Il mondo a catafascio

Ci sono due avvenimenti che ultimamente mi stanno molto preoccupando, a livello mondiale. Il primo è il terremoto in Giappone, che mi addolora immensamente per tutto ciò che ha causato al popolo nipponico, cui non può andare molto oltre che la mia solidarietà. Ma, al di là del fatto che sono assolutamente convinto che il Giappone si riprenderà e anche in tempi sorprendentemente brevi (relativamente alla dimensione della catastrofe), c’è dell’altro che mi preoccupa. Non è di sicuro il problema alla centrale nucleare di Fukushima, che ho fiducia che riusciranno a contenere ed in pochi giorni sarà probabilmente risolto.

Si tratta del fatto che l’economia del Giappone, al momento, è in ginocchio e ci vorrà comunque del tempo per farla riprendere. Hanno grossi problemi di produzione di energia elettrica. Una buona parte della produzione industriale è ferma. O distrutta. E se l’economia del Giappone è in ginocchio, quella del resto del mondo trema. Tutti questi sforzi per uscire dalla crisi, e rischiamo di ripiombarci… Lo sanno di sicuro anche nel Sol Levante.

A parte questo, ciò che mi turba ancora di più è, inutile dirlo, la crisi libica. Da 42 anni Gheddafi domina col pugno di ferro la Libia. Gheddafi è un uomo abietto, doppiogiochista e indegno di qualsiasi fiducia, attaccato al potere con tutti i mezzi e con una faccia tosta che non è seconda a nessuno. Non ha esistato a bombardare la sua stessa gente pur di mantenere il controllo sulla Libia, ed un individuo del genere merita solo di marcire in un antro buio per il resto dei suoi giorni. Per poche altre persone al mondo posso esprimere un tale livello di astio, e posso solo dire che non è cominciato con questa crisi libica, ma è ben fermo sin da quando ho cominciato a capire la pasta dell’uomo (i miei genitori passarono diversi mesi in Libia verso la fine degli anni ’70, quindi mi hanno raccontato di esperienze dirette).

Sino ad un paio di settimane fa poteva sembrare che l’insurrezione libica, al pari di quella tunisina ed egiziana, sfociasse in un successo. Molte città erano sotto controllo dei ribelli. Ma non si sono fatti bene i conti col fatto che Gheddafi non è Mubarak e non è Ben Alì, e non ha la minima coscienza di cosa possa essere un Paese civile e come lo si possa governare. Senza pensarci due volte, ha mobilitato il suo esercito contro la sua stessa popolazione ed ha assoldato migliaia di mercenari stranieri.

E “noi” cosa siamo stati a fare? Ma, soprattutto, chi siamo “noi”? Perché prima di rispondere a Gheddafi, bisogna essere consapevoli di chi siamo “noi” e cosa possiamo fare. “Noi” siamo noi Italiani? Il popolo che più ha avuto contatti commerciali, diplomatici e politici con la Libia negli ultimi anni? Cosa può fare l’Italia, in questo caso? Poco o nulla, in questo caso. L’amicizia tra Berlusconi e Gheddafi, vera o di facciata che sia, non può nulla contro le azioni di un assassino. Di certo, l’Italia non può agire militarmente da sola, e ha bisogno di importanti partner a livello internazionale per poter fare qualcosa a livello diplomatico.

“Noi” siamo l’Europa? Quell’Unione Europea che sta dimostrando ancora una volta che non è capace di parlare con una voce sola? Alcuni membri che negano che ci sarà mai un’emergenza profughi che colpirà il Mediterraneo? Molto comodo dirlo dalla Scandinavia! O l’Europa di Sarkozy che riconosce già il Consiglio Nazionale Transitorio della Libia, senza tenere conto che è molto facile sostenerlo a parole ma poi a tutto ciò non c’è alcun fatto concreto a seguito? L’Italia deve per forza schierarsi con i suoi vicini europei, ma questi non hanno una vera posizione se non nel disconoscere Gheddafi con leader libico, il cui unico frutto finora è stato ottenere la promessa di ritorsioni economiche da parte del Colonnello. Nei confronti soprattutto dell’Italia, nonostante il governo si sia espresso sempre in maniera molto cauta.

E del resto, che poteva fare l’Italia se non essere cauta, dal momento che c’è tutto questo tentennamento a capire in fondo il problema che ci può attanagliare? Ci fosse stata una vera posizione unitaria e d’azione su più fronti, diplomatico, politico ed anche militare, l’avrei capito. Invece anche la posizione francese, che in altri momenti avrei apprezzato, dimostra che anche una voce importante come quella della Francia può rimanere isolata. Anche la Gran Bretagna non mostra per nulla l’interventismo che ebbe per l’ultima guerra in Iraq.

“Noi” siamo la comunità internazionale? L’ONU? Ma per favore, siamo seri! Ditemi un solo conflitto nella storia che l’ONU sia mai riuscito ad evitare. Una sola crisi che abbia risolto. Ma perché mai dovrebbe avere una qualche capacità di decidere un’istituzione in cui si riuscono tutti quanti, Paesi democratici e dittatoriali, regimi pacifici e guerrafondai, potenze economiche e lande di miseria, élite culturali e tribù arretrate, comunità laiche e ridde di fondamentalisti. Semplicemente non ha alcun senso. Tra tutti i Paesi cui una questione umanitaria non può fregare di meno, l’unico obiettivo sarà solo il massimo personale. E la cosa si fa ancora più evidente se si pensa che ci sono cinque membri che, per ragioni del tutto anacronistiche, hanno un potere superiore a tutte le altre, essendo membri permanenti del Consiglio di Sicurezza e avendo sempre diritto di veto sulle questioni riguardante la sicurezza internazionale. Come questa. Ed infatti, alla Russia ed alla Cina non gliene importa niente del popolo libico, e sperano solo di ottenere il petrolio della Cirenaica, ed è per questo che non vogliono inimicarsi Gheddafi e sono contrarie alla no fly zone che doveva essere già attiva da almeno tre settimane (e membro di turno nel Consiglio di Sicurezza quest’anno è anche l’India, che avrebbe anch’essa i suoi interessi di natura energetica). Anche qui, insomma, c’è lo stallo più completo.

Chi rimane? “Noi” del Patto Atlantico? Già, la NATO. L’unica organizzazione che aveva mostrato finora un polso a volte pure esagerato. Basti pensare a come è stato rovesciato il regime di Saddam Hussein con un pretesto (non che il baffone non se lo meritasse, ma la cosa ha lasciato pesanti strascichi ed andava gestita molto meglio, a partire dal fatto che, appunto, è successo tutto per un pretesto). La vera potenza dietro la NATO sono gli Stati Uniti d’America. E a capo degli Stati Uniti c’è Barack Obama, in premio Nobel per la pace.

