La fine ingloriosa…

È finita. Tristemente finita. Non mi spreco nemmeno a guardare la fine della partita.

Dopo la prima partita avevo già ravvisato le difficoltà a segnare della nostra Nazionale, ma speravo che si sarebbero risolte grazie al buon gioco che si è fatto vedere. Invece è accaduto il contrario: i gol non sono arrivati ed anche il gioco è andato impallidendosi. Troppo facile dominare il centrocampo contro la Nuova Zelanda: serviva un risultato secco e deciso contro la Slovacchia. Invece ecco due gol slovacchi e noi che andiamo a casa.

Una Nazionale senza idee, che si riflette sistematicamente nella faccia da pesce lesso di Marcello Lippi, che chiaramente non ha mai saputo che pesci pigliare per raddrizzare la squadra. L’unica mossa è stata far entrare Pirlo, senza il quale sembra che la squadra sia perduta e questo non è più possibile accettarlo data l’età del milanista che non è più tanto verde. Alla fine il gol è arrivato, tanto cuore si dirà. Si è sfiorato anche il pareggio. E nella confusione si è preso il terzo gol…

Era una Nazionale, diciamocelo proprio, che già dalla Confederation Cup dell’anno scorso mostrava abbondanti limiti. Forse è solo la terra di Sud Africa a farci male, ma non posso crederci. Forse mancano le qualità. Ma soprattutto mancano le idee, non mi stancherò mai di ripeterlo. E non mi consola l’essere sempre stato scettico sul ritorno di Lippi alla guida della Nazionale, perché sapevo che il ciclo, una volta fermato, non si può riprendere. I risultati si sono visti.

Qualcuno dirà che se avessimo vinto il Mondiale sarei saltato sul carro del vincitore. Beh, avrei fatto ben di più: sarei andato a Lourdes, perché se quella del 2006 fu un’impresa, questa sarebbe stata proprio una grazia della Madonna.

Mi consola il fatto che come commissario tecnico arriva ora Cesare Prandelli, uomo e allenatore che stimo tantissimo, e non solo da tifoso viola. Mi deprime il fatto che usciamo al primo turno come la Francia, ultimi del girone come la Francia. Bella figuretta.

Published in: on giovedì, 24 giugno 2010 at 15.55  Lascia un commento  
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Ritorno mondiale

Alla fine di nuovo i Mondiali di calcio. Siamo partiti con tanto scetticismo da parte dei nostri tifosi, ed in effetti c’era più di un motivo: la brutta partita col Messico è sempre fresca, ed ancora non siamo riusciti a battere la Svizzera. Ma era soprattutto la condizione fisica degli Azzurri a preoccupare.

È appena finita la nostra partita col Paraguay, dove l’Italia ha raccolto un pareggio per 1-1 ma i 90 minuti hanno raccontato ben altri equilibri. E sono equilibri che fanno ritrovare un po’ di fiducia ai nostri sostenitori che, in ogni caso, non hanno mai fatto mancare il loro tifo. A prescindere. I motivi per essere più sereni sono consistenti perché, detta in poche parole, la partita l’abbiamo fatta noi, con possesso di palla ed azioni propositive molto ficcanti.

La nostra sfortuna è stata subire una rete praticamente sulla prima palla pericolosa dei sudamericani, e forse, con un Buffon in migliori condizioni fisiche, sarebbe andata diversamente (dico forse: la palla era molto angolata, il buon Gigi avrebbe dovuto letteralmente volare… ma non sarebbe stata la prima volta). La squadra però, dopo i minuti finali del primo tempo giocati un po’ nervosamente, non si è persa d’animo e nel secondo tempo (con Marchetti al posto di Buffon unico cambio) si è riproposta esattamente come nel primo tempo, a fare gioco ed a macinare metri di campo. Alla fine è arrivato il pareggio, non durante un’azione ma su calcio d’angolo, grazie ad un De Rossi che è cresciuto nettamente nella seconda frazione.

I nostri giocatori non hanno mai mollato, hanno continuato ad attaccare fino alla fine, segno comunque del carattere giusto con cui si deve affrontare un Mondiale di calcio. I paraguayani sono stati costretti a giocare di rimessa, peraltro combinando molto poco (loro che erano riusciti a castigare anche Brasile e Argentina durante le qualificazioni). Tra i migliori in campo direi: Pepe, con una grande piglio ed un’ottima condizione fisica, ha corso ed attaccato per tutta la partita; Montolivo, sempre più candidato ideale a sostituire Pirlo nel prossimo futuro, ha fatto una partita eccellente e di spessore, costruendo geometrie precise e mettendo in difficoltà il portiere avversario con velenose conclusioni da fuori area; Cannavaro che, e non ci credevo, ha mostrato un’ottima forma ed ha amministrato la difesa con la sua enorme personalità ed esperienza (peccato un po’ di resposabilità in occasione della rete avversaria). Bene, come già detto, anche De Rossi, e poi Zambrotta che non si è mai stancato di correre sulla fascia destra. Bene un po’ tutti, in ombra un po’ Gilardino servito poco, e Iaquinta.

Come nota dolente c’è da registrate una cronica difficoltà ad insaccare la palla in fondo alla rete. Ci appoggiamo sempre più spesso al sostegno dei centrocampisti, ed anche oggi uno di loro ha salvato il risultato. Ci manca il vero bomber di razza, di quelli che si esaltano ai Mondiali, alla Vieri, alla Schilaci. Forse ci manca il gioco per far fruttare quelli che abbiamo, ed è forse un problema più di Lippi che della Nazionale, visto che anche nel 2006, insieme a Toni, il nostro migliore marcatore è stato un difensore (Materazzi).

Per questo c’è ancora tempo. Ma, per adesso,

forza azzurri!

Published in: on lunedì, 14 giugno 2010 at 20.46  Lascia un commento  
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Italia no? Italia sì!

