Variarte

Ascoltando Stargazer dei Rainbow, qualche giorno fa mi è venuto in mente che Ritchie Blackmore, leggendario chitarrista dei Deep Purple ed appunto dei Rainbow, nel 1990 lasciò le sonorità tipiche rock che avevano sempre contraddistinto la sua carriera per fare musica di tutt’altro stile. Blackmore conobbe la giovane e bella Candice Night ad una partita di calcio, mostrò il comune interesse per la musica medievale, se la sposò ed insieme a lei fondò i Blackmore’s Night. Un gran bell’esperimento musicale, se volete la mia opinione: dateci un’ascolto. Si va dal melodico di Ghost Of A Rose all’agitata The Storm, dal crescendo di Village Lanterne ai ricordi rock di St. Teresa. In questi giorni è uscito il loro ultimo album (Secret Voyage), ma ancora non ho avuto occasione di sentirne qualcosa.

Questo è uno schizzo che ho fatto su un soggetto che mi è stato suggerito e che ho trovato suggestivo. Carboncino su carta comune (qualcuno mi ucciderà per questo, ma non voleva essere niente di serio), però non sono sicuro di esserne soddisfatto:

Lo scorso 23 giugno è scomparso all’improvviso Claudio Capone: una delle più grandi voci italiane del mondo del doppiaggio e, soprattutto, il grande accompagnatore vocale di migliaia di servizi e documentari di Quark e programmi similari. Con quelle trasmissioni, e con quei documentari, sono cresciuto ed ho sviluppato il mio amore per la natura e la scienza. E per me la sua voce era arte.

I documentari non saranno più gli stessi senza di te. Addio Claudio, e grazie di tutto. 😦

Solo “cartoni animati”?

Ieri sono andato a vedere Ratatouille, il nuovo film d’animazione della Disney/Pixar, incuriosito dai numerosi commenti positivi che ho letto in giro. Sono un amatore del cinema d’animazione, e questo Ratatouille m’incuriosì sin da quando vidi i primi trailer, un anno fa. Oltretutto i produttori, la Pixar Animation Studios, se non è garanzia di capolavoro lo è almeno di un prodotto di buonissima qualità. Ma, ad essere sinceri, non mi aspettavo lo stesso di veder tessere così tanti lodi a questo loro ultimo lavoro, e ancor meno mi aspettavo di aggiungerne anche io. Perché, in effetti, Ratatouille è davvero uno splendido film. Prima di analizzare il film, comincio col dire che la ratatouille è un piatto tipico francese a base di verdure, e non il nome del topino protagonista (che si chiama Rémy).

Come tutti i film della Pixar, senza la quale la amata Walt Disney Pictures avrebbe passato dei grossi guai con il rapporto con il pubblico (c’è chi azzarda che, senza la Pixar, la Disney sarebbe oggi scomparsa), anche Ratatouille è realizzato interamente con la CGI (Computer Generated Imagery), cioè con la modellazione tridimensionale al computer. E come sempre, la prima cosa che si va ad analizzare è la resa grafica del loro lavoro. Beh, sotto questo punto di vista, Ratatouille è senza dubbio lo stato dell’arte dell’animazione CGI.

Il protagonista del film Ratatouille (2007).

Ne è passata parecchia di acqua sotto i ponti da quanto la Pixar produsse il primo film d’animazione in computer grafica per il grande schermo, Toy Story (1995). Allora attirò l’attenzione di tutti, anche se a ben vederlo la grafica era ancora artificiosa, irreale, poco convincente. Allora erano gli albori: invece, in Ratatouille fioccano i dettagli, la verosimiglianza, la naturalità dei movimenti, in un trionfo d’animazione che non ci saremmo aspettati solo cinque anni fa. Vedere i panorama di Parigi, l’acqua che si muove, i topi che corrono veloci, i protagonisti che si muovono senza impaccio è una vera delicatezza per gli occhi. Eppure si vede che non è un film “vero” o che vuole esserlo, ma è volutamente caricaturale ed è qui che il lavoro della Pixar va a puntare. Con pieno successo. Gli amanti della grafica computerizzata vorranno vedere il film solo per apprezzare tale ricchezza di dettagli. Ma basta forse questo a decretare il successo di un film?