Ma che sta facendo questo signor premio Nobel per assicurare la pace? Assolutamente nulla! Da 5000 chilometri di distanza lancia ammonimenti, proclami di sdegno e blocco dei fondi, ma alla fine il vero impegno concreto non ce lo sta mettendo. Tutte le misure prese finora si sono dimostrate inefficaci contro Gheddafi, che si sta riprendendo il territorio che gli era sfuggito. E ora non c’è più tempo per altro, perché gli insorti non resisteranno che per altri pochi giorni ed un conto congelato non sarà servito a nulla. Per quanto sia difficile da dire, l’unica cosa che può fermare Gheddafi è un intervento militare a supporto dei ribelli, sono i Marines che sbarcano in Cirenaica e prendono a calci nel sedere la milizia del Colonnello, sono le SAS che rispediscono al mittente i mercenari dell’Africa subsahariana, sono gli Eurofighter che spengono sul nascere qualsiasi tentativo di effettuare bombardamenti. Con uno come Gheddafi, le chiacchiere stanno a zero ed è sempre stato lui stesso a metterlo in chiaro, se qualcuno non l’avesse capito.

E invece, quanto di tutto questo sta accadendo? Niente di niente, neanche uno straccio di supporto logistico agli insorti. Anche la Lega Araba ha espresso il suo appoggio alla no fly zone, ma io mi sto ancora chiedendo cosa stiano aspettando gli Stati Uniti a dare il via libera alle operazioni. Non vorranno davvero aspettare l’appoggio dell’ONU? Perché Obama è immobile? Cos’altro stiamo aspettando? Veramente, mai come in questo momento risulta chiaro come gli Stati Uniti abbiano il potere di raddrizzare una situazione molto pericolosa e drammatica, e invece tentennano. Ho l’idea che prima o poi gli Americani si accorgeranno di tutto questo e tra un anno e mezzo daranno il ben servito al loro premio Nobel, che sta dimostrando molto meno coraggio del suo Segretario di Stato.

L’Europa per ora rimane ferma a disconoscere Gheddafi, ma cosa succederà se davvero il leader libico avrà la vittoria finale? Cosa potremmo dire a chi ci chiederà perché abbiamo permesso che, nel disperato tentativo di disfarsi di un dittatore sanguinario, tanti libici morissero? Che non eravamo d’accordo? Fino a che punto potremo tapparci occhi e orecchie e fare finta che si tratti solo di uno Stato che sta semplicemente dirimendo una questione interna?

Se non si prendono decisioni, Gheddafi vincerà e ce l’avrà con tutto il mondo occidentale che l’ha scaricato (e che, a dire il vero, non vedeva l’ora di farlo). Che farà il mondo occidentale, che ha disconosciuto Gheddafi? In Libia l’Italia ha contratti commerciali. In Libia ci sono italiani che lavorano. E se per pure miracolo vinceranno gli insorti, chi dovranno ringraziare? Non ce l’avranno a loro volta con il mondo occidentale che ha permesso che per oltre un mese prendessero bombe in testa? E a quel punto da chi avranno concreta solidarietà? Dalla Cina, dalla Russia? O magari dagli estremisti islamici che altro non aspettavano?

Insomma, comunque la si guardi mi pare che si stia profilando un disastro. Aspetto con ansia le prossime notizie.

Pace dei sensi

Non credo di riproporre un argomento originale parlando del recente premio Nobel per la Pace vinto dal Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, ma a cinque giorni di distanza dall’assegnazione posso mettere insieme alcuni pensieri coerenti.

Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama

La prima considerazione, che è venuta subito in mente a tutti, è che Obama non ha fatto poi granché per meritarsi ciò che dovrebbe essere il massimo riconoscimento a chi più di tutti ha concorso attivamente per la pace mondiale. Sfido chiunque a non essersi mostrato stupito all’annuncio della vittoria di Obama, che da appena 10 mesi è Presidente degli Stati Uniti, e che solo in quanto tale può aver fatto qualcosa di significativo (perché un posto da senatore americano, francamente, non mette molto in luce). Anzi, a voler essere cinici, si può dire che la presidenza di Obama è finora quella sotto la quale c’è il maggior sforzo militare in Afghanistan, ed inoltre che un simbolo della pace non dovrebbe rifiutarsi di incontrarne un altro, come invece aveva fatto poco prima col 14esimo Dalai Lama. Perché, di concreto, non c’è stato proprio nulla.

Il fatto che Obama stesso abbia riconosciuto di non meritarsi il premio mi fa ben sperare, ma dall’altra parte mi preoccupa. Dal mio punto di vista, infatti, un Nobel per la Pace dev’essere un simbolo della pace stessa, un esempio per tutti, un’utopia per tanti. Ma può un Presidente degli Stati Uniti operare in questo ruolo? Stiamo parlando della nazione con l’esercito più numeroso, più addestrato e meglio equipaggiato del mondo (c’è giusto quello israeliano che può competere), una nazione con un’influenza politica ed economica impareggiabile. L’ago della bilancia della diplomazia mondiale, quella che più di tutti può raddrizzare i torti e far abbassare la cresta ai dittatori di turno, con le buone… o con le cattive.

Dunque, Barack Obama come il Dalai Lama? Se vogliamo fare una rima sì, ma altrimenti no. Non potrebbero mai esserlo: Barack Obama, come ogni Presidente degli USA, dev’essere il campione della realpolitik, e fare cioè che dev’essere fatto, e non ciò che è giusto fare, perché non sempre ciò che è giusto fare porta ai risultati migliori, quelli che servono davvero al benessere di tutti. Quando, qualche giorno fa, Obama lasciò ad un suo delegato di incontrare il Dalai Lama (mentre il suo predecessore George W. Bush lo incontrò di persona), ne fui contrariato ma riconobbi in Obama il ruolo di colui che sa quello che fa. Ora, invece, come cambieranno le cose?