Ultimamente mi si è chiesto perché tifo l’Italia. Una domanda cui molti risponderebbero con un’espressione di perplessità, dando per scontato che il tifo per l’Italia non possa essere messa in discussione. Non voglio comunque lasciarmi niente di dogmatico, finché si tratta di mie decisioni, quindi vorrei rispondere.

Il tifo non è qualcosa che si può sempre controllare. Non sempre si può decidere a tavolino a chi dare il proprio supporto, cioè non sempre si può basare tutto su come un campione gioca in campo, su che spirito mostra, come si comporta anche fuori dal terreno di gioco. A volte lo si fa, ma non sempre. Spesso si tifa qualcuno per affezione, per tradizione, per un senso di coerenza. Ma la Nazionale…

La Nazionale no, esula da tutto questo. Perché la Nazionale rappresenta me come italiano, ed in quegli uomini in campo non vedo solo dei campioni, ma dei vicini di casa, degli ex compagni di scuola, magari dei colleghi di lavoro. Vedo chi sa che gli spaghetti non si devono cuocere per mezz’ora, o cosa ci va su una pizza. Vedo la gente che si è stretta insieme quando Falcone fu assassinato, che ha smadonnato quando è entrato l’euro nei portafogli, che sa che vuol dire quando si parla di Mani Pulite o del problema del Mezzogiorno, che si arrabbia a sentire dei politici ladri e fannulloni.

E’ tutta la mia gente, quella che mi sta intorno, e mi sento parte di loro anche se a volte mi fa girare le scatole. Anche per questo non posso fare a meno di volerle bene.

L\'esultanza dei nostri dopo il gol di De Rossi

A volte tifare la Nazionale è dura. Quando gioca male, non ha lo spirito giusto, non è umile. Ripensando agli ultimi Mondiali, però, è stato tutto il contrario. Criticati, umiliati con le parole, i nostri ragazzi hanno mostrato che non erano campioni di carta, che le vicende di Calciopoli non li rendevano meno atleti e meno uomini. Ed hanno salvato un po’ tutti noi, che già ci sentivamo lo zimbello di tutto il mondo anche nei campi di calcetto. E quella Nazionale l’ho tifata con tutte le mie forze.

E non potevo far mancare il mio appoggio a questi Europei. Siamo partiti male, malissimo. Ma abbiamo reagito da Italiani. Cioè maledicendo l’arbitro per i torti contro la Romania, ma alla fine diventando più forti di tutto e di tutti con la Francia, finalmente schiantata sul campo in una competizione ufficiale dopo ben 30 anni. E’ questa la Nazionale che voglio e che sento mia, quella che cade e si rialza, quella di Cannavaro che non torna a casa ma è lì ad esultare con la gamba infortunata, quella di Cassano che ride e scherza. E allora parte, sincero, onesto e dal cuore il coro: poooo poroppo popoooo poooo…!

Giusto due note sulla partita: grande prestazione corale, come non se ne vedevano dai Mondiali. Su tutti, ovviamente De Rossi, uomo ovunque e grande cuore. E Cassano, indefesso genietto dell’attacco, cui è mancato solo il gol. Ed oggi sono rientrate le grandi geometrie di Pirlo, cui purtroppo dovremmo fare a meno ai quarti contro la Spagna. Peccato per Toni, sfortunato ed impreciso nelle conclusioni, ma sempre con un lavoro di grande spessore. Bravi ancora Grosso e Zambrotta, sempre a spingere sulle fasce. Ed un complimenti a tutti! Forza ragazzi! L’Europeo comincia ora!

Published in: on martedì, 17 giugno 2008 at 23.14  Lascia un commento  
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Orgoglio Ferrari!

Diciamolo francamente, nessuno ci avrebbe mai creduto. Ma, direi, a tante cose.

Tutto è iniziato qualche mese fa, quando nessuno avrebbe mai creduto che un capomeccanico della Scuderia Ferrari come Nigel Stepney, un uomo che ha visto nascere e crescere tanti bolidi, ha curato tante auto vittoriose, ha collaborato con tanti campioni e gente eccezionale, potesse tradire così la sua squadra, arrivando (forse) anche a sabotare fisicamente le vetture.

Da qui iniziò tutta la cosiddetta spy story tra Ferrari e McLaren, con il team inglese come imputato. “Lo fanno tutti”, qualcuno diceva. Ma non mi risulta niente di così grosso, così evidente, così sfacciato, tanto che nessuno avrebbe mai creduto che la FIA si sarebbe limitata a togliere i punti alla McLaren nel Campionato Costruttori, di fatto lasciando i suoi Hamilton ed Alonso ancora favoriti per la conquista del Campionato Piloti (il più prestigioso). Un successo che sarebbe stato beffardo, visto quanto appurato dall’inchiesta.

E così nessuno avrebbe creduto che a due gare dalla fine, con Felipe Massa già fuori dai giochi e con Kimi Räikkönen a ben 17 punti dalla vetta, il titolo Piloti potesse andare a qualcuno di diverso da Fernando Alonso o ancor di più da Lewis Hamilton, l’esordiente sorprendente dominatore della classifica iridata. Ma neanche lo svarione dell’inglesino in Cina sembrava potesse cambiare molto le cose. Al limite poteva essere solo un’agonia prolungata per i tifosi della Ferrari e di Alonso: per quanto aveva già fatto vedere Hamilton durante l’anno, gli sarebbe bastato condurre una gara tranquilla e nessuno avrebbe mai creduto che perdesse il titolo.

