assoluta la sua evoluzione per lunghi periodi. In questo caso non ci sono teorie in tutto e per tutto inconfutabili, a meno che non stiano molto sul generico, e si fa quel che si può con dei modelli puramente teorici.

Anche l’ipotesi dell’attività solare come principale causa del riscaldamento globale, per quanto possa sembrare plausibile per come l’ho presentata, può essere soggetta a critiche e potrebbe non spiegare alcuni fatti. Ad esempio, gli incrementi della temperatura registrati nell’ultimo secolo sono comunque molto elevati, anche se comunque “elevato” fa riferimento unicamente alle ricostruzioni dei modelli sinora creati e non a dati effettivamente rilevati.

Per tornare al problema, vi invito a riflettere sul fatto che la questione sul riscaldamento globale è uscita un po’ fuori dal controllo. La tesi delle cause umane pare essere largamente accettata, ma chiedetevi in quanti hanno effettivamente analizzato a fondo il problema e condotto ricerche in proposito. E di questi, in quanti siano partiti con l’effettiva idea di raggiungere una tesi indipendente piuttosto che il contributo di un qualche ente. Signori, la ricerca scientifica, purtroppo, va spesso avanti in questo modo, ed il “riscaldamente globale” è ormai diventato un’arma politica ed una fonte economica più che un oggetto di analisi scientifica. Insomma, potrebbe rivelarsi niente più che “una comoda falsità”.

C’è poi il fatto che, anche se davvero il riscaldamento globale fosse in gran parte per colpa umana, non è forse davvero possibile farci qualcosa! Innanzitutto, c’è da ricordare che una discreta parte dei gas serra (soprattutto metano e ossido di diazoto) vengono da attività agricole, e non da combustione di idrocarburi, ed in futuro non potrà che essere peggio visto che saremo in centinaia di milioni di più. Inoltre, palliativi e buone intenzioni come il Protocollo di Kyoto si stanno rivelando sempre di più dei buchi nell’acqua (l’Italia ha incrementato la propria produzione di CO2 dell’11.5% rispetto al 1990, quando avrebbe dovuto ridurle del 6.5%; ironicamente, gli USA – che non hanno ratificato tale protocollo – hanno avuto aumenti meno consistenti!). Inoltre spesso si “sbaglia mira”: si lascia manica larga ai Paesi in via di sviluppo, ma è da “mostri” come Cina ed India, arretrati quanto a sensibilità ambientale, che ci si dovrebbe guardare per le emissioni di gas serra. Infine, più che il problema ecologico, ci dovremo ancor prima preoccupare dei problemi politici ed economici della combustione di idrocarburi, in primis del petrolio ed in seguito del gas naturale. Di questo ne parlerò in seguito.

Insomma, di certezze assolute non ce ne sono, per cui è meglio non perdere la calma, accendere il cervello e cercare di comprendere quali sono le priorità. E pensare che c’è chi ritiene che l’effetto serra sia addirittura un vantaggio, per lo stesso motivo per cui si costruiscono le serre!

Published in: on venerdì, 23 marzo 2007 at 9.23  Comments (4)  

Una comoda falsità, I

varphi.gifIn questi giorni a Pisa (come del resto in molte parti d’Italia) fa un freddo cane, grazie ad una ventata d’aria gelida dalla Groenlandia. Mio padre, ieri, è rimasto a lungo bloccato dalla neve nelle montagne della Sardegna centrale. Sono in giorni come questi che vien da dire: “Ma dov’è il riscaldamento globale quando più lo si vorrebbe?”

Si tratta solo di una frase scherzosa, però fa intendere come l’idea di “riscaldamento globale” e di tutti i concetti simili (effetto serra, scioglimento dei ghiacci e così via) siano entrati nel parlare e nel pensare comune. Ma com’è che viene davvero inteso il problema?