C’è una crisi economica mondiale da cui ci stiamo sollevando lentamente e delicatamente tutti quanti; c’è una crisi militare in Afghanistan; c’è una crisi politica con Cina, Venezuela, Corea del Nord e soprattutto Iran, che paiono aver rialzato la cresta da quando Barack Obama ha soppiantato Bush. A me, infatti, pare che la linea estera di Obama, così diversa da quella di Bush, abbia portato tante belle parole ma ben pochi risultati concreti, ed anzi abbia procurato agli Stati Uniti ed alla diplomazia mondiale un sacco di perdite di tempo se non dei veri e propri smacchi (i lanci missilistici iraniani ne sono un chiaro esempio). Come dovrebbe reagire un Presidente degli Stati Uniti d’America a tutto questo? Ma la domanda pressante ora è: come reagirà il Presidente degli Stati Uniti e vincitore del Premio Nobel per la Pace Barack Obama?

Gli estremi sono due: o Barack Obama continuerà per la sua strada, lasciando in bacheca il suo importante riconoscimento, oppure cercherà di meritarlo in tutto e per tutto, inquadrando tutto nell’unica ottica pacifista e così indossando le vesti di un ruolo che non gli compete. In mezzo, tutto un ventaglio di possibilità. Capire dove penderà la bilancia, se da quella del Presidente degli Stati Uniti o del Premio Nobel per la Pace, non sarà affatto semplice, ma se dovesse pendere dalla parte del Nobel allora sarò convinto che la scelta del comitato sia stata quanto mai sciagurata. È una mia convinzione, forse verrò smentito dai fatti e vorrà dire che questo mondo è migliore di quanto lo dipingessi, ma al momento sono pessimista. Ed un pessimista, si sa, è solo un ottimista meglio informato…

D’altra parte, un Presidente degli Stati Uniti è comunque alla mercé del suo popolo, ed ora il suo popolo, più che riconoscere in Obama un grande uomo che ha ridato la speranza di pace nel mondo, lo sta canzonando in tutti i modi, sino a dipingerlo come vincitore di premi Oscar, delle Olimpiadi e del campionato di basket. Segno, forse, che gli Americani sono capaci di dare il giusto peso a questo Nobel per la Pace 2009, cioè molto poco, e che lo archivieranno presto come un capriccio politico di un gruppo di benpensanti europei. Insomma, un’ultima chicca dopo i premi Nobel per la Pace dati a dittatori sovietici come Mikail Gorbaciov (1990), a terroristi come Yasser Arafat (1994) ed a pessimi presidenti come Jimmy Carter (2002). Ed allora Obama tornerà ad essere di nuovo il Presidente degli Stati Uniti. E basta.

Io sono sempre stato convinto che il detto romano: “Si vis pacem, para bellum” (“se vuoi la pace, prepara la guerra”), fosse tutt’altro che peregrino, e che contro chi non ha la minima intenzione di ragionare un’azione di forza possa essere efficace per riportare a più saggi consigli, se non proprio ad eliminare il problema per se stessi ed anche per gli altri (senza comunque dover scatenare putiferi come la guerra in Iraq, s’intende), ma non credo che sia quella la filosofia che sta alla base delle motivazioni che hanno portato il Nobel ad Obama. Ed è naturale, quindi, che mi chieda quale strada seguirà.

Al momento, c’è poco da aggiungere. Troppo poco tempo è passato. Contro l’Iran ci sono state parole dure, e nuovamente alludevano all’uso delle armi, ma stavolta a pronunciarle è stata la Segretaria di Stato Hillary Clinton: approccio consuetudinario o cambio di linea politica? C’è solo da aspettare e da capire.

Contro Obama non ho niente in particolare, anche se mi è sempre parso uno che si è sempre vestito delle sue parole. La sua più importante riforma, quella sanitaria (che in Europa sarebbe quasi scontata), in America appare forzosa e anacronistica in tempi di crisi economica. Obama è in difficoltà, forse ingrate, nei sondaggi e lui se la prende con i network che gli sono avversi, un po’ come Berlusconi (con la differenza che la Fox è un gruppo privato). Sono estremamente dubbioso sulla sua politica energetica e sull’idea di basare su di essa il rilancio dell’economia, per non parlare della contemporanea riduzione del debito pubblico. In ogni caso, molto c’è ancora da fare e spero solo che il suo Nobel, più che rimescolare le carte, non le getti proprio all’aria.

Published in: on mercoledì, 14 ottobre 2009 at 22.41  Lascia un commento  
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Di tutto un po’, VII

Due post con lo stesso titolo di fila, perché sono davvero tante le cose di cui vorrei parlare, che avrei voluto approfondire ma che non ho potuto perché si sono accavallate e non mi hanno lasciato il tempo di farlo.

Parto da sabato scorso, quando ho sentito Frankie Hi-nrg a Trento, tra una (pessima, ma è questione di gusti) canzone e l’altra di quel concerto gratuito, affermare che è giusto pagare la musica. Forse costretto dalla sua etichetta discografica, forse perché a forza di fan che scaricano da eMule ha dovuto stringere un po’ la cinghia (in effetti l’ho visto dimagrito), sta di fatto che mi è sembrato – e non solo a me – un rappresentante di Forza Italia: in pratica la fine di un rapper.

La manifestazione contro Bush si è conclusa per fortuna senza particolare incidenti. Grazie soprattutto alla collaborazione tra forze dell’ordine ed organizzatori si è fatto un buon lavoro di prevenzione. Si dovrebbe dire anche grazie a gente come Francesco Caruso, il quale, però, mi fa più pensare ad una collusione tra movimenti violenti e sinistra radicale, ora anche parlamentare. In ogni caso questo è come scoprire l’acqua calda.

Ironia della cosa? Sembra che meno incidenti ci sono e più la manifestazione è un flop: di fatto le proteste non hanno minimamente lasciato il segno ed hanno solo evidenziato la pochezza del movimento, che oltre a tirare fuori panzane e chimere tipo la campagna No Excuse 2015 (eliminare la fame nel mondo in 8 anni si può solo eliminando fisicamente gli affamati: rivolgersi agli Hutu per un progetto di larga scala).

Così, mentre George Walker Bush fa un bagno di folla in Albania, la sinistra si dimostra ancora una volta in pezzi, indecisa tra il palazzo ad accogliere il Presidente americano, e la piazza per contestarlo. Ma se si sceglie la piazza, allora si divide tra quel corteo che è contro tutto e tutti, e quel sit-in che critica Bush ma non il governo che l’accoglie… Insomma la solita accozzaglia di posizioni che è oggi la sinistra italiana, che ormai è impossibile individuare in un qualsiasi progetto di sviluppo politico, soprattutto nei casi più radicali, mentre invece si esplica in 10, 100, 1000 singole posizioni. Ne vogliamo vedere qualcuna? Beh, la lista è lunga, magari la tiro giù domani.