Ed invece sono capitate tutte e tre le cose, ed il risultato è questo:

Kimi Räikkönen festeggia la vittoria della corsa e del titolo sul podio di Interlagos, Brasile

Ragazzi, che sofferenza! Ero partito con l’idea di vedermi una bella vittoria della Ferrari, ma non certo di questa entità, ed invece già dopo cinque curve, dopo il fuoripista di Hamilton, cominciavo a crederci. Ma sapevo di illudermi, il quinto posto per l’anglo-caraibico non era lontano, finché al settimo giro gli arrivano altri problemi, grossi problemi che lo sbattono in ultima posizione. E allora ho cominciato a crederci sul serio, perché da solo Hamilton non ce l’avrebbe mai fatta, qualcuno là davanti avrebbe dovuto ritirarsi. Dato che le Ferrari andavano come razzi ed Alonso al limite doveva guardarsi nelle specchietti da Webber, Kubica e Rosberg, allora giù con gli scongiuri, le preghiere, i malocchi, sperando che se un motore doveva rompersi questa volta poteva essere un Mercedes, che le Ferrari la smettessero di mettere alla frusta il motore con i giri veloci, che Rosberg e Kubica non si buttassero fuori a vicenda vanificando un miracolo negli ultimi giri. Tutto a buon fine, perché miracolo è stato, e Räikkönen è il primo Campione del Mondo della Ferrari dopo Michael Schumacher! 😀

Certo che vincere con un solo punto più dei due diretti rivali dà una soddisfazione anche maggiore, non bastasse quella ottenuta per aver rimontato una situazione disperata, e non tanto per colpa della Ferrari (cui però quest’anno è mancata una certa affidabilità) ma proprio per gli imbrogli di cui è stata vittima non ripagata dalla giustizia.

“Orgoglio Ferrari” sventolavano i meccanici ai box, ed è effettivamente un orgoglio questa scuderia che mai è mancata dalle più prestigiose corse mondiali, vincendo più di ogni altra, con la passione, la dedizione e la tenacia dei suoi dipendenti, dal progettista al meccanico, tutti. In questa scuderia si racchiude un’essenza quasi leggendaria in cui noi tutti (o quasi) Italiani ci rispecchiamo, assumendo l’azienda fondata dal Drake come simbolo dell’Italia tutta, l’Italia motoristica che vince in tutto il mondo, ed anche quando non vince lotta e non molla mai, così nel 1950, come ora nel 2007! 😀 E non è un caso che, a gara finita, tutti gli uomini della scuderia cantassero il motivetto di Seven Nation Army (“Pooo popoppo poppoooo pooo…”) che aveva accompagnato la vittoria dell’Italia agli ultimi Mondiali di Calcio! Brava Ferrari, soprattutto nell’ultima gara si è visto qual è stata la miglior macchina del Mondiale!

E allora godetevi gli highlights dell’ultimo Gran Premio in Brasile, con tanto di commento in… finlandese (a me fa ridere):

Notevole poi che in Spagna festeggino lo stesso la vittoria finale del finlandese, giusto per fare dispetto all’“odiato” Hamilton!

Per ritornare sul tecnico, in effetti questo è stato un Mondiale assai atipico. Tirando le somme, sono “esistite” solo due auto: Ferrari e McLaren, con le altre a fare da comprimari. La Renault, campione uscente, in classifica Costruttori sarebbe finita quarta se non avessero privato la McLaren dei punti, facendo appena un quarto dei punti della vincente Ferrari. La Honda, che l’anno scorso fece ben sperare cogliendo un successo, quest’anno ha presentato un’auto disastrosa (mai Barrichello aveva chiuso una stagione senza punti). Molto bene invece la BMW (ex Sauber) ed ancora in ascesa la Williams, certo più capace della Toyota a sfruttare i suoi stessi motori (per la disperazione di Jarno Trulli).

La sorpresa maggiore è però stata la continuità dei risultati di Lewis Hamilton, sempre a podio nelle prime gare, aiutato certamente da una buona auto e, più in là, dall’appoggio del team, inglese come lui. In effetti Hamilton si è visto non come un debuttante, ma come un pilota consumato e di grande esperienza, veloce senza mai strafare. Forse tutto quel periodo d’oro è venuto mentre non pensava al titolo mondiale ma solo a fare più punti possibile. Ma quando il titolo ce l’aveva mezzo in tasca… non ha retto alla pressione, facendo errori sciocchi ed inutili imprudenze. Così come l’erroraccio in Cina (dirà che non si era accorto che le gomme erano alle tele… ma che andava per i prati e perdeva 7″ a giro non poteva accorgersi?!) e la pessima e nervosa conduzione di gara in Brasile (l’uscita di pista all’inizio ed il problema alle marce sono colpa sua, quando un quarto posto che nessuno gli avrebbe tolto gli avrebbe dato comodamente il titolo: pensiamo a Schumacher nel 2003 in Giappone e possiamo capire che vuol dire andare tranquilli e vincere lo stesso).

Certo, poi ci si è messa la stessa McLaren a complicargli le cose, creando divisione all’interno della squadra: le rivalità con Alonso (costate già 15 punti alla McLaren), i dispetti, la visibilità sulla stampa, e poi la mancanza di adeguato supporto nelle ultime due gare, in cui avrebbero potuto mettere da parte Alonso (a -14 punti e già in rotta con la squadra), facendo guidare un collaudatore. Insomma, una scuderia che ancora una volta si rivela incapace di gestire due validi piloti, come già accadde con Senna e Prost nel 1988 con la differenza che, allora, i due vinsero tutto.

Alonso sappiamo già che è un pilota velocissimo e di grande spessore, ma possiamo dire lo stesso di Lewis Hamilton? E’ lui il nuovo Senna? Vi dirò, ne sono tutt’altro che convinto: in una Formula 1 dove le macchine quasi si guidano da sole (guardate quanto poco traballano i volanti rispetto a solo 10 anni fa) i piloti di buon livello possono ottenere subito risultati di gran prestigio con una squadra di vertice. Hamilton l’ha avuta da subito, con grande fortuna. Altri validi piloti hanno fatto la “gavetta”, riuscendo ad arrivare ai vertici come Fernando Alonso ed ora lo stesso Kimi Räikkönen, ma molto più spesso restando comprimari nelle scuderie di rango minore: cito ad esempio Mark Webber, Jenson Button, il nostro Jarno Trulli, o anche i più giovani Nico Rosberg e Robert Kubica. Tutta gente che non avrebbe sfigurato su una McLaren o una Ferrari. Insomma, qui lo dico e qui lo nego, Lewis Hamilton non mi pare questo gran fenomeno.