Se così fosse, come saranno i film d’animazione nel futuro? Solo un pazzo rischierebbe di non usare la modellazione 3D per i propri lavori d’animazione, allora. Anche il prossimo film sulle Winx, prodotto tutto italiano, sarà basato sulla stessa tecnica. Se guardiamo all’elenco dei premi Award (l’Oscar, per intenderci) per il miglior film d’animazione, a partire dal 2002, anno dell’istituzione della categoria, hanno vinto Shrek (2002), Alla ricerca di Nemo (2004), Gli Incredibili (2005) e Happy Feet (2007). Si tratta di lavori quasi esclusivamente basati sulla modellazione 3D al computer. Dunque la strada è tracciata?

Forse no: perché nel 2003 vinse La città incantata di Hayao Miyazaki, e nel 2006 Wallace & Gromit: la maledizione del Coniglio Mannaro, della Aardman Animations. E si tratta di film che usano tecniche d’animazione “tradizionale”, o quantomeno con resa tradizionale.

la maledizione del Coniglio Mannaro (2006).

Il lavoro della Aardman rispolvera le vecchie di animazione con i personaggi in plastilina, tecnicamente detto claymation. Può una tale tecnica reggere con la mole grafica espressa in Ratatouille? Ovviamente no. Se nel 2006 ha battuto la concorrenza de La sposa cadavere i motivi sono altri.

Il lavoro di Miyazaki, invece, rimane fedele alle classiche rese d’animazione tipiche dei “cartoni animati”. Anche qui si perde dei dettaglio, di maestria grafica? Ebbene, in questo caso mi permetterei di dissentire, anche perché anche il mestiere dell’animatore si è rinnovato e pure allo Studio Ghibli, che ha sempre prodotto film di elevatissimo standard qualitativo, ormai non si usano più i pennelli ma tanti, tanti computer.

Una scena da La città incantata (2001).

Miyazaki è sempre stato un maestro inarrivabile dell’animazione giapponese, sia come realismo, sia come storie, sia come sceneggiature. Autore di capolavori come La Principessa Mononoke, Porco Rosso, Il mio vicino Totoro, Lupin III: il castello di Cagliostro, è un genio che purtroppo in Italia si è visto poco o proprio nulla, a parte la serie animata Conan, il ragazzo del futuro che milioni di Italiani ricorderanno caramente e che sicuramente rivedrebbero con piacere per l’eccellente sceneggiatura ed attualità della storia.

E La città incantata è un film di uno spessore fenomenale, con un simbolismo che appassiona gli adulti ma che risulta trasparente ai più piccoli, che ne assorbono il succo senza neanche saperlo. Unito tutto ad un’animazione spettacolare, si capisce facilmente come abbia vinto la statuetta nel 2003 e si capisce molto meno come mai Miyazaki non sia così famoso anche fuori dal Giappone, dove invece è un mito del cinema al pari di Akira Kurosawa (colpa di Miyazaki stesso, a dire il vero, che non si è mai impegnato per promuovere i suoi lavori fuori dal Giappone).

Invece Wallace & Gromit è semplicemente un’idea fresca ed originale, che si basa molto sulla personalità dei protagonisti (il cane è uno spasso per la sua espressività. Dunque, si può ben concludere che oltre alla grafica ci deve essere ben altro perché un film d’animazione sia valido. Ecco perché alcuni film sono stati un flop pur usando la grafica tridimensionale. E Ratatouille? Ebbene, c’è da stare tranquilli: Ratatouille non ha nulla da temere sotto questo punto di vista, perché è un film davvero ben fatto e curato, sia come storia, sia come sceneggiatura. Pur sviluppandosi sui collaudati binari del cammino di formazione (fattaccio, nuova vita, nuove occasioni, nuovi problemi, superamento dei problemi e lieto fine), è coinvolgente ed originale. E, cosa non da disprezzare, il protagonista Rémy resta comunque un sorcio e non un topo antropomorfizzato: non lo vedrete in giro con un cappellino o altri ammennicoli, ma avrà sempre le sembianze e le movenze di un topo.