Il riscaldamento globale è sostanzialmente un fatto incontrovertibile: c’è, e ci sono i dati che lo confermano. Generalmente, viene data la colpa di esso all’“effetto serra”, cioè al particolare fenomeno per cui la radiazione riemessa dalla Terra viene parzialmente riflessa da particolari gas presenti nell’atmosfera, e così rimandata al suolo. Chiaramente, maggiore è l’effetto di questi gas, maggiore sarà l’apporto calorifero di questa radiazione. Proprio come in una serra.

I principali “gas serra”, come vengono spesso chiamati, sono l’anidride carbonica (per la maggior parte), il metano (oltre 20 volte più efficace del CO2) ed il protossido di azoto (N2O). Attenzione, però, che l’effetto serra non è un fenomeno di questi tempi: esiste da quando la Terra ha un’atmosfera e anzi è ciò che la rende un pianeta vivibile, con sbalzi termici modesti tra il dì e la notte (per fare un esempio, l’escursione termica giornaliera sulla Luna – priva di atmosfera e quindi di effetto serra – è di oltre 300 gradi centigradi!).

L’effetto serra – ci si può chiedere – è sempre stato di questa entità? O di quella di, ad esempio, un secolo fa? Mille anni fa? Un milione? La risposta è chiara: no! E’ anzi variato moltissimo nel corso della storia della Terra. Basti pensare che 170 milioni di anni fa, durante il periodo Giurassico, i livelli di CO2 nell’aria raggiungevano livelli sino a 10 volte quelli attuali, e nel Cambriano sino a 20 volte.

Qualcuno forse potrebbe spaventarsi di tali dati, pensando che allora la Terra era un forno invivibile. In effetti, il nostro pianeta era davvero più caldo, perché la temperatura media, allora, era di 22 °C, 10 gradi superiore a quella attuale. Ma non questo non ha determinato affatto la fine della vita, tutt’altro: nel Giurassico la Terra era popolata da rettili enormi e coperta da vegetazione rigogliosa.

Per quanto riguarda invece la recente evoluzione della temperatura terrestre, si stima che nell’ultimo secolo la temperatura media globale si sia alzata di 0.74 °C, con un incremento medio di 0.17 °C a decennio negli ultimi 30 anni. Tutto a causa dell’aumento dei gas serra? Così parrebbe.

Tuttavia ci sono alcuni fatti che paiono non inserirsi correttamente nel quadro dell’aumento dei gas serra in correlazione con l’aumento della temperatura globale. In primo luogo, si parla del cosiddetto Periodo Caldo Medievale (Medieval Warm Period, MWP): mentre nei secoli a cavallo del 1700 c’è stato un periodo relativamente “freddo”, durante gli anni tra il 1000 ed il 1400 d.C. la temperatura media terrestre era paragonabile a quella attuale, pur essendo i livelli di anidride carbonica nell’aria inferiori a quelli odierni, e simili a quelli del 1800. Temperature simili sono state ricostruite per il periodo successivo all’ultima Era Glaciale, intorno al 6000 a. C. Cos’è successo, allora?

La risposta può essere difficile, perché in mancanza di rilevazioni precise e grazie in buona parte ad osservazioni indirette (come con la dendrocronologia) disegnare un quadro preciso ed inconfutabile della situazione è difficile, ma una cosa è assai probabile: la correlazione biunivoca tra riscaldamento globale e concentrazioni di gas serra è del tutto falsa. Quali altri fattori possono allora intervenire?

Un dato che non viene quasi mai menzionato quando si parla di riscaldamento globale riguarda l’attività solare. Il Sole ce lo immaginiamo spesso come una palla di fuoco, sempre presente ed immutabile. In realtà, la sua attività – che è la principale responsabile dei fenomeni meteorologici – può variare “sensibilmente”, in maniera spesso inquadrata in periodi ciclici ma in altri casi (specialmente nei medi e lunghi periodi) è ancora un’incognita ed è, per quanto ne sappiamo attualmente, ad andamento casuale. Quando sentiamo in televisione parlare di “tempesta solare”, ebbene, è il Sole che ha un’oscillazione della sua attività.