Romano Prodi visto da John Cox (www.coxandforkum.com)

Il tutto, comunque, non fa che riflettersi sugli esiti elttorali di questi giorni. Il risultato è chiaro: da un 77 a 59 per il centrosinistra nel 2002 si è passati ad un sonoro 88 a 51 per il centrodestra. Il risultato è da far rabbrividire, ma a sinistra si tiene botta, si minimizza, si dice (Fassino) che “il centrosinistra si è confermata dove prima governava ed ha conquistato Trapani”, dimenticandosi che la storia di Trapani è particolare e già nota, e di ricordare che la “maggioranza” ha perso Matera, ma anche al primo turno Alessandria, Asti, Gorizia, Monza e Verona (e pure il sindaco del mio comune di residenza) ed ha tenuto per un soffio la provincia di Genova (quando Pericu nel 2002 fu eletto col 60% dei voti). Per di più stanno arrivando altre beghe inattese, tipo quelle sul caso Visco, sulle intercettazioni tra Consorte, D’Alema e Fassino, sui rapporti OCSE riguardo al sistema pensionistico. Con il drammatico calo dei consensi che si sta verificando, il centrosinistra cerca di rimediare. Come? Facile, dicono ciò che dice il centrodestra: le tasse sono troppo alte; vanno ridotti i costi della politica; bisogna riformare i bilanci locali, ci vuole una legge sulle intercettazioni telefoniche. Tra un po’ mi sa che sosterranno la necessità di separazione delle carriere dei magistrati.

Io credo che semplicemente nel centrosinistra la loro sicurezza sia di facciata ma in realtà tutti se la stiano facendo addosso, preoccupati di non scontentare i loro variegati elettori ma anche di non accontentarli troppo per non far cadere il governo.

In tutto questo trambusto spesso ci si dimentica proprio delle riforme serie, ci si ferma alle parole. Come quelle pronunciate da Umberto Veronesi a favore dell’energia nucleare. Ma per un Veronesi che ne parla a favore, c’è un Rubbia che si dice contrario. Ora, sul si dovrebbe credere di più ad un premio Nobel per la fisica piuttosto che ad un oncologo per quanto di fama internazionale, ma di fatto negli ultimi anni Rubbia mi lascia sempre più perplesso. Anche perché esperto del settore non è solo lui, ed in genere i fisici nucleare italiani sono favorevoli alla riapertura delle centrali atomiche; senza contare che lo stesso Rubbia in passato ha avuto posizioni ben diverse, non portava come scusante il problema delle scorie ma cercava di risolverlo sviluppando il “Rubbiatron“, non confondeva i concetti di “fonte di energia” e di “vettore di energia”, non faceva proposte ingegneristicamente assurde sullo sfruttamento dell’energia solare. Sinceramente non so che pensare e non mi azzardo a dare del rimbambito ad uno come lui. Piuttosto credo che abbia altro in testa quando fa certe affermazioni, e che i suoi interessi si accavallino in maniera ignota ai più.

Una buona notizia viene invece dalla Sardegna, la mia regione natìa, dove l’attuale governatore Renato Soru ha in mente una tassa per i possessori di cani al fine di arginare le spese sostenute per i cani randagi. Si tratta di 20 euro all’anno per i possessori di cani non sterelizzati chirurgicamente (esclusi i cani da pastore, per ciechi, delle forze dell’ordine). Dico, è una bella notizia perché è evidente che quest’ennesima boiata di Soru (che colpisce proprio chi i cani si suppone li ami) stavolta non passerà, mentre d’altra parte rende ancora più chiaro che questo cialtrone, che non si fa problemi a dormire sopra i suoi molteplici conflitti d’interesse, dopo le prossime elezioni regionali non ce l’avremo più tra i piedi. Non so ancora se sarà lì a prendersi una sonora tranvata elettorale oppure se la sinistra – che già da tempo sta cercando di lavarsene le mani – l’avrà bellamente scaricato, ma purtroppo il giugno 2009 è distante ancora due anni e di elezioni anticipate se ne parla meno che di questo governo.

L’ultima viene da quell’anziana signora che è Haidi Giuliani, madre del famigerato Carlo Giuliani, per la quale evidentemente il concetto di “lanciare estintori” equivale a “venire picchiati”. Questa ex maestra elementare, che forse avrebbe dovuto impedire che suo figlio diventasse un farabutto e magari ce l’avrebbe ancora con sé, è andata a placare gli animi dei riottosi delle ultime manifestazioni anti-G8, negando poi che questi avessero qualcosa in comune con suo figlio Carlo. Ci deve ancora spiegare in che senso, perché sono pronto a scommettere che tra quei facinorosi ce ne erano diversi presenti in Piazza Alimonda nel 2001. Forse i no-global di giovedì erano più tranquilli di Carlo?

Anche lei ce la teniamo in Parlamento. Il motivo non è chiaro ma spero che ci stia ancora per poco. Anche perché non ho voglia di aspettare il prossimo 12 ottobre 2008 (data in cui maturerà la pensione da senatrice) per tornare a votare. Secondo la senatrice Giuliani i giovani sono arrabbiati perché sentono molto problemi come la disoccupazione, la precarietà e… la guerra. Ma signora Haidi, quale guerra? In quanti hanno davvero vissuto una “guerra”? In quanti hanno fatto come Angelo Frammartino, che ci ha rimesso pure la ghirba? Ma da dove viene tutta questa sensibilità? Sono fermamente convinto che gridare “no war” (magari sfasciando la testa di un poliziotto) è uno slogan con cui ci si riempie la vuota vita di gente come quella di Carlo. Sono cattivo? Eh sì.

Published in: on martedì, 12 giugno 2007 at 13.56  Comments (2)  

Di tutto un po’, VI

Ed ecco che riprende questa rubrica, che in realtà è un contenitore di tutte le piccole cose che vorrei dire e che non mi riempiono un articolo, o che forse sono talmente tante che è meglio dirle in breve che lasciarle trascurate del tutto.

Allora, piccolo accenno alla tornata elettorale delle amministrative. D’Alema (e Prodi oggi) ha affermato che se il governo si dovesse dimettere solo per una sconfitta alle amministrative allora anche Berlusconi l’avrebbe dovuto fare a suo tempo, e invece non l’ha fatto. Non fa una grinza. Invece fa pensare come abbia rimarcato, poco prima del voto, come la sinistra abbia da sempre presentato i migliori amministratori locali. Ma, alla luce dei risultati (a volte anche clamorosi) di queste ultime amministrative, questo non è affatto un’attenuante, anzi! Se è vero, come generalmente si ammette, che la sinistra è campione di gestione politica (anche se non sempre effettiva: vedi Napoli ed i suoi rifiuti) degli enti locali, allora questo risultato è ancora più influente e dovrebbe far riflettere profondamente, perché ciò vuol dire che si è dato un giudizio non agli amministratori locali ma a questo governo soffocante! La “spallata” non c’è stata? In un Paese con un voto così poco flessibile, la chiara vittoria del centrodestra è una sonora batosta per il centrosinistra, altro che balle.

