Libertà di pestaggio

Forse sarò che sono stato cresciuto in maniera troppo buona, ma ci sono delle cose che effettivamente mi lasciano sbigottito. Un altro, milionesimo parere sull’aggressione a Berlusconi? Ebbene sì, ma vorrei affrontare la cosa in maniera un po’ diversa. Anche perché l’eco ha fatto il giro del mondo, e tante parole sono già state dette. I telegiornali, oggi, non hanno parlato praticamente d’altro.

Non mi soffermerò tanto su Berlusconi, che non è mai stato al top delle mie preferenze politiche ma a cui auguro sentitamente una pronta guarigione. So che si rimetterà, che forse ne uscirà un po’ cambiato ma non basterà a fargli esaurire la spinta che ha sempre messo nella sua azione. Non dirò molto su Di Pietro, che non ha fatto altro che rimarcare il marciume della pasta di cui è fatto, e neppure sulla Bindi che, forse ancora col dente avvelenato verso il premier che l’aveva definita “più bella che intelligente”, ha dato clamorosa prova che Berlusconi non aveva poi tanto torto. Basteranno i loro stessi alleati politici a farli zittire.

Quello che vorrei sottolineare è l’impatto che una cosa del genere può avere sulla vita quotidiana. Mi è stato insegnato che la vita umana è sacra, e che augurare la morte di una persona è pessima e riprovevole cosa anche se si tratta di uno scherzo, ed è giusto incommentabile in un accesso di rabbia, cui però è necessario fare ammenda. Ma qui nessuno è arrabbiato. Io vedo tanti commenti di gente che, con la mente fredda e lucida del giorno dopo, mi induce a pensare: ma se ne rendono conto, di quel che dicono? Penso che un giorno le stesse cose potrebbero dirle di me, ed allora dovrò pregare di non avere tanti avversari come Berlusconi o dovrò stare perennemente sul chi vive.

Non si tratta di quei frustrati che, su Facebook, hanno riempito i gruppi di fan di Tartaglia, inneggiando contro il premier ed istigando all’emulazione. Si sa che Internet, col suo anonimato o presunto tale, toglie le inibizioni che normalmente avremmo nella vita quotidiana, perché in sostanza ci si sente impuniti. No, purtroppo quello di cui parlo è ben più grave, proprio perché viene nella vita quotidiana.

Parlo di coloro che, sorridendo, il giorno dopo lasciano commenti del tipo: “Se fosse morto ero pronto a scendere a festeggiare!” Gente normalissima, che siede accanto a te in ufficio, con cui prendi un caffé al bar e discuti dell’ultima gara di Valentino Rossi.

Parlo di quelli che sono subito sbottati in un: “Ben gli sta!” Di quelli che hanno pensato che, in fondo, Berlusconi se la sia cercata perché è sempre sopra le righe.

Parlo di quelli che no, non farebbero mai una cosa del genere, ed io gli credo pure, ma sotto sotto la “bravata” di quel Tartaglia li ha fatti sorridere e magari hanno pensato che era l’ora che qualcuno gli facesse capire che non è d’accordo con lui.

Parlo di quelli la cui unica preoccupazione, ora, è che la televisione non parlerà d’altro e che quello squilibrato di Tartaglia di Berlusconi ne ha fatto un martire.

Ditemi voi se non avete incontrato almeno uno che la mettesse in questi termini. Io abito in Toscana, ed è più difficile trovare uno che non l’abbia fatto. A parole siamo tutti bravi a condannare, a dire “no” alla violenza, addirittura a chiamarci “pacifisti”. Ma nei fatti, e nell’anima, quanto possiamo esserlo? Perché la gente su menzionata non rappresenta un paio di casi isolati: è una grossa moltitudine che vive tra noi, parla con noi, lavora con noi, ci manda gli auguri di Natale, gente che normalmente definiremmo irreprensibile. Ma è quella gente che trova normale, in una conversazione anche tra sconosciuti, insultare liberamente Berlusconi e dirne contro anche se non si ha la più pallida idea di cosa voti l’altro. Non so voi, ma io non mi sognerei mai di criticare liberamente un qualsiasi esponente politico di fronte ad una persona che conosco appena: è una questione di rispetto, perché se per caso l’interlocutore quella persona la vota e l’appoggia non farei che metterla in imbarazzo. Con Berlusconi, caso strano, questo non sembra valere