In base ad accurate (per quanto possibile) ricostruzioni storiche, l’attività solare ha registrato dei picchi ripetuti e continuativi durante l’MWP, ed è per questo motivo (o meglio: è probabilmente il motivo più importante) che si è avuto un periodo così “caldo”. E oggi? Ebbene, dati alla mano è incontrovertibile che nel corso del XX secolo l’attività solare è aumentata considerevolmente, raggiungengo e superando i picchi medievali.

L’attività solare negli ultimi due millenni tramite la misurazione delle variazioni del carbonio-14

Volete ridere? A quanto pare anche Marte sta subendo un fenomeno di riscaldamento globale, e dubito che in quel caso sia per colpa di attività umane. A meno che le sorprendenti sonde Spirit e Opportunity non abbiano imparato a scorreggiare.

La seconda e conclusiva parte a domani!

Published in: on mercoledì, 21 marzo 2007 at 11.01  Comments (1)  

Di tutto un po’, IV

Uh, che bello! Sta arrivando il Natale! Siamo tutti più buoni! Ehi, ma… perché più buoni? E “Natale” che vuol dire, chi è nato?
Quando ero piccolo mi ricordo che era comune dire in giro ai piccoli che sì, i regali erano belli, ma bisognava ricordarsi che il 25 dicembre era nato il Bambin Gesù. In una scuola di Bolzano, però, pare che se lo siano dimenticati, o almeno vogliono farlo dimenticare. L’idea di proibire i canti natalizi che facciano riferimento a Gesù per non offendere i non cristiani è così assurdo che mi vien difficile da commentare: nella festa che celebra la nascità di Gesù non si deve parlare di Gesù.
In base a cosa non è noto: non mi risulta che, a parte quel paranoide di Adel Smith, qualcuno si sia mai sentito offeso dai canti natalizi. Ma secondo alcuni ben pensanti altoatesini (e magari anche di altrove) pare che sia meglio offendere con certezza i cristiani piuttosto che avere una qualche presunta probabilità di offendere i musulmani.
E allora che facciamo? Liberati da canti come Adeste fideles (addirittura in latino, la lingua dei crociati, orrore!) ed ammaliati da musiche arabe, dopo aver dimenticato Ognissanti per la più allegra Festa del Dolcetto o Scherzetto, trasformeremo il Natale nella Festa dei Panettoni, la Pasqua nella Festa delle Uova di Cioccolato, l’Epifania nella Festa dei Dolcetti nelle Calze e Ferragosto nella Festa del Gelato sotto il sole. Un Bel Paese di cioccolatai. Offesi?

Passiamo ad argomenti più fumosi (o forse altrettanto, visto che a quanto pare in quella scuola di Bolzano paiono tutti ritrattare): i fischi a Prodi e compagnia bella. Tutta una claque, si dice. Sircana (lo scendiletto di Prodi) sa già che dovunque andranno ci sarà sempre un drappello di teppistelli organizzati che si divertiranno a fischiare il Premier ed i suoi ministri. Mica come le “spontanee e democratiche sollevazioni di piazza” che c’erano durante il governo Berlusconi. D’altronde, Sircana di fischi non ne sente (qualcuno gli dica di andare da un otorino, ha dei problemi con le alte frequenze).
Il Paese, comunque, dicono, si renderà conto della bontà della Finanziaria 2007. La manifestazione del 2 dicembre scorso per Fassino non era significativa, c’erano solo 250 mila persone in piazza, quando nel 2003 il centrosinistra ne ha portate a manifestare ben 3 milioni. Per favore, qualcuno gli dica che ha dimenticato uno zero. Qualcuno gli dica che secondo la Questura nel 2003 in confronto c’erano 800 mila persone. Qualcuno gli dica che tutto questo è accaduto e continua ad accadere senza l’aiuto dei sindacati, loro sì perfetti organizzatori di claque partigiane.
Ma forse qualcuno gliel’ha già detto, ed infatti pare che il buon Piero stia prendendo le distanze dai metodi di Prodi. Sarà che non ha voglia di prendersi responsabilità di una Finanziaria che leverà la pelle dalle mani degli Italiani. E così pure D’Alema, Di Pietro, Fioroni ed altri che cominciano a preoccuparsi di un calo di sondaggi che ha poco del discutibile.