Naturalmente, potrei venir smentito presto, magari l’anno prossimo, quando la McLaren giocoforza non potrà fare il ruolo della primadonna, dovendo pagare ben 100 milioni di dollari di multa, perdendo probabilmente diversi sponsor, nonché i contributi della FIA per la posizione in classifica Costruttori (dove è ultima d’ufficio). Con la Renault che ancora non si sa come risalirà, e con BMW e Williams, che sono ancora due gradini sotto il 2008 pare tutto in discesa per la Ferrari: allora forse vederemo il vero valore di Lewis Hamilton.

Published in: on mercoledì, 24 ottobre 2007 at 17.39  Lascia un commento  

Gli italici patemi sportivi, III

Speravo tanto in Luna Rossa, e invece la barca italiana ha subito una sonora sconfitta da parte di quel Team New Zealand che già la batté nel 2003, nella finale di Coppa America. Un punteggio severo, che non mostra quel che di buono il team di Punta Ala aveva fatto vedere. Pazienza, e speriamo che Alinghi si riconfermi campione, un po’ perché è in parte italiana, un po’ perché così si potranno continuare a vedere le regate ad orari umani.

Speravo tanto in un risveglio della Ferrari nella gara di Indianapolis, ed invece si è confermato quel gap prestazionale che è apparso quasi inaspettatamente nel Gran Premio di Montecarlo. Altra doppietta McLaren, e divario in classifica che quasi fa già dare l’appuntamento all’anno prossimo. Ah, quanto ci manca Schumacher…

Almeno possiamo rivalerci del fatto che Alonso non se la sta passando bene, con gli attriti dovuti ai sorprendenti risultati del suo giovane compagno di squadra, Lewis Hamilton. Attriti che, chissà, potrebbero portare in rosso il talento di Oviedo? Io non ci sputerei su: mi ricordo che anche l’arrivo di Schumacher in Ferrari nel 1996, coinciso con l’addio di un pilota benvoluto come Jean Alesi, non fu visto bene da tutti…

E infine speravo nel passaggio di turno della nostra Nazionale Under 21 agli Europei che si stanno svolgendo in Olanda e Belgio. Invece, nonostante una convincente vittoria per 3-1 contro la Repubblica Ceca, a causa di una brutta partenza e di mancanza di vena realizzativa soprattutto contro la Serbia all’esordio, arriviamo terzi nel girone e possiamo giusto sperare in una qualificazione in extremis alle Olimpiadi di Pechino battendo il Portogallo nella sfida di giovedì.

Che dire, per lo sport italiano gli ultimi giorni buttano un po’ male, ed oggi ha un bilancio piuttosto negativo. Certo, niente di drammatico: siamo pur sempre i Campioni del Mondo, no? 😉

Qualche nota positiva per gli Italiani comunque c’è, ed arriva dalla Spagna: per gli estimatori di Fabio Capello e di Fabio Cannavaro, il Real Madrid si è aggiudicato lo scudetto dopo un sofferto testa a testa con il Barcellona (dove milita Gianluca Zambrotta, oggi in gol), al temine di un campionato travagliato per i “Galacticos” che parevano in crisi fino a metà stagione. Infine, sempre dalla partita Real Madrid-Maiorca, è uscito un altro verdetto: a causa della sostituzione di Ruud Van Nistelrooy, Francesco Totti è Scarpa d’oro 2007. Il capitano giallorosso succede a Luca Toni nel prestigioso premio europeo, ad ennesimo coronamento di una carriera strepitosa (ma, purtroppo, non in Nazionale). Bravo Francesco, oggi più che mai Tottigo’!

Tra tutto questo, si può commentare come il Campionato 2006/’07 sia stato quello dei “grandi ritorni” di squadre dal glorioso passato nelle serie maggiori: il Napoli, il Genoa e la Juventus in serie A, e (risultato di oggi) il Pisa e l’Avellino in serie B. Bentornate tra le grandi. Nota stonata per la Juventus: dopo aver eletto un anno fa Marco Tardelli e Didier Deschams come gli uomini della rinascita bianconera, a fine stagione hanno perso l’allenatore francese e da poco pure il campione dell’82. Sono errori che si rischiano di pagare…

Published in: on domenica, 17 giugno 2007 at 23.49  Lascia un commento  

Di tutto un po’, VI

Ed ecco che riprende questa rubrica, che in realtà è un contenitore di tutte le piccole cose che vorrei dire e che non mi riempiono un articolo, o che forse sono talmente tante che è meglio dirle in breve che lasciarle trascurate del tutto.

Allora, piccolo accenno alla tornata elettorale delle amministrative. D’Alema (e Prodi oggi) ha affermato che se il governo si dovesse dimettere solo per una sconfitta alle amministrative allora anche Berlusconi l’avrebbe dovuto fare a suo tempo, e invece non l’ha fatto. Non fa una grinza. Invece fa pensare come abbia rimarcato, poco prima del voto, come la sinistra abbia da sempre presentato i migliori amministratori locali. Ma, alla luce dei risultati (a volte anche clamorosi) di queste ultime amministrative, questo non è affatto un’attenuante, anzi! Se è vero, come generalmente si ammette, che la sinistra è campione di gestione politica (anche se non sempre effettiva: vedi Napoli ed i suoi rifiuti) degli enti locali, allora questo risultato è ancora più influente e dovrebbe far riflettere profondamente, perché ciò vuol dire che si è dato un giudizio non agli amministratori locali ma a questo governo soffocante! La “spallata” non c’è stata? In un Paese con un voto così poco flessibile, la chiara vittoria del centrodestra è una sonora batosta per il centrosinistra, altro che balle.