Tuttavia, in tanti sono convinti che la colpa, in fondo, sia di Berlusconi. Mi dispiace, ma mi oppongo con tutte le forze ad un concetto del genere. Non voglio, non posso accettare che Berlusconi, o un qualsiasi rappresentante politico, possa in qualche modo spingermi a comportarmi nei modi di “tutti i giorni” che ho su citato. Sono una persona adulta, matura, consapevole dei miei mezzi e delle mie opinioni, dotata del raziocinio che sopprime le mie escandescenze e sostiene le mie ragioni. Per cui, non riconosco a Berlusconi colpa alcuna di quello che è accaduto e trovo indice di mancanza di responsabilità fare diversamente. Io, quel che penso, lo penso perché è frutto della mia mente e del mio raziocinio. E chiunque abbia una concezione simile di se stessi non potrà che essere d’accordo; per tutti gli altri, provo profonda pena.

Sembrerà la frase di un prete, ma mi è stato detto che anche se non si commette un’azione riprovevole, il solo essere solidali con chi l’ha commessa è equivalente ad averla fatta a propria volta. In poche parole, è ipocrisia. Forse non è necessario arrivare a dire tanto, ma certo è superficialità, è noncuranza, è fregarsene del fatto che, prima o poi, uno che la fa sul serio grossa arriverà, e noi non avremo fatto nulla per impedirgli di covare un tale proposito. Massimo Tartaglia non è “figlio” delle esternazioni di Di Pietro: Di Pietro è solo l’ultimo capopopolo che agita le folle col megafono per far apparire più grandi i suoi concetti.

Massimo Tartaglia è nostro figlio, nostro fratello e nostro padre. Ci è cresciuto accanto, lui che, poveretto, è in cura psichiatrica da dieci anni. Io però non sono sicuro che la prossima volta un aggressore possa essere altrettanto instabile. La colpa di Tartaglia, immaginari lettori, parte da se stessi, dai propri conoscenti, dai propri colleghi di lavoro, dai propri amici e parenti, per quanto secchi ammetterlo. Ciò che è successo ieri per me fa parte dello stesso treno di sentimenti che parte dal proprio quotidiano e che ancora una volta è deragliato, ma che trova tante persone pronte a rimetterlo sui binari.

Perché la prima volta fu un treppiede, un bernoccolo e qualche graffio. Questa volta una statuetta, due denti ed un naso rotto, un labbro lacerato e 48 ore di osservazione ospedaliera. Facciamo in modo che la prossima volta non ci scappi il morto, per favore.

Published in: on lunedì, 14 dicembre 2009 at 21.48  Comments (3)  
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Baraonda energetica, IV: il nucleare, prima parte

Solare ed eolico sono forme di energia sfruttate in maniera varia sin dall’antichità: dovunque ci fosse un mulino a vento, uno specchio ustore, o anche solo una vela. Bruciare olio o carbone è una pratica anche più antica. Da sempre si sfrutta il moto dei fiumi, ed anche il calore dal sottosuolo (con le terme). Ora i metodi sono più moderni, ma i concetti e le fonti sono sempre gli stessi. C’è solo una fonte che viene sfruttata da molto di recente, e precisamente dal 2 dicembre 1942: l’energia nucleare.

La centrale nucleare di Three Mile Island

Quel giorno, il fisico italiano Enrico Fermi in un laboratorio a Chicago diede inizio alla prima reazione nucleare a catena autosostenuta e controllata. Da allora, l’energia nucleare ha avuto due utilizzi: il primo, più triste, è quello bellico, ma di questo non parlerò, o almeno non nel dettaglio; il secondo è quello della produzione di elettricità. Da quel giorno del 1942, il nucleare cosiddetto “civile” è arrivato a produrre il 16% dell’energia elettrica mondiale, con punte del 30% di Paesi come Giappone e Germania, e di ben il 78% della Francia.

Eppure in Italia non abbiamo alcun reattore nucleare ad aiutarci nel nostro bilancio energetico: sono stati tutti spenti agli inizi degli anni ’90, in seguito alle decisioni del referendum del 1987. E dopo anni di status antinuclearista, la cosa ci è sempre parsa normale. Invece normale non lo è affatto, ed anzi la nostra situazione si avvicina di più ad un’anomalia che alla regola. Del resto, nel 1966 l’Italia era il terzo produttore mondiale di energia elettrica dal nucleare, dopo Stati Uniti e Gran Bretagna.