E a proposito di amministrazioni locali, continua l’emergenza rifiuti in Campania. Mentre questi signori fanno il muso duro a difendere i loro “paradisi” (leggasi: discariche ora chiuse):

Rosetta Sproviero incatenata di fronte alla discarica di Parapoti

nei centri urbani della Campania accade questo:

Rifiuti bruciati nei centri urbani campani (Olympia)

Impressionante? Beh, non posso far a meno di notare una certa dicotomia d’intenti da parte della popolazione locale nel cercare di risolvere la questione. Se invece di stare a sentire capopopoli come Don Vitaliano e la “pasionaria” Rosetta Sproviero (che almeno non si è macchiata delle nefandezze della Ibárruri) ascoltassimo chi della questione se ne intende, forse non si arriverebbe alla patetica soluzione del mandare i rifiuti in Romania, pagando fior di quattrini. Eh sì, pensiamo globale. Sperando che nessun ambientalista si metta sui binari del “treno dei rifiuti”.

Notizia di oggi è che pare che sia cosa fatta l’accordo sull’aumento agli impiegati statali. Avranno un aumento di 101 euro al mese: grande soddisfazione dei sindacati, che hanno così ottenuto un aumento ben superiore all’inflazione (e a quello della controparte privata, si capisce). Nel frattempo appare sempre più grave la piaga dell’assenteismo nel pubblico impiego, ulteriormente foraggiato da questo cospicuo aumento (magari lo dessero anche a me…): magari qualcuno pensa di risolvere così la questione? O forse non è che Prodi e compagnia cerchino di porre una pezza alla batosta elettorale di cui sopra? Nel frattempo, al Ministero della Difesa l’assenteismo interessa quasi un terzo dei dipendenti: ma ultimamente non si stava parlando degli sprechi della politica?

Spostiamoci un po’ all’estero, precisamente in Venezuela: è notizia recente la chiusura di Radio Caracas Television, l’unica rete a diffusione nazionale critica alle politiche del presidente Hugo Chavez. Il leader del Paese sudamericano si è legato al dito l’appoggio che la rete diede ai golpisti che cercarono di toglierlo dal potere nel 2002, ed ora ha voluto assumere il diretto controllo dell’emittenza. Piccoli dittatori crescono. Ma col petrolio.

Terminiamo con un po’ di sport: si conclude il campionato e così anche l’avventura in serie A del Chievo. E’ stata una squadra che ha ben giocato ed ha divertito, sino ad arrivare a livelli inaspettati (come il posto in Champion’s League, anche se assegnato a tavolino dopo le penalizzazioni di Juventus e Fiorentina) e tutto con pochi soldi: spero di rivedere presto questa squadra nella massima serie. Sempre in ambito calcistico, vorrei far notare lo sfogo di Gattuso sulle polemiche milanesi di fine campionato: come dar torto al Ringhio nazionale? A proposito di Nazionale, spero che Nesta ci ripensi e non la lasci.

Passiamo ora alla Formula 1, e non per ricordare la penosa prestazione ferrarista al Gran Premio del Principato di Monaco (quando non ci si mette l’affidabilità ci si mette Raikkonen a sfondare la macchina! E la squadra a non tenere il passo con le McLaren), ma per ricordare che 25 anni fa si è spento uno dei più amati – purtroppo per poco tempo – campioni dell’automobilismo mondiale:

Gilles Villeneuve al GP d’Italia del 1981

Gilles Villeneuve morì a Zolder, durante le prove del Gran Premio del Belgio, l’8 maggio 1981. Indimenticabili le sue imprese: capace di percorrere un giro ad alta velocità su tre ruote (a Zandvoort nel 1981), di concludere una gara con una macchina disastrosa tenendosi per tutto il tempo quattro accaniti avversari alle spalle (a Jarama nel 1981), di andare 11 secondi (undici!) più veloce del campione del mondo Jody Scheckter sul bagnato di Watkins Glen nel 1979, ma soprattutto di fare queste cose (a Digione nel 1979):

Durante l’ultimo improbabile tentativo di sorpasso di Villeneuve, il commentatore non può far altro che esclamare: “Incredible!” Ora, dico, come si poteva non amare un pilota così? Addio, Gilles.

Published in: on martedì, 29 maggio 2007 at 15.37  Lascia un commento  

Vae victis!

E così qualche ora fa l’ex dittatore dell’Iraq è stato giustiziato. La sentenza è solo di qualche giorno fa, neanche è stato necessario giungere al verdetto per il genocidio di 180 mila Kurdi.

Al di là del fatto che sono contrario alla pena di morte per una serie di ragioni che non sto a spiegare, devo arrendermi al fatto che probabilmente nulla avrebbe impedito una tale sentenza dettata dal popolo iracheno. Penso che oltre ad esprimere la propria contrarietà, tutte le altre azioni dal mondo occidentale in questo senso, tipo manifestazioni e scioperi della fame, siano perfettamente inutili: perché se è vero che in Europa il concetto di sacralità della vita e contrarietà alla pena capitale è diffuso e radicato, in Iraq no, per nulla. In Iraq ci sono di continuo attacchi armati, kamikaze e non, contro soldati o civili inermi: il valore della vita è diverso e ci dobbiamo rassegnare a questo. Non è una cosa che si cambia dall’oggi al domani.

Che Saddam Hussein fosse un farabutto penso non ci siano dubbi, ma credo anche che il suo processo sia stato piuttosto “a senso unico”: la sentenza di colpevolezza era già stabilita, la modalità della pena una diretta conseguenza della situazione sopra descritta. Ancora una volta la Storia ci insegna: vae victis, cioè guai ai vinti. Lo disse Brenno quando calò dalle regioni galliche sino a depredare Roma stessa nel IV secolo a.C. Lo stesso accadde, ad esempio, al processo di Norimberga, dove diversi gerarchi nazisti (certamente molti dei quali macchiatisi di atrocità) subirono di fatto un processo ingiusto e furono accusati di misfatti compiuti da altri eserciti (in primis, l’Armata Rossa). Addirittura si può arrivare a non avere neanche un processo, come capitò a Benito Mussolini (senza contare l’essere appeso a testa in giù in pubblica piazza, più che l’esecuzione in sé fu quello un atto di barbarie indegno della civiltà italiana). C’è da dire che l’imparzialità di un processo è una chimera che è difficile da ottenere in Italia stessa, ma vabbé…

Dunque, ancora oggi la storia la scrivono i vincitori: c’è solo da sperare che i “vincitori” siano quelli “giusti”, con tutti i limiti soggettivi che questa speranza può portare. Per quanto riguarda me, figlio dell’Europa moderna e democratica, è andata bene ancora una volta, anche se ne critico i modi. Ma almeno io lo faccio, in quanto amante della Giustizia in sé e non come strumento del vincitore. C’è chi questi dubbi non se li pone: occlusi, adombrati fanatici.