E a proposito di amministrazioni locali, continua l’emergenza rifiuti in Campania. Mentre questi signori fanno il muso duro a difendere i loro “paradisi” (leggasi: discariche ora chiuse):

Rosetta Sproviero incatenata di fronte alla discarica di Parapoti

nei centri urbani della Campania accade questo:

Rifiuti bruciati nei centri urbani campani (Olympia)

Impressionante? Beh, non posso far a meno di notare una certa dicotomia d’intenti da parte della popolazione locale nel cercare di risolvere la questione. Se invece di stare a sentire capopopoli come Don Vitaliano e la “pasionaria” Rosetta Sproviero (che almeno non si è macchiata delle nefandezze della Ibárruri) ascoltassimo chi della questione se ne intende, forse non si arriverebbe alla patetica soluzione del mandare i rifiuti in Romania, pagando fior di quattrini. Eh sì, pensiamo globale. Sperando che nessun ambientalista si metta sui binari del “treno dei rifiuti”.

Notizia di oggi è che pare che sia cosa fatta l’accordo sull’aumento agli impiegati statali. Avranno un aumento di 101 euro al mese: grande soddisfazione dei sindacati, che hanno così ottenuto un aumento ben superiore all’inflazione (e a quello della controparte privata, si capisce). Nel frattempo appare sempre più grave la piaga dell’assenteismo nel pubblico impiego, ulteriormente foraggiato da questo cospicuo aumento (magari lo dessero anche a me…): magari qualcuno pensa di risolvere così la questione? O forse non è che Prodi e compagnia cerchino di porre una pezza alla batosta elettorale di cui sopra? Nel frattempo, al Ministero della Difesa l’assenteismo interessa quasi un terzo dei dipendenti: ma ultimamente non si stava parlando degli sprechi della politica?

Spostiamoci un po’ all’estero, precisamente in Venezuela: è notizia recente la chiusura di Radio Caracas Television, l’unica rete a diffusione nazionale critica alle politiche del presidente Hugo Chavez. Il leader del Paese sudamericano si è legato al dito l’appoggio che la rete diede ai golpisti che cercarono di toglierlo dal potere nel 2002, ed ora ha voluto assumere il diretto controllo dell’emittenza. Piccoli dittatori crescono. Ma col petrolio.

Terminiamo con un po’ di sport: si conclude il campionato e così anche l’avventura in serie A del Chievo. E’ stata una squadra che ha ben giocato ed ha divertito, sino ad arrivare a livelli inaspettati (come il posto in Champion’s League, anche se assegnato a tavolino dopo le penalizzazioni di Juventus e Fiorentina) e tutto con pochi soldi: spero di rivedere presto questa squadra nella massima serie. Sempre in ambito calcistico, vorrei far notare lo sfogo di Gattuso sulle polemiche milanesi di fine campionato: come dar torto al Ringhio nazionale? A proposito di Nazionale, spero che Nesta ci ripensi e non la lasci.

Passiamo ora alla Formula 1, e non per ricordare la penosa prestazione ferrarista al Gran Premio del Principato di Monaco (quando non ci si mette l’affidabilità ci si mette Raikkonen a sfondare la macchina! E la squadra a non tenere il passo con le McLaren), ma per ricordare che 25 anni fa si è spento uno dei più amati – purtroppo per poco tempo – campioni dell’automobilismo mondiale:

Gilles Villeneuve al GP d’Italia del 1981

Gilles Villeneuve morì a Zolder, durante le prove del Gran Premio del Belgio, l’8 maggio 1981. Indimenticabili le sue imprese: capace di percorrere un giro ad alta velocità su tre ruote (a Zandvoort nel 1981), di concludere una gara con una macchina disastrosa tenendosi per tutto il tempo quattro accaniti avversari alle spalle (a Jarama nel 1981), di andare 11 secondi (undici!) più veloce del campione del mondo Jody Scheckter sul bagnato di Watkins Glen nel 1979, ma soprattutto di fare queste cose (a Digione nel 1979):

Durante l’ultimo improbabile tentativo di sorpasso di Villeneuve, il commentatore non può far altro che esclamare: “Incredible!” Ora, dico, come si poteva non amare un pilota così? Addio, Gilles.

Published in: on martedì, 29 maggio 2007 at 15.37  Lascia un commento  

Gli italici patemi sportivi, II

varphi.gifE alé! Il Milan si aggiudica la sua settima Champion’s League, battendo il Liverpool per 2-1 in una sofferta gara ad Atene. Una partita a dire il vero bruttina, dove i rossoneri hanno saputo capitalizzare quanto di buono c’è nella squadra e soprattutto un Pippo Inzaghi in gran forma (c’è da dire che il primo gol è abbastanza fortuito), meno marcato del solito perché buona parte delle preoccupazioni del Liverpool sono su Kakà e Seedorf (e a ragione, ma questo non ha impedito al brasiliano con cittadinanza italiana di fare l’assist per il secondo gol). Bravi rossoneri! La beffa di Instanbul è vendicata!

E soprattutto c’è un’altra cosa “vendicata”: c’è la vendetta su quel comitato Uefa che il Milan l’ha ammesso turandosi il naso, ma la squadra ha dimostrato poi sul campo di meritarsi la coppa, a suon di vittorie e di gol (10 di Kakà, capocannoniere), crescendo di spessore e di forza sino all’abbattimento del Manchester a San Siro. La finale sofferta pare ricordare quella dello scorso 9 luglio a Berlino, quando un’Italia che aveva vinto e convinto aldilà delle polemiche di “Calciopoli” affronta e batte la Francia in una partita durissima. Le finali possono essere tutte così, finché si vincono!

Ed in ultimo, c’è la soddisfazione del ricordare il 2007 come l’anno della rivincita del Milan, e non più come quello dello scudetto dell’Inter. Uno scudetto, dopo quello vinto al telefonino – scusate, a tavolino – del 2005/’06, vinto sul campo ma solo dopo aver abbattuto le avversarie prima ancora del fischio d’inizio del campionato. L’Inter è una squadra piena di campioni e di potenzialità che mai ha convinto: che fosse un fatto psicologico si è visto quest’anno, certo l’innesto di Ibraimovich ha aiutato ulteriormente, ma si è sempre dimostrato uno squadrone. Ma alla fine la Roma ha dimostrato che l’Inter non faceva più paura, può essere battuta ed anche sonoramente in una competizione forse con poco significato (ma ricordiamoci che l’Inter in Champion’s League non è andata oltre gli ottavi di finale), ma con grande significato per il risultato dell’andata.