E allora perché siamo arrivati a privarci dell’energia nucleare? Perché Berlusconi vuole riportarlo? Perché il G8 ha prospettato la costruzione di ben mille centrali nucleari nel mondo nei prossimi decenni? Cosa sta succedendo alla centrale nucleare francese di Triscatin? Cos’è successo a Scanzano Jonico? E le scorie, quante sono e dove le mettiamo? A queste ed altre domande vorrei cercare di rispondere, nel tentativo di dare un quadro chiaro dell’argomento. Non si tratta di una questione facile da analizzare, perché nel tempo è stata soggetta ad una tale miriade di analisi che è facile perdercisi. Anche a livello politico la cosa non è semplice e rischia di sfociare in sterili polemiche.

Il funzionamento di una centrale nucleare ha quasi del fantascientifico: si tratta di spaccare i legami stessi della materia per ricavarne l’energia, tramite il procedimento di fissione atomica. Utilizzando materiali particolarmente adatti allo scopo (uranio, plutonio, torio) è possibile ricavare una quantità ingentissima di energia: la fissione di un grammo di uranio-235 (U235 o 235U, cioè uranio con 143 neutroni) produce 68 GJ (gigajoule) di energia, ben 1.62 milioni di volte più della combusione del petrolio. Sebbene l’uranio estratto naturalmente contiene solo lo 0.7% di 235U (ed il resto è 238U, non adatto all’uso nei reattori), e quindi tale valore scende a circa 11300 volte, si capisce comunque quanta più energia è possibile ricavare struttando la struttura stessa della materia…

Centrale di tipo PWR (da Wikipedia)

Centrale di tipo PWR (da Wikipedia)

La fissione nucleare avviene attraverso il bombardamento con neutroni degli atomi di 235U, che si spaccano in atomi di altri elementi, rilasciando energia ed altri neutroni in grado di spaccare altri atomi di uranio. L’energia rilasciata riscalda l’acqua (o altro fluido) all’interno del nocciolo, che può essere usata direttamente per alimentare una turbina (nei reattori BWR) o passando da uno scambiatore (reattori PWR). L’acqua, dopo essere passata come vapore nella turbina, viene raffreddata nelle “torri di raffreddamento”, quegli immensi coni ricurvi che sono un po’ il simbolo delle centrali nucleari, ma che invece sono comunemente usati anche nelle centrali termoelettriche (e rilasciano solo vapor acqueo, non gas inquinanti). Questo è il funzionamento di base dei reattori nucleari più comuni, ma in realtà esistono tantissime tipologie di reattori, molti dei quali ancora in studio e sviluppo (i cosiddetti reattori di IV generazione).

Questa è solo la prima parte di quanto vorrei scrivere sul nucleare. L’argomento è vasto e complesso, e merita attenzione, in virtù anche del probabile prossimo ritorno al nucleare dell’Italia. Questi sono i precedenti articoli che ho scritto riguardo la questione energetica:

… Avanti l’altro!

E così ha vinto Berlusconi. Per la terza volta, ma mai con questo margine di vantaggio. Noi Italiani siamo proprio incorreggibili, eh? Quasi la metà di noi ha votato quello che l’altra metà considera un mafioso, un corruttore, un colluso, un dittatore, uno sbruffone per essere eufemistici. E pesta i piedi, sputa sangue misto a bile, annuncia propositi di lasciare il Paese e si consola con la stampa estera che ci dipinge come degli incapaci.

Beh, non proprio tutti quelli che non hanno votato Berlusconi, però sono in tanti che si comportano così. Nel forum più popolato d’Italia (circa 250 mila utenti) era stato posto di recente un sondaggio, cui ha risposto ovviamente solo una piccola parte, dato che il sito parla di tecnologia: la domanda riguardava quello che si pensa di chi ha idee politiche opposte alle proprie. Ebbene, tra quelli che si sono dichiarati di sinistra, il 53% ha dichiarato di pensare “che uno di destra sia inferiore intellettualmente e moralmente” (contro il 22% della parte opposta). Ovviamente quel forum non è un campione statisticamente significativo (basti pensare che tra gli utenti il partito più in voga è l’Italia dei Valori, con più del 44% delle preferenze), ma a mio avviso rende abbastanza conto di come sia diffuso questo atteggiamento a sinistra.

A questo punto, mi viene da dire che finché si comporteranno così si possono scordare di diventare una forza di governo duratura e matura. Ragionare per facili stereotipi vuol dire rinunciare a capire il fenomeno politico italiano.

