“One small step…”

Sicuramente l’avrete sentito, negli ultimi giorni. Sono passati quarant’anni da quando quel grosso pezzo di roccia che orbita a 384 mila chilometri di media intorno alla Terra è stato raggiunto per la prima volta da un essere umano. Parlarne oggi forse può essere considerato banale e scontato, ma io credo che in primo luogo sia dovuto.

Non posso che a malapena apprezzare la grandezza di quell’avvenimento, dato che allora sarebbe mancato un bel po’ alla mia nascita; e tuttavia, a ripensarci, quella fu davvero un’impresa grandiosa, fatta col vero slancio umano verso il futuro, il progresso, la sfida al nuovo, allo sconosciuto ed all’avverso. Allora non esistevano i materiali di cui disponiamo oggi, non c’erano le tecniche e l’esperienza, ed i loro computer erano di gran lunga meno potenti di una calcolatrice che oggi si trova al supermercato, tanto che la “piattaforma” preferita per i calcoli era sempre la carta e la penna. Un risultato grandioso.

Ed in questi casi si preferisce non ricordare che tale impresa altro non fu che il frutto di un sinistro sforzo politico teso a mostrare la superiorità di una nazione sull’altra. Parimenti, spesso si tralascia il fatto che tante delle nostre scoperte scientifiche ed avanzamenti tecnologici sono il risultato collaterale di un rapporto conflittuale ad alto livello, che praticamente solo nel caso della Guerra Fredda non è sfociato in un effettivo bagno di sangue.

Non voglio stare a disquisire su eventuali benefici di una guerra. Mi rammarico solo che quella meravigliosa e sorprendente spinta verso ciò che è oltre il nostro limite, invece che inaugurare un percorso virtuoso, si è poi in fretta prosciugata una volta raggiunto l’obiettivo primario, lasciandoci press’a poco al livello del 1969: uomo sulla Luna, sonde su Marte (la prima è del 1971), e poco altro.

C’è chi pensa che, prima di pensare di investire nello spazio, si devono prima risolvere i problemi. Giusto.

Giusto?

Ma neanche per sogno! Anche se in effetti mi potrei limitare a liquidare la faccenda ricordando che prima di togliere fondi all’esplorazioni spaziali si dovrebbero eliminare tutte le migliaia di miliardi di veri sprechi, sperperi ed distruzioni che vengono perpetrate sull’orbe terracqueo, aggiungo che nonostante si riuscisse in una tale impresa (che reputo immensamente più difficile) i finanziamenti alla ricerca spaziale debbano comunque essere garantiti, se non proprio una priorità.

Una priorità non solo scientifica, si badi, ma anche sociale e culturale di quest’umanità che, così popolosa, e dalla mente e dal cuore così grande, dopo aver guardato le fiere correre veloci, i pesci nuotare agili, gli uccelli volare leggiadri, ora non può fare a meno di alzare ancora di più gli occhi al cielo e rimirare quanto sono belle le stelle.

È un istinto insito nell’Uomo. Qualcosa che, da animale debole e perdente, l’ha reso grande, forte e vincente più di qualsiasi creatura terrestre. (E da questo, si ricordi sempre, che “da un grande potere derivano grandi responsabilità”, secondo un adagio molto noto tra i lettori di fumetti americani.)

Non credo che la via delle stelle ci debba essere preclusa. Non credo di fare uno sgarbo a nessuno se un giorno l’Uomo colonizzasse la Luna, Marte, le stelle. Non credo in alcun impedimento morale o divino che ci restringa ad un solo pianeta. Prima volgeremo lo sguardo alle stelle, prima capiremo il mondo che ci circonda, ed anche noi stessi.

E allora muoviamoci. Abbiamo già quaranta anni di ritardo.

Published in: on lunedì, 20 luglio 2009 at 21.06  Comments (2)  
Tags: , ,