E alla fine è arrivato il Milan a dimostrare che l’Inter non è la sola capace di vincere, ed anzi mentre i nerazzurri hanno avuto subito la strada in discesa (che comunque non hanno completato del tutto) il Milan ha vinto sfidando tutte le difficoltà in più che si sono aggiunte, da un campionato in salita alla ricerca di un posto per l’anno prossimo nel massimo torneo europeo, ai preliminari di coppa, alla sfiducia dei vertici Uefa, ad un mercato estivo ridotto all’osso e riparato in parte a gennaio. Bravo ancora Milan, per lo spirito italiano che si è reincarnato in te dopo i Mondiali! Magari, se l’Inter avesse avuto qualche italiano in più…

E invece è italianissimo Paolo Maldini che alza al cielo la sua quinta Coppa dei Campioni, dopo quelle del 1989, 1990, 1994 e 2003:

Maldini alza la Coppa dei Campioni 2007

A parte questi discorsi sul Milan e sul nostro calcio in generale, vorrei portare l’attenzione su uno sport che sempre più sta prendendo piede in Italia (e sarebbe anche il caso, data la sua conformazione): è la vela, la bellissima attività (purtroppo non economica) che sta vivendo momenti di intensa partecipazione grazie all’eccellente prestazione di Luna Rossa nella trentaduesima edizione della Coppa America. La barca di Patrizio Bertelli ha eliminato in semifinale una delle grandi favorite, BMW Oracle, e non con una vittoria risicata ma con un sonoro e sorprendente 5-1.

Luna Rossa sulle acque di Valencia

La barca guidata da Francesco De Angelis, timonata da James Spithill e condotta da Torben Grael, ha ribaltato nettamente i pronostici che la davano perdente contro gli statunitensi, con cui avevano sempre perso nei confronti diretti precedenti. Invece in 6 regate Luna Rossa ha concesso agli americani solo mezzo “lato” di poppa, quello che poi è valso il punto per BMW Oracle, dimostrando una superiorità tattica e tecnica che si potrebbe definire schiacciante. Nessuno aveva previsto queste risorse da parte di Luna Rossa, ma siamo contenti che siano saltate fuori. Sarà che De Angelis le ha tenute ben nascoste?

E finalmente possiamo goderci queste belle lotte in mare non più ad orari impossibili, con regate in piena notte come durante le imprese de Il Moro di Venezia nel 1992 e di Luna Rossa stessa nel 2000, quando le sfide si svolgevano a San Diego o in Nuova Zelanda. Oppure con le gesta veliche di Giovanni Soldini nel 1999, in mezzo al Pacifico. Quest’anno le regate sono state tutte nel Mediterraneo, anche nella nostra Trapani, ed ora siamo a Valencia. Vi consiglio di guardare le regate, trasmesse su LA7, con commenti di gente molto esperta nel campo: anche se non ci sono più Cino Ricci e Mauro Pelaschier, istituzioni della vela italiana e skipper e timoniere di Azzurra, la prima barca italiana a cercare di conquistare la Coppa America nel 1983, e poi nel 1987, c’è ora Paul Cayard, già skipper de Il Moro di Venezia che conquistò la Louis Vuiitton Cup (e che perse contro Team New Zealand la finale della Coppa America), poi di Stars And Stripes nel 1995 (perdendo in finale ancora contro Team New Zealand), ed ancora di AmericaOne, che venne sconfitta nel 2000 nella finale della Louis Vuitton Cup proprio da Luna Rossa. Sono gente molto esperta ed anche simpatica.

Nel 2000 c’era solo Luna Rossa a rappresentare l’Italia in Coppa America, ma nel 2003 c’era anche Mascalzone Latino, e quest’anno si è aggiunta +39, senza menzionare Shosholoza che, pur battendo bandiera sudafricana, è un team per metà italiano. Forza ragazzi ché siamo sempre di più! Ma ora… Forza Luna Rossa e fatti valere sui neozelandesi (sempre loro!) che ti batterono sette anni fa!

P.S.: presto inserirò le foto.

Aggiornamento 29/5/2007: foto inserite.

Published in: on giovedì, 24 maggio 2007 at 0.10  Comments (1)  

Di tutto un po’, V

Un altro “Di tutto un po’”? Ebbene sì, è quanto mai adatto perché domani parto con la mia famiglia per Cogne. Sì, certo, ora viene la battuta facile… 😉 Ma Cogne è un paesello che conosco da due decenni e bisogna dire che è veramente un gioiellino. Magari al ritorno posto qualche foto.

Comunque, inizio riprendendo il discorso di ieri: si è appresa oggi la notizia che a Welby non verrà concesso il funerale religioso. Mia modesta opinione: hanno fatto male. Ormai a qualunque suicida non si nega un rito religioso, in virtù proprio del presupposto dolore che ha spinto una persona a togliersi la vita. Welby non era certo differente sotto questo punto di vista. E’ comunque chiaro che la curia ha voluto timore che la cosa prendesse piede, ma lo trovo retrogrado in ogni caso.

In questi ultimi giorni è stata evidenziata dalle cronache locali (e pettegole, c’è da dire) il caso di un professore (tra)vestito da donna, in classe durante le lezioni. A me personalmente avrebbe fatto senso, e avrei fatto richiamare il docente all’ordine. Ma prima che esprimessi un’opinione, sentendo la notizia al telegiornale mio padre è sbottato: “Embé?! Ma di che si stupiscono? Non sta accadendo lo stesso in Parlamento?!” Cristallino. (Naturalmente con tutte le distinzioni dei casi: tal professore risulta essere sostanzialmente un esibizionista più che un vero “transgender”.)