Passando ai risultati delle ultime politiche, posso dire di essere sorpreso. Ero già certo che l’attuale legge elettorale, al contrario di quanti paventavano che non avrebbe prodotto altro che governi instabili, si è invece ben comportata nel caso di una maggioranza abbastanza consistente. Devo anche dare atto a Veltroni ed al Partito Democratico di aver avviato un processo di rinnovamento del panorama politico italiano che ha davvero del rivoluzionario, prendendo una decisione radicale per liberarsi di tutti gli orpelli politici che hanno minato le basi del governo Prodi. Questa decisione ha comportato anche un’evoluzione del centrodestra, con la creazione del Popolo delle Libertà. Ma non mi aspettavo che i frutti di questo combiamento, cioè un deciso ed importante passo verso il bipolarismo quasi di stampo americano, si sarebbero manifestati così presto. Invece, già oggi possiamo parlare in sostanza di due gruppi politici in entrambe le camere del Parlamento, con le altre forze ridotte in briciole (l’UDC) o addirittura scomparse (comunisti ed ambientalisti)!

Clamoroso è come il Partito Democratico abbia “cannibalizzato” i voti dei comunisti assorbendoli come una spugna, con la questione del “voto utile” che in effetti agli elettori mai sarà parso così buttato con La Sinistra L’Arcobaleno (oltretutto un nome fiacco e forse un po’ infantile, privo dello storico simbolo della falce e martello), relegando la formazione di Bertinotti saldamente al di sotto della soglia di sbarramento sia alla Camera (il 4% su base nazionale) sia al Senato (l’8% su base regionale), per non parlare delle altre “pulci rosse” (Sinistra Critica e via dicendo). In effetti il vero artefice della débâcle comunista è stato proprio l’ex-comunista Veltroni, che forse fu profetico quando qualche tempo fa affermò candidamente: “Mai stato comunista”… Forse è davvero iniziata la Terza Repubblica?

C’è chi si strappa le vesti per questa sparizione della sinistra radicale dal panorama politico italiano. Io no. Anzi, sono ben felice della sparizione di quella parte politica che ritengo scioccamente populista, dannosamente provocatoria, stolidamente intransigente e dannatamente vetusta. Soprattutto sono immensamente felice per la sparizione dal panorama politico italiano dei Verdi, gente cui troppo spesso si dà retta prima di fare qualsiasi cosa, e che inevitabilmente poi non si fa più, a meno che non si tratti di imporre nuovi divieti e decimare i limiti legali.

Qualcuno già s’impegna per una tentata ricostituzione di una formazione comunista. Già si vedono i vari Ferrando e compagnia (nel senso di “kompagni”) bella cercare di riabbracciarsi dopo essersi fatti male sino all’estremo. Mi viene in mente una battuta tratta dal divertentissimo film Operazione Sottoveste, diretto nel 1959 da Blake Edwards:

“Non voglio negare che abbiamo subito alcuni piccoli danni, ma…”
“Piccoli danni? Ma è così duro a convincersi, vi hanno affondati!”

Mi dispiace solo per Bertinotti, persona che ritengo onesta e civile.

Per il resto, il Partito Democratico non si è affatto mal comportato, anzi. Però ha perso lo stesso. Tuttavia, la sconfitta era già preventivata, ed ora Veltroni potrà lavorare seriamente e senza troppi vincoli per vincere nel 2013 (quando, ironia della sorte, sarà già forse un po’ troppo vecchio… come se ora fosse un giovincello, poi). Ebbene sì, credo che la prossima legislatura durerà ancora cinque anni pieni.

Per analizzare invece il centrodestra, sono sinceramente curioso di vedere quello che sarà in grado di fare. Libero dal problema di Casini, Berlusconi ha ancora la Lega che gli è necessaria per raggiungere la maggioranza assoluta, ma col partito di Bossi nel quinquennio 2001-2006 ha sempre avuto pochi problemi. Questa volta, insomma, potrà muoversi forse meglio, anche se in effetti la rinnovata forza della Lega Nord sarà quasi certamente un freno all’indole “liberale” che Berlusconi ha sempre raccontato in campagna elettorale. Non credo, tuttavia, che il successo della Lega denoti una volontà di “protesta” da parte degli elettori, come spesso è stato etichettato, ma piuttosto come il semplice rifiuto di una coalizione che metteva insieme il “fascista” Fini col “mafioso” Berlusconi, epiteti in piccola parte diffusi anche nel panorama politico di destra, e che abbiano determinato una fuoriuscita di voti verso la Lega Nord.

Attendo con fiducia il futuro e… Agli annunciatori di sventura, dico: state tranquilli, siamo sopravvissuti sino al 2006, sopravviveremo fino al 2013. Parola di chi è sopravvissuto per due anni a Prodi!