Alla fine, dunque, cambiano i tempi, cambiano le tecniche, ma i bei film d’animazione spunteranno sempre fuori con le loro storie fantastiche. Ecco perché Toy Story ebbe successo. Ecco perché ce l’ha Shrek. Ecco perché Ratatouille.

Una mia previsione per gli Awards 2008: credo che vincerà proprio Ratatouille, anche se la concorrenza de I Simpson sarà molto aspra! 😉

Published in: on lunedì, 29 ottobre 2007 at 22.09  Comments (6)  

Potenza nucleare

9 ottobre 2006, la Corea del Nord diventa “potenza” nucleare

varphi.gifEcco, per questa vignetta non ho riso per niente.

(Per chi se lo chiedesse, sono al corrente che la detonazione è stata sotterranea. E so anche che quella non è una distanza che consenta alle due persone di salvarsi. Non sono questi i punti, comunque.)

Published in: on lunedì, 9 ottobre 2006 at 23.30  Lascia un commento  

L’unica possibile

Due elettori dell’Ulivo discutono la Finanziaria

varphi.gifMentre la disegnavo, lo ammetto, mi capitava di ridere. Ma, a ripensarci, mi sa che da ridere non c’è poi tanto…

Published in: on lunedì, 9 ottobre 2006 at 0.49  Lascia un commento  

Di tutto un po’, II

Delle genti che popolano l’Europa moderna, i Francesi sono di sicuro tra i più strani. Ricordare che il loro sistema di pronuncia dei numeri è alquanto singolare è come sparare sulla Croix-Rouge: per indicare “1997”, loro dicono “10 900 4 20 10 7”, che sembra più un numero di partita IVA più che un Anno del Signore. Non azzardatevi a chiedere un bacio ad una ragazza d’Oltralpe con “baise moi”, perché vi mollerà uno schiaffone: pur significando letteralmente “baciami”, viene comunemente inteso come “scopami”. Non presentate un vostro amico come “mon ami”, o rischiate che vi prendano come una coppia di fidanzati gay. Mi chiedo ora se “forza, colpiscimi!” non venga inteso come “forza, prendi un fucile a canne mozze e fammi saltare le cervella dopo avermi pestato con una spranga arrugginita!”
La cosa più ironica riguarda però il loro leggendario sciovinismo nazionalistico: sono tra i popoli più razzisti d’Europa (forse dopo gli slavi), per cui un originario della Guadalupe non può essere francese anche se il passaporto dice il contrario. Però se si tratta di tifare i bleus diventano tutti enfants de la Patrie, algerini, senegalesi, tunisini o guyanesi che siano, e si stracciano le vesti a difendere un gesto ingiustificabile come quello di Zidane.
Però i Campioni del Mondo siamo noi, e quattro volte loro. Tié!

Ieri mi sono pesato in farmacia: 99.8 kg, sono sceso sotto i 100. Secondo quel giuda del pesapersone dovrei perdere altri 10 chili. Beh, comunque sono soddisfatto. Ritengo di avere un buon corpo, cerco di non rovinarlo. Attività fisica quando posso, non fumo, non bevo: è un buon inizio. Mi manca solo da regolarmi un po’ col cibo, ma per quello è dura…

A quanto pare, Angelo Frammartino è stato ucciso da un suo coetaneo, che però l’aveva scambiato per ebreo. Sarà che l’ha visto andare in giro liberamente con quattro ragazze, chissà. In ogni caso, questo sviluppo della vicenda cambia molte cose e toglie valore a molto di ciò che ho scritto in proposito. Resta il fatto che la Palestina è una terra difficile, dove la fratellanza ed il rispetto tra i popoli sembrano essere parole da un altro mondo. Angelo era un ragazzo italiano, e la sua morte ha fatto scalpore; mi chiedo però quanti ragazzi ebrei siano caduti nel frattempo. Di loro è molto improbabile che avremo notizie.

In una radio su Internet ho scoperto questo gruppo, gli Sleepthief: un interessantissimo mix tra le sonorità degli Enigma e dei Secret Garden. Il loro album di esordio, The Dawnseeker, è di questo giugno: sarà un’impresa trovarlo in Italia. Molto belle le tracce Eurydice, Tenuous (di cui sono presenti i video nel sito), Sublunar e The Chauffer. Ma insomma, mi piace tutto. Dateci un’ascoltata, se gradite il genere.