L’Inter continua a vincere e stavolta anche a convincere: sono 10 vittorie di fila. Mai accaduto nell’era Moratti. Bella forza, qualcuno dirà: sono tranquilli, non c’è la Juve. Il Milan ha fatto una campagna acquisti tipo Albinoleffe, mentre Fiorentina, Palermo e Roma non hanno lo spessore di una squadra da vertice assoluto (e la prima ha pure un bel -15 in classifica). Sembra proprio l’anno dell’Inter, anche se otto mesi fa niente avrebbe fatto pensare ad un cambiamento così drastico.
Com’è accaduto? Sembra troppo improvviso, compreso quello scudetto a tavolino cucito sulla maglia. Chi l’ha deciso quello scudetto? Che domande, Guido Rossi! Attuale presidente della FIGC, e guarda caso ex dirigente dell’Inter. Già, ma perché l’avvicendamento? Per via di Calciopoli. E com’è cominciato il tutto? Con le intercettazioni della Telecom. E chi c’è al capo della Telecom? Tronchetti Provera, vicepresidente dell’Inter!
Già, ma qualcuno potrebbe obiettare: la teoria del complotto non regge perché non era mica sicuro che Rossi finisse presidente della Federcalcio. Infatti: ci vuole qualcuno che ce lo metta, tipo un ministro dello sport accondiscendente e politicamente vicino. Mica si poteva fare con un governo Berlusconi, ma scherziamo! Ed infatti quand’è iniziato tutto? Intorno a maggio, con il nuovo governo di centrosinistra fresco di formazione. Aggiungiamoci che alla Fiorentina hanno condonato soli 4 dei 19 punti di penalizzazione mentre al Milan neanche uno, ed ecco che il cerchio si chiude.
Fantacalcio? Certo, senza dubbio. Ma io non faccio altro che 1+1+1+1, che magari non fa proprio 4 perché non stiamo facendo matematica, ma a mio avviso un qualcosa di verosimile c’è. La cosa più triste è che anche senza Juventus gli arbitri perseverano a sbagliare (anche clamorosamente), si continua a parlare di complotti ed ora c’è chi dice che siano i nerazzurri i nuovi “protetti” dai poteri forti del calcio.
Mah, almeno ci abbiamo guadagnato un Mondiale 😉

Avrei voluto dire qualcosa riguardo all’operazione di Berlusconi e agli incoraggiamenti di Prodi agli Italiani, o meglio avrei voluto disegnarlo, ma il tempo mi è sfuggito via. Quindi ci risentiamo tra qualche giorno e… Buon Natale! 😀

Published in: on sabato, 23 dicembre 2006 at 1.40  Comments (2)  

Di tutto un po’, IV

Uh, che bello! Sta arrivando il Natale! Siamo tutti più buoni! Ehi, ma… perché più buoni? E “Natale” che vuol dire, chi è nato?
Quando ero piccolo mi ricordo che era comune dire in giro ai piccoli che sì, i regali erano belli, ma bisognava ricordarsi che il 25 dicembre era nato il Bambin Gesù. In una scuola di Bolzano, però, pare che se lo siano dimenticati, o almeno vogliono farlo dimenticare. L’idea di proibire i canti natalizi che facciano riferimento a Gesù per non offendere i non cristiani è così assurdo che mi vien difficile da commentare: nella festa che celebra la nascità di Gesù non si deve parlare di Gesù.
In base a cosa non è noto: non mi risulta che, a parte quel paranoide di Adel Smith, qualcuno si sia mai sentito offeso dai canti natalizi. Ma secondo alcuni ben pensanti altoatesini (e magari anche di altrove) pare che sia meglio offendere con certezza i cristiani piuttosto che avere una qualche presunta probabilità di offendere i musulmani.
E allora che facciamo? Liberati da canti come Adeste fideles (addirittura in latino, la lingua dei crociati, orrore!) ed ammaliati da musiche arabe, dopo aver dimenticato Ognissanti per la più allegra Festa del Dolcetto o Scherzetto, trasformeremo il Natale nella Festa dei Panettoni, la Pasqua nella Festa delle Uova di Cioccolato, l’Epifania nella Festa dei Dolcetti nelle Calze e Ferragosto nella Festa del Gelato sotto il sole. Un Bel Paese di cioccolatai. Offesi?

Passiamo ad argomenti più fumosi (o forse altrettanto, visto che a quanto pare in quella scuola di Bolzano paiono tutti ritrattare): i fischi a Prodi e compagnia bella. Tutta una claque, si dice. Sircana (lo scendiletto di Prodi) sa già che dovunque andranno ci sarà sempre un drappello di teppistelli organizzati che si divertiranno a fischiare il Premier ed i suoi ministri. Mica come le “spontanee e democratiche sollevazioni di piazza” che c’erano durante il governo Berlusconi. D’altronde, Sircana di fischi non ne sente (qualcuno gli dica di andare da un otorino, ha dei problemi con le alte frequenze).
Il Paese, comunque, dicono, si renderà conto della bontà della Finanziaria 2007. La manifestazione del 2 dicembre scorso per Fassino non era significativa, c’erano solo 250 mila persone in piazza, quando nel 2003 il centrosinistra ne ha portate a manifestare ben 3 milioni. Per favore, qualcuno gli dica che ha dimenticato uno zero. Qualcuno gli dica che secondo la Questura nel 2003 in confronto c’erano 800 mila persone. Qualcuno gli dica che tutto questo è accaduto e continua ad accadere senza l’aiuto dei sindacati, loro sì perfetti organizzatori di claque partigiane.
Ma forse qualcuno gliel’ha già detto, ed infatti pare che il buon Piero stia prendendo le distanze dai metodi di Prodi. Sarà che non ha voglia di prendersi responsabilità di una Finanziaria che leverà la pelle dalle mani degli Italiani. E così pure D’Alema, Di Pietro, Fioroni ed altri che cominciano a preoccuparsi di un calo di sondaggi che ha poco del discutibile.