Un altro motivo, direi il più concreto, per cui sarebbe stato meglio tenere in vita Saddam Hussein è il timore di reazioni da parte dei sunniti ed il nuovo rischio di una guerra civile. Tuttavia, la conclusione non è scontata, perché ci sono altri fattori che farebbero credere che dopo le fiammate iniziali in effetti la situazione potrebbe volgere di più verso la normalità. Insomma, l’impiccagione di Saddam Hussein non è altro che l’ennesimo capitolo, e certamente non il conclusivo, di una storia che pare ripetersi ma che comunque si evolve.

Ulteriore nota stonata è rappresentata dalle affermazioni del colonnello Gheddafi, secondo il quale il processo a Saddam Hussein è stato illegale e gli Stati Uniti ed il Regno Unito dovrebbero essere a loro volta processati per questo. Detesto Gheddafi. Detesto ancor di più che l’Italia sia così commercialmente dipendente (per via del petrolio) dalla Libia. E tutto questo non porta che ad un altro discorso…

Aggiornamento 1/1/2007: A quanto pare, la Libia ha dichiarato ben 3 giorni di lutto nazionale per la morte di Saddam Hussein. Non ho parole. Ne ho giusto qualcuna per quei geni di Massimo D’Alema e Marco Pannella (al sesto giorno dello sciopero della fame e della sete, come al solito argomento dalla sua schiera abusato nonché finto, perché sta fin troppo bene), che vogliono chiedere una moratoria della pena di morte. Ma, c’è da chiedersi, a chi?! Alle Nazioni Unite? Non so se ridere o se piangere. Inutile dire che tra i membri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU ci sono due nazioni che applicano la pena capitale, di cui una (la Cina) vera macellaia che la applica anche per reati come il furto, per non parlare di tutti quegli Stati che la applicano per “reati” come l’adulterio e l’apostasia. E allora, perché tale azione? Perché ci sono? Perché ci fanno? Perché vogliono fare la figura dei verginelli di fronte al mondo? Come se Saddam Hussein valesse più di Safiya Husaini (cercate su Google chi è).

Published in: on sabato, 30 dicembre 2006 at 11.40  Comments (1)  

Spy story

“Po” non è il fiume e nemmeno Prato… ;)

Va bene, lo ammetto, la vignetta è un giochetto di parole assai banale sul cognome di Mario Scaramella, protagonista della recente “spy story”, ormai sulla via della conclusione in un nulla di fatto. A dire il vero, mi è parso che la caramella sia stata più la storia stessa per i giornalisti, cui non sarà parso vero di poter raccontare questa vicenda in giro e dare sfogo alle più svariate tesi complottistiche, ma tralasciamo questa mia critica verso il giornalismo nostrano, che mai sembra averne abbastanza.

In tutta questa storia cos’è emerso? Sinceramente non lo so. Non ho idea del perché Litvinenko sia stato avvelenato. Mi sorprende che sia stato usato una sostanza tossica così scomoda come il polonio 210. Posso fare giusto alcune considerazioni.

La prima è che Litvinenko sia stato ucciso perché sapeva troppo e qualcuno non voleva che raccontasse certe cose in giro. Sembra un’ovvietà, ma è cosa ben diversa dal dire che non si voleva che Litvinenko scoprisse qualcosa di scottante.

La seconda considerazione è che Scaramella non sia implicato nel suo avvelenamento. Sebbene la sua intossicazione possa essere intesa come una copertura, od un incidente a seguito della manipolazione del polonio, trovo improbabile che una persona come lui, nota al pubblico e già esecutore di incarichi istituzionali, possa facilmente reperire una quantità di polonio sufficiente ad uccidere un uomo, ben 15 mila volte superiore a quella normalmente ottenibile per ricerche di laboratorio.

In ultimo, penso che non c’entri neanche Putin. Voglio dire, per quanto figlio di buona donna sia, e per quanto potere abbia, sono sempre dell’idea che un ex capo del KGB, ed ora uomo più potente della Russia, sappia benissimo come eliminare un uomo dalla faccia del pianeta facendo credere pure a sua madre che si sia ritirato a vita monacale in un convento di frati trappisti.

Published in: on lunedì, 11 dicembre 2006 at 12.36  Lascia un commento  

Kaputt mundi

varphi.gifSiamo brava gente, che vorrebbe passeggiare di sabato per botteghe e pasticcerie. Questa volta però abbiamo un appuntamento a Roma con Silvio Berlusconi. Sentiamo la necessità di difendere la libertà e di lavorare senza essere soffocati dalle tasse del governo. Andiamo tutti a Roma e ci ritroveremo insieme per manifestare. Non è un’abitudine per noi. Non siamo pecore buone per farsi gregge. Non amiamo andare in piazza per gridare slogan o per ascoltare comizi. Non adoriamo il capo, ma ci piace un leader come Berlusconi che sa interpretare le nostre passioni e la nostra avversione per lo statalismo. Questo governo deve cadere. Non per la spallata di piazza, ma per un rigurgito di decenza: non è tollerabile un’alleanza con quanti gridano 10-100-1000-Nassiriya. Noi non siamo prepotenti. Non lanceremo molotov e non scriveremo minacce sui muri. Mica siamo comunisti. Perciò protesteremo civilmente contro un governo che soffoca la liberà sottoponendoci a controlli da Stato fiscale di polizia, trattando artigiani, commercianti, professionisti, imprenditori come criminali. Nella capitale vogliamo dimostrare all’Italia che il centrodestra non è orfano né in declino. E a Silvio Berlusconi che siamo al suo fianco, felici del suo immediato ritorno a casa.