A quanto pare sono in molti ad essere d’accordo a vedere l’Italia alla guida della missione Unifil in Libano: oltre ovviamente a Prodi e tutto il governo, abbiamo il Libano stesso ed Israele. Molta gente, pure troppa. Fa venire il sospetto che stiano scaricando una patata bollente, tanto bollente che un sacco di Paesi tentennano a mandare i propri soldati nella zona, Francia in primis nonostante il ruolo primario svolto finora. Parisi invece è pronto a mandare migliaia di uomini, ma forse si sta accorgendo (magari un po’ tardi) che c’è qualcosa che non va…

Oggi ho giocato a calcetto, in uno di quei campi in erba sintetica alta con fondo in gomma triturata. Mi piace molto giocare su quei manti, il problema è che i gommini s’infilano ovunque, e la cosa è ancora più grave per me che sono portiere. Mi finiscono anche nelle mutande, e lavandomi i denti me ne sono trovato uno anche in bocca. Bleah.
Vabbé, questa me la potevo risparmiare. Però giochiamo a calcetto tutti quanti!

Published in: on martedì, 22 agosto 2006 at 23.59  Comments (1)  

Di tutto un po’, I

Inizio questa rubrica per parlare… di tutto un po’. Mi capiterà quando ci saranno tante piccole cose di cui vorrei parlare, quando ci saranno sviluppi di cose scritte in passato, quando avrò poco tempo o magari semplicemente quando non saprò di che parlare e allora mi rifugerò in questi articoletti.

Iniziamo con le cose “importanti”: la politica. A quanto pare un senatore degli otto “dissidenti” (da cosa, poi? Non certo da quel che avevano sempre detto) dell’attuale maggioranza sembra essere tornato sui suoi passi e voterà il decreto sul rifinanziamento della missione in Afghanistan. C’è da dire che in effetti tutto il PdCI non si è ancora espresso in merito. E già Parisi parla di ritorno alle urne nel caso la maggioranza non riuscirà a tenersi in piedi da sola. Certo, coerente con quanto detto finora dal centrosinistra, ma… Parisi usa i toni forti perché non ha altri mezzi per convincere i comunisti?

Dacia Valent, ex europarlamentare di Rifondazione Comunista, nel suo blog dove esercita tutta la sua mancanza di stile (sia dialettico sia estetico), se la prende con gli autori del sito web Masada, accusandoli di spandere l’odio nei confronti dei Palestinesi. Che abbia ragione? Non lo so, non m’interessa più di tanto. Può anche darsi. Quel che so di certo è che Dacia Valent non è riuscita a trattenersi dall’accomunare i termini “sudici” e “bastardi” con “ebrei” per definire gli autori del sito in questione. “Sudici e bastardi” in quanto autori del sito, o in quanto ebrei? Giudicate voi. E pensate a chi ce l’ha candidata a rappresentare l’Italia in Europa, ma che per fortuna si è pentito preferendole Vladimir Luxuria.

L’Italia affronterà la Germania ai quarti di finale, come già detto. Oggi, a sorpresa il Portogallo supera l’Inghilterra ai rigori, e la Francia luquida con merito il Brasile. Un attacco ampiamente arginato dalla difesa francese, ed una retroguardia ballerina che lascia Henry liberissimo di segnare. In faccia ai Brasiliani che dicevano che “il secondo posto è come l’ultimo”. Si godano il campionato di B.

Mia madre m’ha sempre detto che ho una bella “mano”. Può darsi, ma non l’ho mai esercitata a sufficienza. Però è qualcosa cui voglio porre rimedio, una volta finiti alcuni impegni contingenti. Questo è uno schizzo che ho fatto in mezz’ora realizzato qualche giorno fa.

Fiddler Elf

Spero di riuscire ad ottenere qualcosa di decente, prima o poi… Mi piacerebbe fare uno schizzo al giorno per questo blog, come una vignetta o cose del genere.

A presto!

Published in: on sabato, 1 luglio 2006 at 23.59  Lascia un commento