A proposito di sindacati, oggi a Napoli hanno sfilato contro… la camorra. Don Pasquale se la starà facendo sotto, che dite? Un sacco di gente non è andata al lavoro per esprimere il proprio dissenso alla criminalità organizzata, ma ho questa sensazione che in realtà Don Pasquale sapesse già, e che continui ad infischiarsene altamente. La Triplice però non si mette a protestare per una gestione rifiuti che scoppia e per una giunta che non sembra muovere un dito. Quelli rimangono sempre lì. Come Don Pasquale.

Navigando per Wikipedia, vengo informato che il delfino del Fiume Azzurro si è “funzionalmente estinto”. Nel 1986 erano stati stimati 300 esemplari in totale, nel 1990 circa 200, nel 1997 meno di 50, l’anno dopo contati appena 7 e nel 2004 neppure uno. Una piccola riprova che non è dall’Europa, non è dagli Stati Uniti che dobbiamo temere la più seria minaccia ambientale.

Un caro saluto d’addio a Clay Regazzoni. La Formula 1 perde un campione del passato.

Sta passando ora la pubblicità della 3 con Paris Hilton. Ha proprio una faccia da tr..a. Scusate la finezza ma dovevo proprio dirlo, perché non ne posso più di vederla in TV. Che impari a mettersi le mutande più spesso, lei e la sua amica Britney Spears.

Alla fine la Finanziaria 2007 è stata approvata: 162 voti favorevoli, 157 contrari. Le mummie a vita hanno votato sì (Pininfarina assente), De Gregorio no. Notizia di ieri è che è saltata fuori un comma che di fatto era un colpo di spugna per i reati fiscali degli enti amministrativi: la modificheranno entro il 2006. Ma io mi chiedo: lo sanno, almeno loro, che cosa stanno approvando?

Published in: on venerdì, 15 dicembre 2006 at 18.52  Lascia un commento  

Di tutto un po’, II

Delle genti che popolano l’Europa moderna, i Francesi sono di sicuro tra i più strani. Ricordare che il loro sistema di pronuncia dei numeri è alquanto singolare è come sparare sulla Croix-Rouge: per indicare “1997”, loro dicono “10 900 4 20 10 7”, che sembra più un numero di partita IVA più che un Anno del Signore. Non azzardatevi a chiedere un bacio ad una ragazza d’Oltralpe con “baise moi”, perché vi mollerà uno schiaffone: pur significando letteralmente “baciami”, viene comunemente inteso come “scopami”. Non presentate un vostro amico come “mon ami”, o rischiate che vi prendano come una coppia di fidanzati gay. Mi chiedo ora se “forza, colpiscimi!” non venga inteso come “forza, prendi un fucile a canne mozze e fammi saltare le cervella dopo avermi pestato con una spranga arrugginita!”
La cosa più ironica riguarda però il loro leggendario sciovinismo nazionalistico: sono tra i popoli più razzisti d’Europa (forse dopo gli slavi), per cui un originario della Guadalupe non può essere francese anche se il passaporto dice il contrario. Però se si tratta di tifare i bleus diventano tutti enfants de la Patrie, algerini, senegalesi, tunisini o guyanesi che siano, e si stracciano le vesti a difendere un gesto ingiustificabile come quello di Zidane.
Però i Campioni del Mondo siamo noi, e quattro volte loro. Tié!

Ieri mi sono pesato in farmacia: 99.8 kg, sono sceso sotto i 100. Secondo quel giuda del pesapersone dovrei perdere altri 10 chili. Beh, comunque sono soddisfatto. Ritengo di avere un buon corpo, cerco di non rovinarlo. Attività fisica quando posso, non fumo, non bevo: è un buon inizio. Mi manca solo da regolarmi un po’ col cibo, ma per quello è dura…

A quanto pare, Angelo Frammartino è stato ucciso da un suo coetaneo, che però l’aveva scambiato per ebreo. Sarà che l’ha visto andare in giro liberamente con quattro ragazze, chissà. In ogni caso, questo sviluppo della vicenda cambia molte cose e toglie valore a molto di ciò che ho scritto in proposito. Resta il fatto che la Palestina è una terra difficile, dove la fratellanza ed il rispetto tra i popoli sembrano essere parole da un altro mondo. Angelo era un ragazzo italiano, e la sua morte ha fatto scalpore; mi chiedo però quanti ragazzi ebrei siano caduti nel frattempo. Di loro è molto improbabile che avremo notizie.

In una radio su Internet ho scoperto questo gruppo, gli Sleepthief: un interessantissimo mix tra le sonorità degli Enigma e dei Secret Garden. Il loro album di esordio, The Dawnseeker, è di questo giugno: sarà un’impresa trovarlo in Italia. Molto belle le tracce Eurydice, Tenuous (di cui sono presenti i video nel sito), Sublunar e The Chauffer. Ma insomma, mi piace tutto. Dateci un’ascoltata, se gradite il genere.

A quanto pare sono in molti ad essere d’accordo a vedere l’Italia alla guida della missione Unifil in Libano: oltre ovviamente a Prodi e tutto il governo, abbiamo il Libano stesso ed Israele. Molta gente, pure troppa. Fa venire il sospetto che stiano scaricando una patata bollente, tanto bollente che un sacco di Paesi tentennano a mandare i propri soldati nella zona, Francia in primis nonostante il ruolo primario svolto finora. Parisi invece è pronto a mandare migliaia di uomini, ma forse si sta accorgendo (magari un po’ tardi) che c’è qualcosa che non va…

Oggi ho giocato a calcetto, in uno di quei campi in erba sintetica alta con fondo in gomma triturata. Mi piace molto giocare su quei manti, il problema è che i gommini s’infilano ovunque, e la cosa è ancora più grave per me che sono portiere. Mi finiscono anche nelle mutande, e lavandomi i denti me ne sono trovato uno anche in bocca. Bleah.
Vabbé, questa me la potevo risparmiare. Però giochiamo a calcetto tutti quanti!

Published in: on martedì, 22 agosto 2006 at 23.59  Comments (1)