A proposito di sindacati, oggi a Napoli hanno sfilato contro… la camorra. Don Pasquale se la starà facendo sotto, che dite? Un sacco di gente non è andata al lavoro per esprimere il proprio dissenso alla criminalità organizzata, ma ho questa sensazione che in realtà Don Pasquale sapesse già, e che continui ad infischiarsene altamente. La Triplice però non si mette a protestare per una gestione rifiuti che scoppia e per una giunta che non sembra muovere un dito. Quelli rimangono sempre lì. Come Don Pasquale.

Navigando per Wikipedia, vengo informato che il delfino del Fiume Azzurro si è “funzionalmente estinto”. Nel 1986 erano stati stimati 300 esemplari in totale, nel 1990 circa 200, nel 1997 meno di 50, l’anno dopo contati appena 7 e nel 2004 neppure uno. Una piccola riprova che non è dall’Europa, non è dagli Stati Uniti che dobbiamo temere la più seria minaccia ambientale.

Un caro saluto d’addio a Clay Regazzoni. La Formula 1 perde un campione del passato.

Sta passando ora la pubblicità della 3 con Paris Hilton. Ha proprio una faccia da tr..a. Scusate la finezza ma dovevo proprio dirlo, perché non ne posso più di vederla in TV. Che impari a mettersi le mutande più spesso, lei e la sua amica Britney Spears.

Alla fine la Finanziaria 2007 è stata approvata: 162 voti favorevoli, 157 contrari. Le mummie a vita hanno votato sì (Pininfarina assente), De Gregorio no. Notizia di ieri è che è saltata fuori un comma che di fatto era un colpo di spugna per i reati fiscali degli enti amministrativi: la modificheranno entro il 2006. Ma io mi chiedo: lo sanno, almeno loro, che cosa stanno approvando?

Published in: on venerdì, 15 dicembre 2006 at 18.52  Lascia un commento  

E’ morto l’orso Bruno

Il nome è un chiaro gioco di parole, non so chi l’abbia inventato ma è certo che in quel modo risultava più simpatico, l’orso JJ1 abbattuto ieri notte in Baviera. Abbattuto, perché? Si tratta del finale amaro di una vicenda che in molti speravano si risolvesse per il meglio: l’orso JJ1, o meglio Bruno, plantigrado di due anni, probabile frutto di un progetto di ripopolamento del Parco del Brenta-Adamello, si era spinto sin oltre il Tirolo, in Baviera, per chissà quale motivo, e qui aveva cominciato a fare razzia di polli e pecore.

Qualche settimana fa era stata presa una decisione: “Non lo ammazziamo, lo catturiamo.” E giù applausi perché, le associazioni ambientaliste e animaliste ripetevano, “sarebbe bello vedere concludersi una vicenda senza uccisioni e danni per nessuno”. Mi tornano in mente le parole che Fiorello in quei giorni ha detto, con naturale accento siciliano, nel suo programma con Baldini su RadioDue: “Ma come, e le pecure?!?”

Giusto, e le pecore? E i polli? Si dirà: è per quello che Bruno è stato abbattuto, non si è riusciti a catturarlo e quella è stata la sua conclusione. Ma oggi ho sentito gli ambientalisti che sbraitavano alla barbara uccisione, Fulco Pratesi che se la prendeva pure con i cacciatori tedeschi che non si dovevano permettere di uccidere un orso italiano… Come se un animale selvatico avesse la cittadinanza di un qualche Paese!

E ci si è messo pure il conduttore del TG5 a dire che “la stupidità non ha confini”. Ma dico, sorvoliamo pure sugli animali che ha fatto fuori (e che non rappresentano neppure la sua dieta comune), quell’orso evidentemente non aveva paura di aggirarsi tra gli insediamenti umani. Dovevamo aspettare che ci scappasse il morto per porre fine alla cosa?

Published in: on martedì, 27 giugno 2006 at 0.20  Comments (9)