Questo è il messaggio che Vittorio Feltri ha lanciato sulla prima pagina di Libero di oggi. Un messaggio forte e appassionato, forse non molto lucido ma abbastanza diretto nelle sue poche parole. Si rivolge a chi di questo governo si è rotto le scatole. E direi che ne ha ben donde (anche se lo fa solo verso una parte di elettorato; invero ci sono parecchi ex ed attuali ‘coglioni’ che scenderanno in piazza a Roma).

Alla fine questa Finanziaria 2007 è giunta in dirittura d’arrivo ed è dura trovare qualcuno che non sia insoddisfatto almeno per qualcosa. Gli scontenti che non rivoterebbero Prodi ormai si contano a frotte, ma ormai è tardi: avrebbero dovuto pensarci sette mesi fa. La Finanziaria è stata bocciata da tutte le parti dai più autorevoli istituti del settore, l’ultimo dei quali l’OCSE che ribadisce come risanare il debito pubblico con le sole tasse non è mai bene. Tant’è vero che stima ancora oltre il 3% il rapporto tra debito e PIL per il 2007, e poi addirittura in salita di nuovo nel 2008. Lacrime e sangue per cosa?

Ma, oh!, c’è la ripresa! Dopo quattro anni e mezzo, si dice. Ma aspettiamo un attimo: ma che ha fatto questo governo per la ripresa? L’economia viene gestita dalle leggi finanziarie, ed ancora deve arrivare la prima. Gli altri sono piccoli dettagli. Chi si ricorda che magari l’attuale Finanziaria in vigore è l’ultima di Tremonti?

Sono tornato a casa dopo un mese, e ne ho viste davvero di tutti i colori. Avrei voluto scrivere il mio sdegno sul blog ma non ne ho avuto tempo o l’occasione. Tante cose mi hanno provocato risentimento se non addirittura fatto stomacare. Provo ad elencarle?

  • Il PDCI che sfila nel corteo insieme ai vigliacchi che bruciano il fantoccio del milite italiano e gridano “10, 100, 1000 Nassiriya”, con Diliberto che minimizza dicendo che non ha colpa se i soliti “quattro imbecilli”… Magari sarebbe stato meglio non andarci, visto che si sapeva benissimo che gentaglia vi avrebbe partecipato?
  • I vari benpensanti e muftì che protestano per l’istituto elementare di via Quaranta, dove insegnano che la sola religione vera è l’Islam ed appendono fuori dal portone il cartello “La scoula e chiusa” (sic).
  • Le frotte di comici sinistrorsi che improvvisamente hanno tutti una crisi creativa e che per tirare a campare arrivano a penose ed astruse imitazioni di Ratzinger come quelle di Crozza ed a ridere sul malore avuto da Berlusconi, dimostrandosi solo dei faziosi dilettanti.
  • A proposito del Papa, il silenzio assordante della diplomazia europea di fronte al vile ed ignorante attacco portato dai medievali imam di tutto il mondo dopo il discorso di Ratisbona.
  • L’ONU, l’accozzaglia di due centinaia e passa di Stati tra democratici, liberali, laici e repressori, confessionali, terroristi, con il vizio di ficcare il naso tra gli affari israeliani ma di fatto è incapace di fermare o anche solo prevenire un qualsivoglia conflitto (vedasi le armi a Hezbollah, il massacro in Darfur e così via).
  • Le assurdità dette sul ‘caso Luxuria’ (che vuole andare nel bagno delle donne), giunte sino all’aberrante frase di Alessandra Mussolini: “Io penso che ognuno debba essere libero di andare nel bagno che vuole (sic).”

Beh, potrei dirne ancora tante, di grandi e piccole, ma in tutto questo tempo mi sono sfuggite di mente. E’ dura, se le cose non si segnano sa qualche parte. Sono sicuro che i miei amici nell’elenco dei link lì a destra avranno debitamente commentato gli avvenimenti di questi tempi.

Cos’ho fatto negli ultimi tre mesi? Oltre al mio viaggio nei Balcani (molto suggestivo: metterò qualche foto e farò qualche commento), ero in giro a fare concorsi per il dottorato di ricerca. Ho vinto una borsa a Pisa, per cui presto lascerò la Sardegna ed andrò a vivere con quel comunista di mio cugino, che si sta specializzando in Medicina proprio nella città toscana. Questo come nota personale.

E dopo l’appello iniziale dico: vorrei esserci, a Roma, ma il portafogli, per ora, piange 😦. Per chi volesse saperne qualcosa, il corteo parte alle 13 da due punti: dalla stazione di Roma Termini e dal Circo Massimo. Per chi vuole raggiungere Roma in aereo, il treno-navetta da Fiumicino per Termini parte ogni mezz’ora e ci impiega altrettanto, lo potete prendere al secondo piano vicino al Terminal C ed il biglietto costa 11 euro. Per chi arriva in nave, di treni regionali da Civitavecchia per Termini ce ne sono due ogni ora, e ci impiegano un’ora e un quarto, per soli 4.10 euro. Per chi arriva in treno, beh, è facile: basta arrivare a Termini. Visitate il sito di Trenitalia (prima che falliscano). In macchina non so dirvi, se non che, data la folla che ci sarà, vi sconsiglio di prenderla 😉

Published in: on venerdì, 1 dicembre 2006 at 0.16  Lascia un commento  

Di tutto un po’, III

varphi.gifDa italiano, dico che è una buona cosa che il nostro Presidente della Repubblica, il “post”-comunista Giorgio Napolitano, sia andato a rendere omaggio in Ungheria alla tomba di Imre Nagy, il premier ungherese che dopo la Rivolta del 1956 fu condannato con un processo farsa dai Sovietici e barbaramente ucciso. Proprio il Napolitano che, nel 1956, sostenne che l’Unione Sovietica era lì per “portare la pace”, nonostante i dissensi dei suoi compagni di partito (e ciò vuol dire che non era una linea unica del PCI). Mi fa piacere che il buon Giorgio abbia cambiato idea, gli riconosco questo diritto. Se avesse detto che si vergogna dei suoi passati sarebbe stato anche meglio, ma so bene che dai veterocomunisti queste cose non si ottengono mai (che ci volete fare, all’URSS ed a Togliatti hanno lasciato il cuore). Ha fatto anche il suo bel discorso contro l’idea di esportare in altri Paesi la propria idea di governo. Solo, qualcuno spieghi a questo signore, che più passa il tempo e meno sento che mi rappresenta, che un conto è diffondere l’ideale di democrazia e libertà, un altro è quello di imporre un regime repressivo e sanguinario come quello sovietico! Cosa che a quanto pare è anche più facile a farsi, visto come andò nel 1956, anche grazie al supporto del PCI. Fa senso che ancora oggi tantissime città italiane abbiano strade dedicate al compagno Palmiro.

Ieri ho sentito il TG1 annunciare delle statistiche secondo cui circa il 45% degli Italiani avrebbero avuto vantaggi dalla prossima Finanziaria, mentre il 48% avrebbe avuto svantaggi e per il 6% non sarebbe cambiato nulla. Oggi, sempre il TG1 annuncia i risultati dell’ISTAT, secondo cui ben 16 milioni di famiglie si avvantaggerebbero con la nuova Finanziaria, e solo 4.8 milioni avrebbero un detrimento. I conti non tornano: le cifre sono nettamente diverse, nell’arco di sole 24 ore. Mi chiedo a questo punto chi abbia ragione, ma un’idea un po’ me la sono fatta, contando che secondo l’ISTAT ogni famiglia italiana avrebbe in media un aumento di circa 100 euro annui. Ma se aumenta la pressione fiscale in questo modo si può sapere da dove vengono questi 100 euro?
Aggiornamento: il buon Mauriziosat tra i commenti di questa sua pagina fa notare che se lo stesso ISTAT ci informa che una famiglia italiana in media ha 1.2 figli, allora quelle 20.8 milioni di famiglie del suddetto calcolo ci portano alla bellezza di 66 milioni e mezzo di abitanti, che l’Italia non ha, neanche con gli immigrati ed i turisti. E dovremmo ancora aggiungerci i single e gli anziani soli. Ma io, da laureato in Matematica, mi chiedo: che si fumano all’Istituto di Statistica?!?

Nei telegiornali di oggi è rimbalzata preponderante una notizia dai numeri incredibili: dall’inizio del conflitto, sarebbero morte la bellezza di 650 000 persone in Iraq! Come abbiamo fatto a non accorgecene? E’ come se fosse sparita una città come Firenze dalla faccia della Terra. Poi, a sentir bene, si tratta di stime fatte sul principio secondo cui si ipotizza che le vittime denunciate siano solo una minima parte. Dunque, non si basa su una conta reale dei corpi, non si basa nemmeno sui dispersi. Direi che Cox & Forkum presentano bene la situazione, con tanto di vignetta esplicativa. Per chi parla inglese: per l’italiano, scordiamoci di vedere quelle risposte nei tiggì nazionali.

Attenzione, sempre nella Finanziaria in via d’approvazione già si vedono i primi cambiamenti. Poca roba, certo, ma qualcosa. In particolare in questi giorni s’è discusso sul superbollo per gli Sport Utility Vehicle, o SUV comunemente detti. Il fatto che non ci sia una categoria giuridica per tali vetture fa sì che si debba operare su parametri come peso, potenza, motore. Ebbene, con le nuove modifiche, il peso minimo delle auto che pagheranno la gabella aggiuntiva di 2 € al kW passa da 2600 a 2200 kg, e per non includere le auto familiari si pensa di escludere le auto di proprietà di famiglie con 5 (cinque) o più figli. Un po’ meglio? Forse, ma ci sono ancora SUV al di sotto dei limiti (tipo la Suzuky Jimny), si sorvola su auto come Ferrari e Porsche rendendo incomprensibile questo balzello, in Italia trovare una famiglia con più di quattro pargoli è un terno al lotto, ancora non si fa distinzione tra chi il SUV ce l’ha per sfizio e chi lo usa per lavoro (la posizione del Governo: nel dubbio, tassiamo!). Non fa abbastanza male? Si aggiunga: abolito il progetto di esenzione del bollo per i primi tre anni per le nuove immatricolazioni Euro4, ed oltre agli annunciati aumenti delle accise sul gasolio si aggiungono quelli del metano per autotrazione. Vogliamo continuare…?

Questa domenica partirò per un mesetto in giro per l’Italia a fare concorsi per il dottorato di ricerca. Il blog credo che riuscirò ad aggiornarlo ogni tanto. Speriamo bene… Auguratemi pure buona fortuna, tanto non sono superstizioso! 😉

Published in: on giovedì, 12 ottobre 2006 at 17.09  Comments (2)  

Potenza nucleare

9 ottobre 2006, la Corea del Nord diventa “potenza” nucleare

varphi.gifEcco, per questa vignetta non ho riso per niente.

(Per chi se lo chiedesse, sono al corrente che la detonazione è stata sotterranea. E so anche che quella non è una distanza che consenta alle due persone di salvarsi. Non sono questi i punti, comunque.)

Published in: on lunedì, 9 ottobre 2006 at 23.30  Lascia un commento  

Il vero altruismo

In questi giorni in cui si parla, o per meglio dire, si litiga dell’intervento italiano nelle zone “calde” del mondo come l’Afghanistan (cosa insolitamente fuori discussione finché si parla di Libano, per qualche “oscura” ragione), oggi ho sentito un po’ di testa e cuore. Cioè ciò che ci vuole quando si va a dare aiuto: non i calcoli, non le ideologie, non i discorsi benpensanti (di quelli che ai “poveri Libanesi oppressi dai malvagi Israeliani” sì ma agli “Afghani sudditi degli sporchi Americani” no).

Pamela Rendina, caporaleIl vero altruismo l’ho sentito oggi. Pamela Rendina, caporale degli Alpini, classe 1982, oggi ha detto delle parole di cui noi Italiani dovremo andare fieri. Alla domanda su cosa avrebbe fatto nel futuro, con ancora le lacrime agli occhi per la morte di Vincenzo Cardella (suo compagno di sventura), non ha avuto esitazione: dopo un periodo di convalescenza, Pamela tornerà ai suoi doveri. Tornerà in Afghanistan, se glielo consentiranno. Perché “lo dobbiamo fare, li dobbiamo aiutare”.

E questa è la vera volontà di aiutare, di servire gli altri, di combattere il marcio. Non sono le parole facili dei politici che per mero opportunismo demagogico o pregiudiziale ideologica impugnano le parole della madre del caporal maggiore Giorgio Langella, ucciso nello stesso vile attacco dello scorso 28 settembre, che invitava a richiamare tutti i nostri soldati dalle zone di guerra.

A questa madre non dico di vergognarsi delle sue parole, ma di andare invece fiera per ciò che è stato suo figlio, per quello che ha fatto, e perché l’ha fatto. Probabilmente sarebbe stato ciò che suo figlio avrebbe voluto.

Aggiornamento 3/10/2006: anche la vedova Langella invita, a dispetto delle parole di sua suocera, a far restare i nostri ragazzi laddove c’è aiuto. Brava!

Published in: on domenica, 1 ottobre 2006 at 22.40  Comments (2)